Peltuinum

 

Sempre parlando delle città romane “perdute” in Abruzzo, oggi è il turno di Peltuinum, che si trova si trova a circa 30 Km a est de L’Aquila, a pochi Km dalla SS 17 quasi al centro di una conca situata nell’altopiano d’Ansidonia,nelle vicinanze anche di San Pio delle Camere, più precisamente lungo l’ampia vallata in cui scorre l’Aterno, e in particolare punti di riferimento per definire la sua posizione sono il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed il distretto del Parco Regionale Sirente-Velino. La città sorge su una formazione collinare emergente, residuale di un bacino lacustre prosciugatosi
naturalmente.

Attualmente l’area è divisa, usando come confine demaniale l’antico tratturo, tra Prata d’Ansidonia e San Pio delle Camere; il sito era noto da fonti antiche, ma, nonostante la presenza di rovine visibili a occhio nudo, non era mai stato scavato a fondo sino al 1983, quando si svolse la prima campagna di scavo, a cura de La Sapienza, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo e i vari enti locali

Nel corso dei primi scavi furono messi in luce un tratto delle mura occidentali con la porta a doppio fornice, il tempio con il portico a tre bracci che lo circondava e parte del teatro, oltre a resti di strutture abitative, alcune delle quali conservavano ancora i pavimenti in mosaico. Tra il 1986 e il 1996 la Soprintendenza Archeologica ha quindi realizzato lavori volti al consolidamento ed alla valorizzazione delle strutture note. Durante questo periodo si svolsero anche altre campagne di scavo che misero in evidenza il settore meridionale del teatro, su cui insisteva un piccolo apprestamento fortificato. Nel 2000 sono riprese le ricerche, da parte della Soprintendenza Archeologica e dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, connesse al Progetto “Urbanitas” finanziato dalla Comunità Europea, conclusosi con un congresso a Lerida (Spagna) nel 2001, i cui atti sono stati pubblicati a cura del Settore Spagnolo del Progetto (Lerida 2005).

Tra il 2000 e il 2002 le campagne di scavo si sono concentrate nell’area del teatro, portando in luce: parte delle gradinate per gli spettatori e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, le fondazioni della metà settentrionale dell’edificio scenico, la camera di manovra del sipario, il portico che chiudeva il complesso teatrale offrendo agli spettatori riparo dalla pioggia e dal sole in occasione delle rappresentazioni. L’impegno degli anni trascorsi, oltre all’acquisizione di importanti dati scientifici, ha consentito di evidenziare le articolazioni architettoniche del complesso monumentale

Dal 2000, tranne alcune verifiche nell’area sacra e nel settore abitativo ed interventi di pulizia in due grandi cisterne pubbliche, le campagne di scavo si sono concentrate nell’area del teatro. Nel 2009 sono state condotte indagini sulla necropoli protostorica e romana a cura della Soprintendenza Archeologica.

Cosa abbiamo scoperto, da questi scavi ? Per prima cosa che è una città di nuova fondazione: prima dell’età augustea, il suo territorio è abitato, secondo la modalità tipica dei popoli osco sabellici, in questo caso i Vestini, secondo la modalità del pagus, ossia un insieme distribuito di villaggi, che si riconoscono in un’identità comune, incentrata sulla condivisione di spazi sacri. Ne caso specifico di Peltuinum, questi, oltre che con le necropoli, in cui sono state rinvenute tombe inquadrabili cronologicamente dal VII secolo a.C. al I secolo d.C, coincideva forse anche con un santuario a cielo aperto, poi
integrato nell’area templare romano, basandosi su casi analoghi, o alle dee delle acque sotterranee o al dio tribale protettore della pastorizia.

