Cannibali nell’antica Grecia

 

“… mano mano che una società si evolve in una direzione non rozza e non aggressiva e non mascolina, diventa una possibile preda per una società rozza e aggressiva e masc-lina che le può arrivare addosso e farla a pezzi. Anche di questo ci sono infiniti esempi nella storia.”

“Tipo?”

.“Tipo, prendi i Minoici che vivevano a Creta. Non avevano neanche mura o fortezze, erano una società evoluta con una forte componente femminile. Avevano un senso estetico complesso, amavano l’architettura e la pittura e la musica, i giardini, gli abiti, le danze. Poi sono arrivati dal mare gli Ioni che invece erano rozzi e aggressivi e mascolini, e hanno distrutto la civiltà minoica. Ma puoi scegliere qualunque altro punto della storia, se vuoi esempi…”

E’ un brano del romanzo Pura Vita di De Carlo, che racconta il viaggio in automobile di un padre e una figlia nel sud della Francia, che sintetizza la visione che l’uomo comune ha della civiltà minoica: visione meravigliosa, propagata da manuali scolastici e da guide, frutto del genio di Evans, persona splendida, sotto molti aspetti, pacifista, tollerante, antirazzista e femminista in una società che propugnava una visione del mondo opposta e che stava precipitando verso la Grande Guerra, ma purtroppo falsa

Evans, portando all’estremo che quello che fanno inconsciamente tutti gli archeologi e storici, ha proiettato nel passato sia i suoi paradigmi culturali, sia l’insoddisfazione del suo presente. Così ha ricreato una società minoica, simile a quella britannica della sua epoca, prospera, governata da delle élites illuminate, basata sul commercio e sul dominio dei mari, in cui però si incarnavano gli ideali su cui era basata la sua vita al rifiuto della guerra, alla gioia di vivere e l’amore per la bellezza, alla posizione emancipata della donna.

Quadro che però, anni di ricerche archeologiche, hanno sfumato e ricco di chiaroscuro. Ad esempio, cosa che avrebbe fatto inorridire Evans, la religione minoica prevedeva sia il sacrificio umano, sia il cannibalismo rituale.

Nel 1979 Jannis ed Efi Sakellarakis rinvennero ad Anemospilia, presso il monte Juktas 6,5 km a sud di Cnosso, i resti di un santuario distrutto da un terremoto. In particolare emerse lo scheletro di un giovane di età compresa fra i 17 ed i 19 anni, coricato su di un fianco e legato. Il contesto lasciava immaginare che fosse stato sacrificato, tagliandogli la gola, dissanguandolo e raccogliendone il sangue in un vaso rituale trovato nei pressi.

Sempre nel 1979 Peter Warren, docente di Archeologia classica a Bristol, scavando il crollo di una struttura nei pressi dell’antico palazzo di Minosse, rinvenne un ambiente seminterrato, che, di lì a poco, sarebbe stato ribattezzato “la Stanza delle ossa dei bambini”.

In questo ambiente, infatti, sepolto sotto gli strati del crollo, Warren si imbatté in un gran numero di ossa umane, appartenenti a giovani individui, inspiegabilmente miste a ossa di animali (nello specifico, bovini, ovini, suini e cani). Alcune ossa furono rinvenute anche all’interno di un pithos, insieme con gusci di lumaca e di altri molluschi commestibili. L’osteologo Louis Binford, esaminando il ritrovamento, notò che un certo numero di queste ossa recava tracce di taglio (lontane però dalle attaccature delle articolazioni), e che i segni lasciati dalla lama sulla superficie sembravano indicare un’operazione di grossolana rimozione della carne.

Dopo aver scartato le ipotesi di una risepoltura rituale e di un omicidio, Warren e Binford ritennero che l’unica spiegazione possibile fosse quella di un sacrificio umano (nello specifico, di bambini). Warren sapeva bene di non poter dimostrare una consumazione rituale di questa carne, ma la commistione di resti umani e animali gli lasciò immaginare che quelli che aveva rinvenuto nell’abitazione fossero i resti di un banchetto.

