Gaetano, Quartiere Matteotti e Pozzi Misteriosi

Per prima cosa, una breve comunicazione di servizio: a causa del diluvio di oggi, che ha inumidito il muro in maniera invereconda, il rifacimento del murale di Gaetano è stato rimandato di una settimana.

In ogni caso, la giornata non è stata da buttar via: si è riusciti a trovare una quadra per la vicenda di via Cappellini, con l’obiettivo di lavorare assieme per riqualificare con l’arte un ampio quadrante del Rione e soprattutto, siamo stati accanto al nostro Gaetano, che non sta passando un buon momento e si merita tutto il nostro affetto.

Per cui, questo pomeriggio, invece di riempirvi di foto sui lavori in corso, vi parlerò di uno dei luoghi in cui spesso mi capita di passeggiare, quando capito a Palermo.

Si tratta del quartiere Matteotti, una sorta di piccola città giardino lungo via Libertà: come la Garbatella a Roma, il tutto nacque come per iniziativa dell’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP), che per realizzarlo, ai tempi del regime fascista, acquistò dei terreni dagli eredi della famiglia Monroy, terreni appartenuti anticamente ai duchi di Sperlinga.

L’incarico di progettare un insieme di case popolari destinate ai ferrovieri, categoria coccolata da Mussolini, perché rappresentava l’Italia futurista ed efficiente, uno dei grandi vanti del regime era fare arrivare i treni in orario, fu affidato nel 1927 a Giovan Battista Santangelo e Luigi Epifanio che si ispirarono, come abbiamo detto, al concetto di “Città Giardino” teorizzato da Ebenez Howard, noto urbanista inglese, che nelle sue riflessioni si era basato sulle teorie dei socialisti Robert Owen e Charles Fourier.

Howard proponeva,infatti, di progettare quartieri incentrati su un parco centrale, attorno al quale si sarebbero sviluppate le aree residenziali a bassa densità, possibilmente unifamiliari servite da ampi viali puliti, con servizi, negozi, teatro, chiesa, zone produttive e zone amministrative, in modo tale da rendere questi centri completamente autosufficienti.

Per realizzare nella pratica tali concetti, Giovan Battista Santangelo e Luigi Epifanio, ipotizzaro di realizzare su un’area di 54.000 mq, di cui quasi 18.000 vennero destinati a strade e marciapiedi, 32 palazzine di 2 o 3 piani, tutte con i tetti rossi. Ogni palazzina, divisa in 4 abitazioni monofamiliari che dispongono tutte di veranda o di logge, ha un giardino che la circonda. Però tali palazzine non sono tutte uguali, ma sono presenti ben 11 differenti tipologie stilistiche di abitazione. Tra gli stili costruttivi troviamo lo stile liberty ed il neobarocco, ma allontanandosi da via Libertà gli stili vengono semplificati maggiormente.

La circolazione stradale è assicurata dall’alternanza di ampi viali alberati e piccole strade che non seguono un indirizzo retto, ma curvano in maniera apparentemente casuale. Il lato che si affaccia su via Libertà è più curato dal punto di vista decorativo, e sempre qui è presente, in corrispondenza di via Pasubio, un’ampia porta monumentale,porticata, in stile neoclassico e a forma semicircolare, che funge da ingresso al quartiere, la cosiddetta Piazza Esedra.

I lavori di costruzione procedettero molto rapidamente, tanto che il complesso venne inaugurato il 28 ottobre del 1931, con il nome di Quartiere Littorio, che nel 1943 fu ribattezzato Matteotti.

E durante i lavori di costruzione del quartiere, nello specifico, nel 1927 durante i lavori di taglio degli alberi degli agrumeti che popolavano piano del Ranchibile, dove adesso si trova piazza Edison è stato trovato uno dei tanti luoghi misteriosi di Palermo, il cosiddetto Pozzo Sicano, di di dimensioni ragguardevoli: venti metri di profondità, dodici metri di larghezza, quattro rampe di scale per complessivi novantacinque gradini intagliati nella pietra e una galleria lunga trenta metri e larga quasi due metri.

Fino a non molto tempo fa, nel fondo si raccoglieva l’acqua limpida proveniente, copiosamente, dalla galleria, determinando un incantevole spettacolo naturale. Poi l’incuria e l’assenza di un minimo di vigilanza hanno trasformato il pozzo in un’enorme discarica.

Ma chi diavolo l’ha costruito ? Agli inizi del 1940 Alfredo Salerno, un medico e speleologo appassionato di geologia e preistoria, provò a dare alla grande voragine il giusto valore nonché età. Dopo essersi calato, scoprì sulle pareti della galleria di fondo dei graffiti che ritenne risalire all’età preistorica, al tempo dei misteriosi Sicani (anche se, a dire il vero, secondo gli storici greci nel Palermitano vi erano gli altrettanto poco noti Elimi), da cui il nome con cui è noto comunemente.

Secondo un orientalista dell’Università di Napoli si tratta di nomi propri di persone in caratteri libici del III secolo avanti Cristo, per cui l’opera sarebbe stata utilizzare per garantire il rifornimento d’acqua alla guarnigione punica di Zyz. Il problema è che questo pozzo è ben lontano dalle Paleopolis, per cui la sua utilità, in caso di assedio, sarebbe stata alquanto dubbia

Solo nel 1988 una esplorazione “moderna” ha permesso di datarne l’origine nel tardo Medioevo, quando nell’area di via Libertà, per rispondere alle esigenze legate alla ristrutturazione urbanistica della città, si diffondono numerose cave di pietra: il pozzo sembra sia stato costruito per realizzare una fontana pubblica in una zona arida per far fronte alle esigenze degli operai delle cave e dei contadini che lavoravano negli agrumeti.

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