Testimonianza di tale santuario sono state trovate nel luogo dove emergeva la falda acquifera della zona: gli scavi archeologici hanno identificato una fossa, esplorabile solo parzialmente perché tagliata dalle fondazioni del portico, conteneva coppi arcaici e materiali ceramici riferibili al VII-VI sec. a.C. Il fatto che la fossa fosse sigillata da uno strato di ciottoli e creta e che i frammenti ceramici recuperati nel settore indagato lasciassero ricostruire forme vascolari quasi intere potrebbe far pensare ad una destinazione votiva.

Monolito

A questa si associa un monolite calcareo, scavato per una profondità che varia da 25 a 40 cm, con un incavo a forma circolare, quasi una pignatta, unito attraverso un foro posto sulla base ad un altro incavo a forma di H, con la barra centrale molto più larga delle due ‘gambe’. Il foro che unisce i due profondi incavi è inclinato dall’incavo a forma di H verso l’incavo a forma circolare; pertanto un eventuale liquido di una libagione potesse scorrere, nel manufatto in posizione orizzontale, dal primo verso il secondo incavo e non viceversa. Monolito che potrebbe essere o la base di un altare ligneo o forse di una sorta di xoanon.

Un ulteriore elemento di continuità sacrale per l’area è dato da una cisterna, anche questa sigillata dall’intervento edilizio romano, il cui contenuto (frammenti di coppe e patere a vernice nera databili dalla fine del IV alla metà del I sec. a.C.) mostra oggetti destinati alla pratica rituale

Con l’età augustea, si procedette alla fondazione della città, nell’ottica di valorizzazione, anche economica del territorio vestino: da una parte la disponibilità d’acqua poteva incrementare la produttività agricola dell’intera area, dall’altra il luogo scelto per Peltuinum, risultava strategico nell’ottica di controllare la transumanza che si svolgeva in quello che diventerà il Regio Tratturo Borbonico, che univa la Sabina verso i centri di mercato di Arpi e Lucera.
Tratturo che 47 d.C. ,sotto l’Imperatore Claudio,venne poi strutturato come via Claudia Nova, con la conseguente monumentalizzazione del tratto che attraversava l’abitato. Per tutta l’età imperiale il centro di Peltuinum fu molto prospero, ma il sito fu danneggiato gravemente dal grande terremoto del 443 d.C. ricordato sia a Roma che a Ravenna e che deve aver avuto tale intensità da causare l’implosione della volta di due cisterne incassate nel terreno e la parziale distruzione degli edifici pubblici. Ciò provocò il suo progressivo abbandono, accentuato dall’instabilità politica e militare Durante la guerra greco-gotica il territorio di Peltuinum, come quello della vicina Alba Fucens, furono sedi di accampamenti bizantini del generale Belisario; questo passaggio greco diede origine al nome Sitonia, dal greco antico σιτόν, sitón (lett.: campo di grano), attribuito a depositi di derrate alimentari che furono necessari per il mantenimento delle truppe durante l’inverno, che nel Medio Evo fu attribuito a un convento sorto nell’area.

Nel 787 è attestata la presenza di uno sculdascio, un alto funzionario longobardo, nella curtis di Sant’Angelo a Peltino, a riprova dell’insediamento di aristocratici germanici nella zona. Nell’887 la Corte di Sant’Angelo è possesso del Monastero benedettino di Farfa.

Ettore Capecelatro nel 1650 descrive i ruderi di casilini collocati a ridosso di una torre detta Morriene esterna alle mura antiche, i resti delle chiese di San Nicola e della chiesa e convento di Santa Maria Sidonia nonché della porta ovest detta porta Sambuco ed i resti di un borgo medievale con torre di avvistamento all`interno dell`antico teatro.

Quali sono sono i principali resti rimasti di Peltuinum ? I primi su cui cade l’occhio sono le mura, costruite lungo il ciglio del pendio. La tecnica edilizia per la messa in opera è costituita da uno zoccolo in opera incerta cui si affianca nelle torri una muratura a blocchi e blocchetti. Tutto il materiale è di provenienza locale. Sul percorso difensivo a nord-ovest è possibile leggere un numero maggiore di torri lungo il tratto meno ripido del pianoro: tre ad ovest, due delle quali a protezione della porta.