In anni più recenti, a Kydonia, la nostra Chania, nel complesso palaziale è stato ritrovato un cranio di ragazza insieme ad alcune ossa di animali databili al Tardo Minoico IIIB (1280 a.C.). Queste ossa, sono state rinvenute proprio nella corte centrale del palazzo, all’interno di alcune spaccature del pavimento. Nel 2012, gli archeologi hanno tolto lo strato di materiale carbonizzato risalente al Tardo Minoico IIIB, rinvenendo al di sotto di essa, sia ossa animali che ossa umane. A ovest sono state ritrovate ossa di capra, ovicaprini generici, maiali e bestiame da pascolo. Alcune di queste erano state schiacciate sotto il peso dei molteplici massi che le ricoprivano. Ad est, invece, sotto alcune pietre, poste di proposito da parte di qualcuno,è stato scoperto il cranio della giovane ragazza, di cui i due parietali e il frontale non sono stati rinvenuti in connessione anatomica. Insieme ad esso, è stata evidenziata la presenza dei crani di due capre e di quello di un maiale. Svolgendo un’analisi incentrata in modo particolare sul lato antropologico-scientifico, sono state esaminate le ossa umane: sia il cranio della ragazza che gli altri resti ossei sempre appartenenti allo stesso individuo, provando ad ipotizzare come fosse stato smembrato il corpo.

Il fatto che quest’ultimo sacrificio, seguito dal banchetto antropofago, sia avvenuto durante il periodo di integrazione culturale tra Creta e mondo elladico, ha fatto venire il sospetto che anche questa componente della religione minoica fosse stata adottata dai micenei.

E con il tempo, elementi a favore di questa tesi si stanno accumulando: dal contenuto della tavoletta Tn 316 ritrovata a Pilo, scritta forse a più mani e in tempi diversi, che parla di cerimonie religiose, compiute durante il cosiddetto “mese della navigazione”, tra marzo e aprile, in cui alle divinità sono offerti vasi d’oro e dieci vittime umane, otto donne e due uomini, alla consapevolezza di come i miti greci risalenti all’età del Bronzo, dalla Teogonia alle vicende degli Atridi e dei Labdacidi, basti pensare a Crono che divora i figli, al mito di Zagreo, divorato dai Titani per rinascere come Dioniso e le storie di Penteo, di Tantalo e di Tieste, in qualche modo connessi a quelli che potrebbero essere i principali centri di potere del mondo miceneo, la sede di quello che gli ittiti definivano Lugal degliti Ahhiyawa , Tebe e Micene.

Oppure le vicende di Licaone e dell’altare di Zeus Lykaios in Arcadia, dove secondo Platone, una setta si sarebbe riunita sul monte Liceo ogni otto anni per celebrare sacrifici durante i quali si mescolava un singolo pezzo di interiora umane a interiora animali e poi si distribuiva il tutto ai presenti: chi avesse mangiato il pezzo di carne umana si sarebbe trasformato in un lupo e avrebbe potuto recuperare la propria forma umana solo se non ne avesse più mangiata fino alla conclusione del successivo ciclo di otto anni. Ora, gli ultimi scavi risalenti al 2016, hanno portato alla luce uno scheletro e delle ossa animali carbonizzate riferibili al Tardo Elladico I – IIA (1500 a.C.) che sembra dare una base storica a tale leggenda.

Dato che questi riti di sangue, a differenza di altri aspetti della religione minoica, non sopravvivono al collasso dell’età del bronzo, è possibile che in qualche modo fossero legati all’esercizio della regalità, il che potrebbe essere confermato anche dai miti connessi a Ifigenea e Polissena: con la ristrutturazione centripeta della società greca, persero quindi ogni motivo di esistere e ragione d’essere.

3 pensieri su “Cannibali nell’antica Grecia

  1. Pingback: Lemuria, Parentalia e Feralia | ilcantooscuro

  2. Pingback: Tamburello e sciamanesimo | ilcantooscuro

  3. Pingback: I Lupercalia | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...