MUSE’ – Nuovo museo Paludi di Celano

Il Lago del Fucino, nonostante le sue stranezze e la sua storia complicata, è stato abitato sin dalla preistoria, ad esempio nell’area di Celano, che inizialmente occupava la zona settentrionale della riva nord del Lago Fucino e solo in un secondo momento, a causa degli straripamenti e alle invasioni barbariche, gli abitanti si trasferirono sul monte Tino.

Tra il V e il VI sec. a.C. Celano era sicuramente un vicus con relativo oppidum la cui sussistenza era basata sulla pastorizia interna, e solo dopo la romanizzazione, nel III sec. a.C., con la nascita di uno dei maggiori tratturi che la collegava con Foggia, il paese acquistò importanza, tanto che, dopo l’abbandono di Alba Fucens, il centro venne considerato caput Marsorum.

I resti più antichi del suo territorio si trovano nella località Le Paludi, un nome, un programma, in cui gli gli scavi archeologici, iniziati nel 1980, hanno riportato alla luce uno dei più interessanti modelli abitativi e sepolcrali dell’età del bronzo del bacino fucense, ossia un villaggio palafitticolo e una necropoli risalenti all’età del bronzo, benché un’indagine effettuata su livelli più profondi faccia pensare, a causa dei reperti ceramici, una frequentazione del sito sin dal Neolitico.

Durante gli scavi sono emerse sei deposizioni a tumulo, intatte, oltre a centinaia di pali e buche di palo attribuibili sia a strutture abitative su elevato ligneo sia a passerella che collegavano le abitazioni tra loro e con la terra ferma. Grazie alla presenza costante di acqua, i pali lignei, i sarcofagi in cui erano adagiati i defunti, le derrate alimentari e tutti quegli elementi necessari alla ricostruzione complessiva dell’ambiente nel corso dell’età del bronzo, come per esempio la flora e la fauna, si sono conservati

La necropoli era stata costruita in una zona dove precedentemente sorgevano le case, come testimoniano i ritrovamenti dei pali lignei all’interno del perimetro delimitato dai tumuli o addirittura sopra le fosse, presenza spiegabile solo se pensiamo che, a causa dell’innalzamento del livello delle acque del lago, le sepolture non fossero più visibili e si ricominciasse a costruirvi sopra

Le tipologie abitative appaiono complesse e di difficile ricostruzione: al momento è chiara la presenza di tre capanne rettangolari a cui si possono ricondurre alcuni reperti per lo più ceramici. Sono venute alla luce sei tombe a tumulo e resti di una settima distrutta in antico, che hanno restituito alcune pietre della marginatura e pochi resti ossei. Tutte le tombe presentano la medesima struttura : deposizione a sarcofago ricavato dal tronco di albero, a sua volta inserito in una fossa aperta al centro del tumulo marginato da pietre. Il corredo è essenziale: l’unico esemplare maschile recava con sé un rasoio in bronzo con evidenti valori simbolici, le donne indossavano fibule e aghi in bronzo e gli infanti erano privi di corredi.

Altra località indagata archeologicamente nella zona di Celano “Ruscella” a sud del paese, a poche centinaia di metri ad est del villaggio in delle “Paludi”, in cui sono stati trovati resti di edifici della tarda antichità, a cui, agli iniiz dell’epoca bizantina fu sovrapposta una necropoli, con sepolture a fossa terragna, su letti di laterizi, orientate ovest-est, in cui sono stati alcuni frammenti in ceramica acroma, databili al IV-VI sec. d.C. e resti di lucerne e aghi crinali in osso.Le due fasi di utilizzo dell’area erano interrotte da un considerevole fase di insabbiamento e da uno strato alluvionale composto essenzialmente da ghiaia e ciottoli.

Sempre presso ” le Paludi”, non molto lontano dai resti del villaggio palafitticolo, sono stati rinvenuti: una ruota idrica lignea, frammenti di contenitori in ceramica comune, un coltellino, un piccolo punteruolo in ferro, piccoli oggetti in legno, diversi resti ossei di animali e frammenti di macine in pietra levigata che fanno presupporre l’esistenza, in epoca medievale, di un mulino. Molto probabilmente esso era di tipo vitruviano, mosso da una ruota idraulica verticale fornita di circa venti pale radiali e usufruiva un’alimentazione idrica dalla parte bassa, cioè l’acqua giungeva alla ruota attraverso un canale ligneo posto sotto di essa, da una gora artificiale scavata nel terreno e alimentata da sorgenti ubicate a monte dell’insediamento produttivo.

Per valorizzare tali reperti, è stato costruito il MUSE’ – Nuovo museo Paludi di Celano, tra i più grandi del centro Italia, copre una superficie di 5000 metri quadrati ed è caratterizzato da forme architettoniche molto interessanti: la sua forma complessiva, mimetizzata perfettamente nella piana del Fucino, si rifà, infatti, ad una sepoltura a tumulo di età protostorica, in cui aprono oblò e finestrature mentre piazzette interne e terrazze permettono di osservare l’ambiente sia esterno che interno.

Il museo è contiguo ad una palude artificiale che in parte è utilizzata per ricostruire le scene di vita del villaggio palafitticolo. In uno dei laghetti artificiali ci sono diversi resti dei grandi pali di quercia e della necropoli di cui ho accennato sopra…

Tutto bene ? No, perché come succede sempre in Italia, da una parte sono finiti i soldi, cosa che ne ha messo in crisi la manutenzione ordinaria e non ha permesso di completare i lavori, dall’altra, il Museo è stato trasformato in un deposito e un laboratorio di restauro per le opere d’arte danneggiate dal terremoto dell’Aquila. Cosa doverosa, senza dubbio, ma che ne ha ridotto la fruibilità

Per cui sarebbe bene che ciò che potenzialmente potrebbe essere uno dei musei della preistoria più interessanti d’Italia possa essere valorizzato per quello che merita..

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