Villa Malfitano Whitaker

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Per i casi della vita o la legge di Murphy, fate voi, il volo per Roma è patito appena un’ora prima della grande nevicata: se avessi deciso di prendere il volo successivo, come ero intenzionato a fare, probabilmente sarei rimasto bloccato in Sicilia. Il che sotto tanti aspetti, non sarebbe stato neppure tanto male, Palermo innevata è uno spettacolo unico, ma probabilmente, la prossima settimana mi sarebbe toccato lavorare nella sede panormita di via Pacinotti, cosa che forse avrebbe provocato un coccolone al mio ufficio del personale.

Di conseguenza, invece che a fare pupazzi di neve per via Libertà, mi ritrovo nel calduccio della mia casetta esquilina e per ammazzare il tempo, continuo a raccontare dei luoghi visti nei giorni scorsi. Oggi è il turno di villa Whitaker Malfitano. Due parole, dato che sono assai meno noti dei Florio, sui Whitaker. In occasione delle guerre napoleoniche, data la difficoltà ad approvvigionarsi del Porto e dello Sherry, vi fu in Gran Bretagna il boom del Marsala.

Questo provocò l’emigrazione in Sicilia di numerosi inglesi, desiderose di arricchirsi con la produzione e il commercio del vino liquoroso; uno di questi fu Joseph Whitaker senior che si trasferì a Palermo con nel 1819 per collaborare con lo zio Benjamin Ingham. L’attività ebbe così successo, che, per distribuire il Marsala in tutto il mondo, i due crearono una flotta di velieri, che, in qualche modo diede un contibuto al Risorgimento italiano. Nel 1848 la loro nave Palermo venne messa a disposizione del governo rivoluzionario siciliano e nel 1860, mentre Garibaldi con i suoi volontari sbarcava a Marsala, il baglio Ingham – Whitaker e quello di Woodhouse, funsero da base logistica per i Mille.

La villa Whitaker Malfitano fu fatta costruire, in quella che all’epoca era l’estrema periferia di Palermo, nel 1885 dal figlio di Joseph, Giuseppe Whitaker, personaggio di incredibile fascino. Era appassionato di botanica, ma anche di caccia ed ornitologia, due passioni che lo portarono ad intraprendere numerose battute di caccia in Tunisia che erano vere e proprie spedizioni ornitologiche. Raccolse una corposa collezione di oltre 12.000 uccelli, riuniti in una dependance della villa, che divenne il museo privato “Malfitano Museum of Natural History”. Attraverso questa collezione e tutti gli appunti presi, realizzò i due volumi del “The Birds of Tunisia”, pietra miliare dell’ornitologia.

Museo che sua figlia Delia tentò per anni di donare alla regione Sicilia, ma per il disinteresse e l’ignoranza dei politici locali, dovette infine, nel 1968 cedere a Belfast. Altra grande passione di Giuseppe era l’archeologia, che lo portò nell’Isola di Mozia, in provincia di Trapani. Prima colonia fenicia in Sicilia, nel 397 a.C la cittadina fu coinvolta nelle lotte tra greci e cartaginesi e venne rasa al suolo dai siracusani. Dopo la distruzione, venne rifondata sulla terra ferma e delle sue traccia si perse notizia. Giuseppe si innamorò della sua storia e per poterla scavare liberamente, decise di comprarla tutta.
Gli scavi durarono dal 1906 al 1920, ed i tesori trovati fecero parte del museo costruito nella sua casa sull’isola, tutt’oggi visitabile.

Tonando a parlare della villa, questa fu progettata all’architetto palermitano cavalier Ignazio Greco d’Onofrio che realizzò un vero capolavoro di architettura, una delle più belle e affascinanti costruzioni in stile neo-rinascimentale della città, mentre il giardino fu progettato da Emilio Kunzmann, che creò un piccolo orto botanico, esteso per circa 7 ettari, suddiviso in due distinte sezioni: quella lato via Dante è stata coltivata all’inglese, con vialetti che permettono un percorso tra le asimmetrie degli spazi mentre la parte opposta è stata realizzata all’italiana, quindi caratterizzata da spazi disposti geometricamente e in maniera simmetrica intorno alla villa.

