Il Mausoleo degli Equinozi

equinozi

A Roma, fra il III e IV miglio dell’Appia antica esiste il cosiddetto Mausoleo o Sepolcro degli Equinozi, la cui prima descrizione risale al buon Piranesi che nel 1748 lo chiamò “Sepolcro ignoto”, ne disegnò la pianta e l’alzato esterno, descrivendolo in questo modo

Tav. XXXVI: «A: Pianta del Sepolcro situato sull’antica via Appia vicino alla vigna Buonamici. B: Ingresso oggi in parte rovinato. C: stanza quadrata con nicchioni nei lati. D: finestre in parte interrate dalle rovine. E: Elevazione. F: Masso fabbricato a corsi di Scagli di Selce con Calce e Pozzolana. G: piano presente della Campagna. H: Travertini, i quali rivestivano tutto l’esterno del Sepolcro. Erano coperti dal terreno (…)».

Descrizione che coincide con quanto determinato dagli scavi eseguiti nel 1930 da Munoz in cui si accertò come l’ingresso principale fosse formato da un dromos di 13 metri di lunghezza e come, costruito in opera quadrata con nucleo cementizio in scaglie di selce, calce e pozzolana, il Mausoleo si datasse al II sec. a.C., probabilmente, per una serie di deduzioni,  a cui poi accennerò, all’età di Adriano. Inoltre si confermò con l’esterno, di forma circolare, con un tamburo in muratura del diametro di m. 13,50 circa, fosse coperto da un tumulo, somigliando in piccolo al mausoleo di Cecilia Metella.

Sempre Piranesi disegnò anche una sezione dell’interno, così descrivendola

Tav. XXXVII: «Sezione del Sepolcro antecedente. A: Travertini, i quali vestono le pareti della Stanza, i quali esistono ancora in oggi forse perché non fu facile levarli da lì per causa dei perni B che legando l’un pezzo con l’altro li rendono più stabili (…) uniti a tutta l’opera. (…) da una parte all’altra della volta tre corsi de’ travertini C, i quali oltre a essere fermati a cuneo e legati da perni sono ancora incastrati l’uno con l’altro (…). Tutta la stanza era ornata di finissimi stucchi vedendosi ancora qualche minuto residuo per le pareti».

Il grande architetto, che ben rappresentò l’ambiente quadrato di m. 5,30 circa, con nicchie rettangolari su tre lati, non fece caso a due particolari: il primo, la presenza delle finestre a bocca di lupo, di cui vedremo poi l’importanza e del fatto che la pianta, fosse, in scala, assai simile alla sala delle urne di Castel Sant’Angelo, il luogo più sacro del mausoleo, dove furono custodite le spoglie della famiglia imperiale fino al tempo di Caracalla

La peculiarità di tale sepolcro, che altrimenti rimarrebbe anonimo e da cui prende il nome, è nel suo orientamento astronomico verso l’Equinozio: in quel giorno il Sole entra dalla finestra ‘a bocca di lupo’ situata di fronte all’ingresso, e illumina il centro esatto del pavimento a partire dalle 14:30 circa.

Come raccontato qualche giorno fa, i romani adottarono il calendario solare soltanto ai tempi di Giulio Cesare; per cui, Augusto utilizzò la relativa simbologia, legata ai solstizi ed equinozi,  sino ad allora marginale nella religiosità romana, come strumento di propaganda, per evidenziare la ascensio ad astra del genius imperialis. Cosa che tra l’altro si ricollegava anche con l’altro strumento propagandistico della gens Giulio Claudia, il rinnovo della Saturnia Tellus e dell’Antichità Romane; il primo governante a ricevere l’apoteosi è proprio Romolo, nella palus Caprae e Ottaviano si riproponeva proprio come novello Romolo, rinnovatore della grandezza e della maestà dell’Urbe. Per cui lui e Agrippa, con il complesso del Campo Marzio, comprendenti il Mausoleo di Augusto, Pantheon, ara Pacis e il solarium Augusti, costruiti rispettando una serie di allineamenti astronomici, diedero evidenza concreta a tali intuizioni propagandistiche.

Ora, come Augusto si proponeva come il restauratore della pace dopo le avventure belliche di Cesare, lo stesso volle fare Adriano con Traiano, anche per fare digerire al romano medio la rinuncia della Mesopotamia. Per cui, per riproporsi come nuovo Augusto, rilanciò alla grande l’utilizzo di tale simbologia solare. Si appropriò del Pantheon, che, in certo qual modo, funziona anche da grande meridiana solare; orientò astronomicamente il suo Mausoleo, in modo che, in occasione del Solstizio d’Estate, la camera funeraria fosse illuminata, in modo da riprodurre il cammino del Genio Imperiale dal sarcofago al cielo e costruì, in analogia alla Torre di Mecenate all’Esquilino, anche il suo belvedere/osservatorio astronomico, la Torre di Rocca Bruna, in cui i fenomeni connessi alla luce solare avvengono sempre nel Solstizio di Estate.

E il Mausoleo degli Equinozi è frutto del rilancio adrianeo di tale simbologia: mentre l’Imperatore però di identificava con il Sole trionfante, il proprietario seguiva un’altra linea di pensiero. Se la ricolleghiamo, come gli attuali proprietari del Mausoleo, dimenticavo di dire che è una proprietà privata, alla religiosità etrusca, celebrava l’equilibrio tra la vita e la morte. Se invece, in maniera forse più probabile, fosse legato alla religiosità latina, per vicende analoghe ai Saturnalia, l’Equinozio di Primavera si trovò legato per caso a una serie di festività legate a Marte:

  1. Equirria, il 14 marzo, che simboleggiava la ripresa in età arcaica delle attività guerresche, che venivano celebrete con corse di cavalli;
  2. Mamuralia, il 15 marzo, forse il capodanno romano originale, in cui si onorava Mamurio Vetulio, il Dedalo latino, costruttore degli Ancilia, gli scudi sacri appesi nel tempio di Marte, in cui si percuotevaritualmente con dei bastoni un vecchio vestito con pelli di animali.
  3. Agonalia, il 17 marzo, in cui il rex sacrorum sacrificava un ariete nero a Marte.
  4. Tubilustrium, il 23 marzo, in cui avveniva il lavaggio sacro delle trombe il cui suono accompagnava le legioni alla battaglia.

Per cui, è probabile che nel suo piccolo, il proprietario del mausoleo volesse, in polemica con il pacifismo di Adriano, celebrare invece le tradizioni guerriere dell’Urbe

3 pensieri su “Il Mausoleo degli Equinozi

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