Santissima Trinità alla Zisa

 

Una delle architetture arabo normanne meno conosciute di Palermo, probabilmente perché spesso chiusa e non accessibile al pubblico, è la cappella palatina della Zisa, la chiesetta della Santissima Trinità. E’ possibile che questa sia anche antecedente allo stesso palazzo: diversi studiosi, basandosi su saggi archeologici compiuti negli anni scorsi, hanno ipotizzato come originariamente nello stesso luogo sorgesse il refettorio di un cenobio bizantino, poi trasformato in moschea a seguito della conquista araba.

In ogni modo, quando Guglielmo il Malo, cominciò il lavoro del nuovo palazzo, decise anche di modificare tale struttura, in modo che fungesse da cappella; è assai probabile che questa fosse collegata alla Zisa con un corridoio monumentale, per permettere al re e ai suoi cortigiani di potersi recare a messa in tutta tranquillità, analogo alla via porticata che in epoca normanna, secondo la testimonianza di Falcando e di Ibn Jubayr, partendo dalla Torre Pisana, collegava il Palazzo Reale di Palermo con la cattedrale.

Un resto di tale corridoio potrebbe corrispondere al civico 42 di Piazza Zisa, è dal 1843 al 1985 sede della Venerabile Confraternita di Maria Santissima Addolorata, riconosciuta legalmente nel 1845 con decreto regio a firma di Ferdinando II re delle due Sicilie, che cambiò sede, passando al 43, a seguito del crollo del tetto di tale struttura.

E’ assai probabile che la cappella, sino dalle origine, fosse consacrata alla Santissima Trinità; in un diploma del 1274 è indicata come Sancta Trinitas de Azisa. 1399, Giovanni Guglielmo Ventimiglia, barone di Ciminna, insediato nell’importante carica di Gran Siniscalco, ovvero l’amministratore delle residenze reali e dei luoghi di delizia e svago del sovrano, intitola la chiesetta a Sant’Anna, in onore della santa alla quale la sua famiglia è particolarmente devota.

Da quel momento in poi, la cappella segue le vicissitudini della Zisa. Diego Sandoval Mira, nel 1759, poco dopo aver ereditato la proprietà della Zisa, chiese ed ottenne che la cappella della SS. Trinità fosse istituita filiale della cattedrale di Palermo: in tale occasione dovrebbe avere ristrutturato il passaggio medievale tra il palazzo e la chiesetta.

Giovanni Antonio Sandoval-Ioppolo,figlio di Diego Sandoval e legittimo proprietario dal 1788 al 1806, decise di costruire, addossata alla cappella, una nuova chiesa, terminata nel 1803, dedicata a Gesù, Maria e Santo Stefano. In tale occasione, l’edificio più antico viene trasformato in Sacrestia. Tutto il complesso passa nel 1844 alle dipendenze della parrocchia di Santo Stefano Protomartire, istituita quello stesso anno con sede nella seicentesca chiesa dell’Annunziata alla Zisa, nella quale è custodita la statua lignea di Maria Santissima Addolorata, della metà del secolo XIX.

Negli anni Cinquanta la Chiesa fu adattata a cinema mentre la Cappella ne costituì il magazzino e in seguito fu adibita a deposito di materiali e attrezzi per l’edilìzia. Dal 1989 ad oggi, nell’ambito di un progetto che prevede il recupero di tutta la vasta area che fa capo al Palazzo della Zisa, la Cappella è stata oggetto di ripetute operazioni di restauro che le hanno restituito dignità e decoro come testimonianza storico-artistica.

Tornando alla Santissima Trinità, questa rispecchia pienamente il sincretismo culturale dell’età normanna: se l’orientamento, con l’abside a oriente, rispecchia la tradizione bizantina, l’aspetto esterno richiama gli elementi dell’architettura fatimide. Da notare come la cupoletta sia forse l’unica che mantenga il colore rosa delle origini, essendo sfuggita ai restauri creativi di fine Ottocento che coinvolsero i vari edifici normanni di Palemo

Il sincretismo è ancora più spinto all’interno: se la navata presenta delle splendide volte a crociera, di ascendenza romanica, la transizione dal vano rettangolare del presbiterio al quadrato su quale si imposta il tamburo della cupola è affidata a mensole portanti a muqarnas, capolavoro di stereometria di matrice islamica. Ciò di fatto la rende un monumento al dialogo, in cui esperienze e culture differenti si arricchiscono a vicenda

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