La Berretta del Prete

Ercole

Come già accennato, la zona dell’Appia antica adiacente al mausoleo di Gallieno è assai ricca di resti archeologici. Il primo che salta all’occhio è un’area porticata chiamata “Tempio di Ercole”. Il nome è dovuto alla testimonianza del poeta romano Marziale, secondo cui Domiziano dedicò al dio un santuario nei pressi dell’VIII miliario della Via Appia. Scavi recenti, però, hanno smentito tale attribuzione, permettendo agli archeologi di stabilire che le strutture esistenti sono in realtà relative a un emporio di epoca tardo-repubblicana. Da una corte quadrangolare con colonne di ordine tuscanico (probabilmente impiegata come luogo di sosta per viandanti), si accede a quindici ambienti con muri in opera reticolata disposti su tre lati, a destinazione commerciale e produttiva.

Verannio

Segue poi un sepolcro a edicola, una cappella funeraria a forma di tempietto; su un alto podio, si conserva la colonnina in laterizio del lato sinistro ed il capitello corinzio di quello destro. La tomba, datata alla metà del II secolo d.C., è stata tradizionalmente attribuita, senza alcun fondamento, a Quinto Veranio Nipote, il cui vero sepolcro è stato trovato sulla Tiburtina. Per chi non ha bestemmiato sulle versioni di Tacito, Quinto è stato un militare romano a cui il filosofo greco Anassandro dedicò lo Strategikos, un libro di tattica militare.

Fu quattuorviro monetale, ossia uno dei magistrati responsabili del conio, tribuno militare della IV legione Scythica e questore sotto l’imperatore Tiberio. Divenne tribuno della plebe nel 41 e pretore nel 42. Nel 43, l’imperatore Claudio lo nominò governatore della nuova provincia di Licia e Panfilia, su cui comandò fino al 48. Durante questo periodo sedò la rivolta della Cilicia Trachea. Fu console nel 49. Fu elevato allo status di patrizio da Claudio. Divenne governatore della Britannia nel 57, al posto di Aulo Didio Gallo,di cui rovesciò la politica di mantenimento dello status quo dei confini, attaccando i Siluri nel Galles, morì in quello stesso anno. A lui successe Gaio Svetonio Paolino, che ne completò le conquiste.

Subito dopo, si raggiunge la cosiddetta Berretta del Prete, un grande mausoleo, che prende nome dalla sua caratteristica forma circolare con copertura a cupola, con un diametro di 12,50 m e ornato sia esternamente che all’interno da nicchie semicircolari alle pareti.Un ambulacro concentrico (probabilmente a due livelli, con quello superiore periptero come sembra potersi dedurre dai numerosi frammenti di colonne rinvenuti nelle vicinanze) un tempo coperto da una volta a botte circondava l’edificio, mentre un corridoio rettangolare ne costituiva l’accesso monumentale dalla strada

All’esterno si notano tre grandi archi di scarico ed un arco d’ingresso giustificati dalla presenza all’interno delle nicchie semicircolari. L’unico ingresso è costituito da una porta larga 90 cm. con soglia e stipiti in grossi blocchi di peperino. Il paramento murario, conservatosi soprattutto nella parte superiore, è in opera listata a corsi di cubetti di selce (generalmente due, ma a volte anche uno o tre) alternati ad un filare non sempre continuo di laterizi di reimpiego. Questa particolare tecnica muraria consente di datare il manufatto tra la fine del III e gli inizi del IV secolo, in piena età tetrarchica. Scavi eseguiti negli anni Ottanta hanno evidenziato come il mausoleo fosse dotato di un ricco apparato decorativo in marmo, a riprova dell’importanza del defunto e come fosse al contempo realizzato in fretta e furia, tanto che a metà del VI secolo fosse già vittima di un crollo strutturale.

Dati che hanno fatto ipotizzare come fosse questa la tomba del tetrarca Severo, piuttosto che il vicino mausoleo di Gallieno. Il monumento compare come annesso al Casale Palombaro (così detto perché forse destinato all’allevamento dei piccioni) in un documento del 950, relativo alla cessione del fondo al monastero di San Gregorio al Celio che ne manterrà ininterrottamente la proprietà fino al 1828. In questo documento viene indicata all’interno del fondo la presenza di una chiesa dedicata a S.Maria Dei Genitriciis segnalata però come già deserta.

Chiesa, che come già raccontato è oggetto di un piccolo giallo archeologico, dato che ancora nessuno ha ben capito dove diavolo sia. Sappiamo come abbia avuto una pianta circolare, ma né il mausoleo di Gallieno, né la Berretta del Prete sembrano essere mai stati riutilizzati in questo modo. In più nella zona non sono emerse altri resti riconducibili a una possibile chiesa. In compenso hanno evidenziato come la Berretta del Prete fosse in torretta da avvistamento verso il XII secolo.

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