Villa Gordiani

Quando si parla di villa Gordiani, l’attenzione si concentra o sul Mausoleo, recentemente attribuito a Massenzio, o sulla successiva basilica circiforme, risalente all’età costantiniana. Ma in realtà, tutto il complesso risulta avere una storia complessa e affascinante.

La villa, da quanto risulta dagli attuali scavi archeologici, risale ai tempi della tarda età repubblicana, tra gli anni compresi tra Silla e Cesare, ed era la tradizionale villa rustica, al centro di un latifondo di ampiezza stimata tra i 200 e i 250 ettari. Chi ne fosse il proprietario, è difficile a dirsi. Tuttavia, gli scavi archeologici degli anni Sessanta, hanno permesso l’identificazione sia della Pars Dominica,la zona residenziale, destinata al dominus e alla sua famiglia, articolata attorno a un atrio tuscanico e la Pars Fructuaria, destinata alla lavorazione dei prodotti, incentrata su un frantoio “industriale”.

A tale epoca appartengono le cisterne piccole e il complesso sistema di drenaggio del sottosuolo. Probabilmente, nella prima età imperiale, il latifondo divenne di proprietà imperiale: è suggestivo pensare, ma è un’ipotesi campata in aria, mancando come dicevo qualsiasi evidenza archeologica, che ciò sia avvenuto a seguito di una confisca e che quindi il proprietario potesse essere uno dei tanti personaggi, citati da Tacito, che congiurava contro la dinastia Giulio Claudia.

Tra il II e il III secolo, quando gli imperatori cominciarono a preferire le dimore suburbane al Palatino, basti pensare alla fondazione da parte dei Severi del Sessoriano, la villa subisce ampliamenti e ristrutturazioni, con la trasformazione in area residenziale della Pars Fructuaria.

Giulio Capitolino, III-IV sec. d.c nella “Storia Augusta” la cita, attribuendola a Gordiano III, l’imperatore di origine africana, trionfatore sui persiani, che in procinto di imitare Alessandro Magno, morì cadendo da cavallo, con le seguenti parole

si vede ancora la villa dei Gordiani, che lo stesso Gordiano III ornò con magnificenza. E’ sulla via Prenestina e possiede un portico con duecento colonne delle quali cinquanta di
cipollino, cinquanta di porfido, cinquanta di pavonazzetto, cinquanta di giallo antico, tutte di uguale misura. Nella villa ci sono tre basiliche lunghe cento piedi e tutto il resto in proporzione con un simile complesso e terme quali fuori della città di Roma non si possono trovare in nessun luogo del mondo

Gli scavi archeologici hanno evidenziato, come in quell’epoca sia stato aggiunto un grande peristilio trapezoidale con una serie di ambienti di servizio sul lato nord, due cisterne e altre strutture a nord-est che si sviluppavano attorno a un aula absidata: in quest’ultimo settore, nel quale sono documentati un numero cospicuo di rivestimenti pavimentali (almeno otto tessellati bianco-neri e un sectile), èriconoscibile un esteso ed articolato complesso termale. A questa ristrutturazione risale una nuova grande cisterna, una grande cisterna a pianta quadrata, di m. 21,80 per lato. Ha due piani, con sei ambienti ciascuno.

AulaAbsidata

Tra l’età tetrarchica e quella di Massenzio, la villa subì un’ulteriore modifica: per prima cosa, viene costruito un concistorium, una sala delle udienze, analoga all’aula palatina di Treviri e al cosiddetto tempio di Venere e Cupido al Sessoriano, ma di dimensioni assai più ridotte. Da quanto appare attualmente, mentre il lato esterno, esposto ad ovest, è rettilineo,quello interno, rivolto ad oriente, è curvilineo e conserva tre nicchie. L’aula conserva buona parte della volta, a forma di conchiglia e decorata a stucco

Ottagono

Poi venne costruita L’ aula ottagonale, l’ambiente più caratteristico di tutto il complesso, che prende il nome dalla sua peculiare forma, con le pareti interne contenenti nicchioni rettangolari e curvilinee, uno per ogni lato, decorati con stucchi che formano cerchi intrecciati con animali fantastici al centro. I nicchioni quadrangolari erano aperti e mettevano in comunicazione con ambienti esterni, mentre quelli curvi erano ornati da statue.

La parte superiore dell’edificio, attraverso grandi archi di scarico sopra le nicchie, da ottagonale diventava circolare, con una cupola a tutto sesto, realizzata con un sistema frequente nel II e III sec.: la muratura era alleggerita con l’inserimento di anfore vuote di terracotta. L’ambiente prendeva aria e luce da otto oculi circolari posti sul tamburo della volta in corrispondenza dei sottostanti nicchioni. Se facciamo mente locale, somiglia moltissimo al cosiddetto Tempio di Minerva Medica.

Da quanto risulta attualmente dagli scavi archeologici, l’Aula Ottagona precede di una ventina d’anni l’edificio esquilino, di cui probabilmente costituisce i modello. Cosa che testimonia sia il fatto che Costantino non abbia avuto problemi nell’impiegare architetti e maestranze precedentemente al servizio di Massenzio, sia il suo complesso di inferiorità nei confronti del cognato. Infine, Massenzio fece costruire il suo Mausoleo.

BasilMau

In età costantiniana, furono infine compiuti gli ultimi lavori del complesso, occupato da qualche membro della famiglia imperiale: la costruzione della basilica circiforme, per cristianizzare il mausoleo, e una nuova cisterna, adiacente alla sala ottagona, per trasformarla, da probabile ingresso monumentale alla villa, in un ninfeo o un triclinio..

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