San Fantino il vecchio

Fantino1

Bisogna essere onesti: la conquista normanna della Calabria e la progressiva latinizzazione ha fatto cadere l’oblio su quanto sia stato importante l’influsso bizantino sulla storia e la cultura del Sud Italia. Perché, conviene ricordarlo, il Ducato di Calabria, nell’impero dei rhomanoi, svolgeva un ruolo tutt’altro che marginale: era importante dal punto di vista economico, basti pensare ai proventi della
produzione della seta, la cui tradizione perdurò sino all’inizio delle scorso secolo, tra il 1800 e 1860 tra Reggio Calabria e Villa San Giovanni si contavano un centinaio di filande con più di 1200 addetti, mentre a Catanzaro si contavano settemila setaioli e mille telai, culturale, basti pensare al Codex Purpureus Rossanensi e religioso, dato che era una delle culle del monachesimo orientale.

E può sembrare strano, ma tanti santi venerati con particolare devozione dalla chiesa ortodossa era calabresi. Il più antico di questi è San Fantino il vecchio, nato a Tauriana, città che inutile cercare sulla carta geografica, perché morta da più di mille anni.

Tauriana era l’estremo nord della chora di Rhegion, l’avamposto di confine con la vicina Metauros, la nostra Gioia Tauro; nell’età ellenistica fu conquistata dai Brettii e ai tempi della Seconda Guerra Punica si sottomise a Roma. Attorno al III-IV secolo la città divenne sede vescovile e uno dei centri principali della cosiddetta Turma delle Saline, la nostra piana di Gioia Tauro.Negli anni intorno al 590, Tauriana fu preda di scorrerie longobarde provenienti dal ducato di Benevento. A causa di ciò il vescovo della città si rifugiò a Messina ed i monaci si dispersero per la Sicilia). Anche nei secoli successivi si verificarono scorrerie saracene, in quanto la città era molto esposta essendo situata sul mare.

Le fonti storiche datano al 951 la distruzione di Tauriana. In quell’anno l’emiro di Palermo Abū l-Qāsim al-Hasan, per il mancato tributo dovutogli dai bizantini a cui apparteneva la parte estrema dell’Italia meridionale, spedì in Calabria agguerrite milizie decise ad occupare il territorio. L’emiro chiese aiuto al califfo d’Africa, che mandò prontamente un esercito di saraceni ed una numerosa armata, guidati da Farag Mohadded. Espugnata Reggio Calabria, le milizie percorsero tutto il versante meridionale della Calabria apportando ovunque devastazioni, saccheggi ed eccidi. Gli abitanti di Tauriana, saputo della venuta degli arabi , abbandonarono la città in quanto quest’ultima era poco difendibile poiché priva di mura difensive, scarsamente popolata ed ancora rovinata dalle precedenti incursioni.

La parte nobile della popolazione, con il clero ed il vescovo, trovarono riparo in Seminario (Seminara) mentre la restante parte dei taurianensi, non potendosi riparare in essa, trovarono scampo in Mamertium Oppidum (Oppido Mamertina), Calatrum (Galatro), Quinquefrondium (Cinquefrondi). Altri ancora, sulle rovine di Sappominulim, cominciarono ad edificare la città di Terranova, di San Martino e di Pedavoli. La parte dei taurianensi dedita ai traffici marittimi, trovandosi a disagio nei paesi interni, si stanziò vicino al mare ma nella parte alta della costiera, tra il monte Salinas ed il fiume Metaurus, cioè sopra la zona di Rovaglioso. In quale luogo vi era una contrada chiamata De Palmis, ed il villaggio che vi edificarono divenne col tempo l’attuale Palmi.

Tornando al nostro Fantino, nacque a Tauriana nel 294. Figlio di schiavi e quindi schiavo anch’egli, era al servizio di un latifondista romano di nome Balsamio dal quale veniva impiegato, nomen omen,  quale guardiano di cavalli (da cui il soprannome di cavallaro con il quale è conosciuto). Segretamente era un cristiano un uomo molto dedito alla preghiera e amico dei poveri pieno di misericordia nei loro confronti. Nel tempo della mietitura li aiutava facendo trebbiare i loro covoni di grano con i cavalli che accudiva, nottetempo però, affinché il suo padrone non si insospettisse.

L’azione di carità fu notata da gente malvagia che istigò Balsamio a sorvegliare Fantino. Il giovane fu scoperto una prima volta ma, grazie ad un prodigio, riuscì ad evitare l’ira del padrone. Una seconda volta, però, dovette fuggire per evitare di essere ucciso. Si diresse verso il fiume Metauro (oggi Petrace) ma la sua fuga fu interrotta dalle impetuose acque del corso d’acqua che riuscì ad attraversare grazie alla sua preghiera con la quale ottenne il prodigio di dividerlo. Balsamio vedendo il prodigio, chiese perdono a Fantino, riuscì anche lui ad attraversare il fiume e si convertì a Cristo.

Fantino morì il 24 luglio del 336, sempre a Tauriana e fu sepolto in una cisterna di epoca romana, che probabilmente alimentava un ninfeo della villa di Balsamio, la quale, diventò in tempi rapidi uno dei primi luoghi di culto cristiano e di pellegrinaggio della Calabria, tanto che nel 590, in una lettera di papa Gregorio Magno inviata al vescovo della diocesi di Tauriana Paolino, viene citata una chiesa ed un monastero maschile dedicati al santo.

Di grande importanza sulla figura del Santo è l’antico testo, il Bios, La vita e i miracoli del Santo e glorioso servo di Cristo, Fantino scritto in greco dal vescovo Pietro di Taureana nell’VIII secolo. Tra i miracoli narrati nel testo vi è quello della sua apparizione insieme alla Madonna, su uno scoglio immerso nel mare in località Pietrenere nei pressi di Taureana. Mentre si festeggiava la memoria del Santo, si videro arrivare delle navi saracene. L’esercito si preparava alla battaglia, molti si recarono sulla tomba del santo per invocare la sua protezione. Scoppiò una tempesta che fece naufragare le navi. I pochi saraceni che si salvarono, una volta arrestati, narrarono di aver visto sullo scoglio (chiamato poi Pietra delle Navi, oggi Scoglio dell’Isola), una donna vestita di porpora e un giovane con i capelli al vento e con in mano un tizzone fumigante che ad un cenno della donna lanciò a mare, facendo scoppiare la tempesta. La gente ha riconosciuto in quella donna la madre di Dio e nel giovane San Fantino.

Questi miracoli fecero crescere la fama del Santo: accanto alla sua tomba sorse un’importante basilica bizantina, ricostruita nel XI secolo da monaci basiliani e nel 1552 dal dal conte di Seminara Pietro Antonio Spinelli, feudatario di Palmi.a chiesa venne distrutta dal violento terremoto del 1783 e fu ricostruita nel 1857 dall’abate Pietro Militano. Nonostante gli scavi archeologici del 1952, che portarono al ritrovamento della cripta, la chiesa fu fatto chiusa e lasciata in stato di abbandono, finché negli anno Ottanta cominciò un’opera di recupero dell’edificio e del Santo, che per la comune eredità bizantina, è venerato anche a Venezia.

Nella Serenissima esiste infatti una chiesa, eretta nel IX secolo in nel Rinascimento mise mano anche il Sansovino posta davanti il teatro la Fenice, dedicata a San Fantin, che per un fraintendimento linguistico: da cavallaro fu nobilitato a cavaliere, per poi essere chiamato dai popolano scaletèri, pasticciere, trasformandosi così nel protettore dei forni della città…

3 pensieri su “San Fantino il vecchio

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