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Varcato il porticato si accede al vestibolo da cui si arriva al lungo corridoio centrale con i soffitti affrescati in stile pompeiano e magnifiche decorazioni parietali dove, coerentemente con la ricchezza esteriore, lo sfarzo e il lusso, ma anche il buongusto, si posano su ogni cosa: due elefanti in cloisonnè, provenienti dal palazzo reale di Pechino, che il Whitaker acquistò nel 1887 ad un’asta di Chistie’s, assieme a preziosi dipinti, raffinati oggetti d’arte, cineserie, specchiere e sculture presenti in questo corridoio, danno, ai visitatori, l’ impressione di essere entrati in un piccolo museo. Un vero gioiello, dove tutto è rimasto come ai tempi dei Whitaker, i dipinti, gli arazzi, i salotti, i mobili intarsiati, le specchiere, i lampadari in vetro di Murano, i tappeti orientali, le vetrine con preziose collezioni di porcellane e oggetti d’arte di straordinaria fattura. Ambienti bellissimi e magnificamente arredati che ti avvolgono nella sua eleganza e raffinatezza.

Ogni stanza ha la sua particolarità e tutto è studiato nei minimi particolari: ai lati del corridoio troviamo bellissimi saloni ricchi di affreschi che si snodano uno dopo l’altro, in sintonia con l’uso a cui erano adibiti, in uno di questi saloni, arredato in stile Luigi XV, fa bella mostra un clavicembalo del tardo 700 franco-fiammingo, che in alcune occasioni viene, ancora oggi, suonato. Poi la magnifica stanza da pranzo con i mobili realizzati dalle officine Ducrot, uno dei principali studi di design del Liberty italiano, che aveva come direttore artistico Basile. E ancora il fumoir, locale dedicato ai fumatori, la bella stanza da biliardo e il salone della musica dove si trovano un ciclo di arazzi di provenienza Fiamminga del 500. In particolare, le decorazioni in stucco sono di Salvatore Valenti e gli affreschi che si vedono in giro sono di Rocco Lentini, ora quasi dimenticato, che che all’epoca era uno dei pittori alla moda: suoi sono ade esempio gli affreschi dei teatri Massimo, Politeama, Bellini, della Stazione centrale e del palazzo delle Aquile

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Sulle pareti poi vi sono spesso quadri di Francesco Lojacono, che si può considerare il papà dei macchiaioli siciliani. Il pezzo forte del piano è la splendida “Sala d’Estate”:si tratta di un delizioso salone completamente affrescato, utilizzando la tecnica del trompe-l’oeil, da Ettore De Maria Von Bergler, il più importante esponente della pittura Liberty del primo Novecento., dove entrandovi si ha la piacevolissima sensazione di essere usciti in giardino; su finte balaustre e finti pergolati si attorcigliano piante e rampicanti che ricoprono l’intera superficie della stanza

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Il primo piano era l’abitazione privata dei proprietari, vi si accede attraverso un imponente scalone, coperto da un lucernario con vetri istoriati e con una magnifica ringhiera in ferro battuto alla cui base si erge un leoncino con lo stemma dei Whitaker scolpito da Mario Rutelli. I muri della parte superiore della scala sono letteralmente ricoperti da tre arazzi fiamminghi dove sono raffigurate scene dell’Eneide. In questo piano spiccano il salone d’inverno con al centro una slitta russa del tardo settecento, donata ai Whitaker dallo Zar, e due grandi terrazze una delle quali dotata di una splendida serra. Il secondo piano era riservato al personale femminile di servizio e alla stireria, mentre il personale maschile dormiva nel seminterrato dove erano allocate anche le cucine e il magazzino.

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One thought on “Villa Malfitano Whitaker

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