In tempi più recenti, poiché la strada del Regio Tratturo Borbonico, coincideva con la via romana, le antiche porte d’ingresso vennero utilizzate per il pagamento del dazio delle greggi. La conservazione della porta ovest infatti, è dovuta grazie al suo continuo utilizzo come varco di controllo per il passaggio del bestiame. Gli uffici doganali successivi all’epoca romana, vennero ricavati nello spazio tra le torri. La funzione di dogana che si è svolta quasi ininterrottamente per secoli, ha portato così al cambiamento del nome “Peltuinum” in “Ansedonia” dal latino ‘ansario‘ (dazio). Il tratturo di Peltuinum è
largo 111 metri e presenta diversi ‘cippi‘. Uno di questi, un bassorilievo raffigurante un falcetto e due capre, è stato trovato verso l’area centrale della città, presso la via Claudia Nova e testimonia l’importanza del traffico transumante anche nel sec. III d.C. Si tratta di una dedica al dio Silvano “per grazia ricevuta” da parte dei pastori Angilis e Saturninus

Al centro della città stava come di consueto il Foro, dominato da un grande tempio dedicato ad Apollo, come testimoniano i resti epigrafici, nonché il ritrovamento di una mensa per offerte alla divinità, poi riutilizzata come soglia in una abitazione, che recava incisa la scritta APELLUNE, probabilmente una deformazione del nome nel dialetto locale. Il tempio, con 6 colonne di ordine corinzio sul fronte, è elevato su un alto podio. Ne resta solo in nucleo del podio in calcestruzzo, depredato del rivestimento in blocchi calcarei squadrati, dato che dall’epoca tardo antica in poi divenne una sorta di cava per la costruzione di tutti gli edifici pubblici, sia sacri, sia profani dell’area.

L’edificio, con una limitata area di rispetto intorno, è inquadrato da un portico ad U, ad un solo livello e a doppia navata con colonnato di spina. Il quarto lato, quello settentrionale, è chiuso da muri che uniscono il portico al tempio all’altezza del pronao. Erano presenti due ingressi sul lato settentrionale del portico (il lato che si affacciava sulla piazza del foro) e due nel punto più a sud dei bracci est ed ovest.

Teatro_Pel

Sulla terrazza al livello inferiore è invece presente un teatro. E’ possibile che questo edificio, oltre alla tradizionale funzione di luogo di intrattenimento e spettacolo, avesse, come dire, una funzione idrogeologica, proteggendo dall’erosione l’instabile terreno della colline e al contempo, con la sua forma semicircolare, fungere contenimento per la terrazza superiore su cui gravava il
complesso templare. Per fare questo fu utilizzata, una tecnica in reticolato con cubilia di grosse dimensioni o blocchetti posti in obliquo.

Ma come sempre avviene in Abruzzo, i terremoti, in particolare quello del 51 d.C. mutarono le intenzioni dei committenti e degli architetti. Per aumentarne sia la capacità, sia la capienza, il teatro fu rimodellato sia della parte dei gradini della summa cavea, quelli più in alto, sia della porticus ad scaenam, il portico adiacente all’ingresso

Nel Medioevo, oltre ad essere una comoda fonte di materiali edili, fu in parte utilizzato come manifattura di ceramica, in parte come castrum: nel XIII secolo fu eretta una torre, con funzione di avvistamento nel pianoro, collegata a vista con Castel Camponeschi, Leporanica, Castelnuovo e Tussio.

Torre che oggi misura in altezza circa m. 7, sebbene risulti depauperata dei materiali costruttivi sia in altezza che in pianta. Dell’altezza globale ne resta solo una metà. Di pianta quadrangolare, misura circa 6 metri x 6. Nella fase di edificazione è stato utilizzato del calcare legato con malta aerea che facilmente si distingue dalla muratura sottostante e laterale su cui si innesta…

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