L’ascesa di Attila

Il buon Prisco, volendo essere uno storico accurato e non un diarista, volle narrare anche le cause che lo costrinsero ad andare presso gli Unni. E questo in fondo, sono riconducibili a una sola: l’attivismo geopolitico di Attila

Come raccontato in precedenza, all’inizio, i rapporti tra Romani, specie quelli della Pars Occidentis e Unni, erano collaborativi: tradizione che continuò anche nei primi anni del governo congiunto di Attila e di suo fratello Bleda. Nel 435 entrambi ricevettero un’ambasceria da Flavio Ezio, in cui Ravenna chiedeva aiuto contro le minacce nella Gallia, ovvero Burgundi, Bagaudi (ribelli separatisti) e Visigoti; in cambio dell’invio di truppe mercenarie in sostegno dell’Impero, gli Unni avrebbero ottenuto dall’Impero le province di Pannonia e Valeria.

Attila e Bleda, visto la contropartita, accettarono senza problemi:nel 436/437 contribuirono alla distruzione del regno dei Burgundi, che ispirò la saga dei Nibelunghi; sempre nel 437 truppe unne arruolate nell’esercito di Litorio, sottufficiale di Ezio, contribuirono alla repressione dei Bagaudi in Armorica e alla sconfitta dei Visigoti alle porte di Narbona, che costrinse i Goti a levare l’assedio: si narra che i vittoriosi Unni facenti parte dell’esercito di Litorio portarono ciascuno alla popolazione affamata un sacco di grano.

Questi successi però provocarono, cosa che a noi moderni può apparire strana, una serie di lamentele tra gli intellettuali della Pars Occidentis; da una parte, i tradizionalisti, come loro solito, si lamentavano dell’utilizzo massiccio di soldati barbari. Dall’altra, alcuni scrittori cristiani erano scandalizzati dal fatto che Litorio permettesse agli Unni di fare sacrifici alle loro divinità pagane e per il fatto che alcune bande di Unni saccheggiassero alcune regioni dell’Impero senza alcun controllo, sostenendo che se i Romani avessero perseverato a utilizzare un popolo pagano (gli Unni) contro un popolo cristiano seppur ariano (i Visigoti), avrebbero perso presto il sostegno di Dio.

Così quando Litorio fu sconfitto, Ezio dovette a malincuore congedare i suoi mercenari. Così Attila e Bleda si trovarono in casa una serie di guerrieri disoccupati; per tenerli a bada, bisognava trovare il modo di pagare loro il soldo, prima garantito dall’Impero d’Occidente, senza dissanguare le casse reali.

Per fortuna dei due fratelli, nell’Impero si era scatenata l’emergenza Vandali, che avevano conquistato Cartagine, impadronendosi delle province più ricche della Pars Occidentis e si erano dedicati con entusiasmo alla pirateria. Per tenerli a bada, come avvenuto tra il 430 e il 435, le due parti dell’Impero organizzarono una spedizione congiunta.

Però, Teodosio II, prima di muoversi, doveva prima rendere sicuro il fronte balcanico: per cui decise di concludere un accordo con Attila e Bleda… Avvenimenti così raccontati da Prisco

Un sovrano degli Unni, chiamato dagli storici romani e greci Roas, Rugila o Roua, re degli Unni, con l’intenzione di entrare in guerra con gli Amilzouri, gli Itimari, i Tonosours, iBoiskoi, e altre genti accampate sul Danubio, e che si erano fatti forti di una alleanza con i romani, inviò Eslas, un uomo abituato a percepire le differenze tra lui e i Romani, con la minaccia di rompere la tregua esistente, se non fossero stati riconsegnati tutti quelli che si erano rifugiati in mezzo a loro. Quando i Romani stavano già progettando di inviare un’ambasciata agli Unni, Plinthas e Dionisio accettarono di andare in avanscoperta – Plinthas essendo uno Scita e Dionisio di razza tracia – entrambi quegli uomini erano comandanti di eserciti e avevano raggiunto ilconsolato tra i romani. Plinthas era stato console, e fu, in questo periodo l’uomo più influente a corte; anche Dionisio era stato console. Poiché riteneva che avrebbe raggiunto Eslas Roua prima dell’ambasciata che stava per essere inviata, Plinthas inviò Sengilach, probabilmente un Alano o un Unno a giudicare dal suo nome, che era un uomo del suo seguito personale, per tentare di convincere Roua ad avviare negoziati con lui e non con qualsiasi altro romano.

Ma essendo morto Roua, e il regno degli Unni passato ad Attila e Bleda, il senato romano ritenne che Plinthas avrebbe dovuto inviare la sua ambasciata a loro. Quando questo decreto venne ratificato per lui dall’imperatore, Plinthas chiese di avere anche Epigene perché si unisse all’ambasciata, dal momento che era un uomo con una grande reputazione di saggezza, e ricopriva la carica di questore. Plinthas, una volta ottenuta l’approvazione, su tutto quello che aveva richiesto perl’ambasciata, raggiunse Margus. Questa è una città della Moesia in Illirico, situata sul fiume Danubio, di fronte al forte di Constantia, che si trova sulla riva opposta, dove le tende reali degli Sciti (Unni) erano state piantate. Questi tennero una riunione, fuori dalla città, in sella ai loro cavalli, perché non sembra che i barbari siano abituati a conferire dopo aver smontato da cavallo,e così gli ambasciatori romani, memori della propria dignità, vollero seguire la stessa prassi degli Sciti, al fine di non trovarsi a piedi, in discussione con altri uomini a cavallo. [Venne concordato che in futuro i romani non avrebbero ricevuto] coloro che fossero fuggiti dalla Scizia e, inoltre, che coloro che fossero già fuggiti, insieme con i prigionieri romani che erano fuggiti nelle loro terre senza riscatto, avrebbero dovuto essere riconsegnati, a meno che, per ogni latitante, non venissero pagati otto pezzi d’oroa coloro che lo avevano catturati in guerra. Venne inoltre convenuto che i Romani non avrebbero stipulato alleanze con nessuna tribù barbara, che fosse stata in guerra contro gli Unni, che ci potessero essere commerci con uguali diritti, e in sicurezza, per i romani e gli Unni, che il trattato sarebbe stato mantenuto e sarebbe rimasto in vigore, e che settecento pezzi d’oro sarebbero stati corrisposti ogni anno dai Romani ai governanti Sciti.

In questi termini i Romani e gli Unni stipularono il trattato, e giurarono tra loro, con le loro tradizionali formule, e ciascuno tornò al suo paese. Coloro che erano fuggiti ai Romani vennero riconsegnati ai barbari. Tra di loro c’erano i bambini Mama e Atakam, rampolli della casa reale. Coloro che li ricevettero li crocifissero a Carsum, una fortezza Tracia, dal momento che questa era la pena per la loro fuga. Attila, Bleda, e la loro corte, avendo stabilito la pace con i Romani,marciarono tra le tribù della Scizia per sottometterle, e intrapresero una guerra contro i Sorosgi; ma chi fossero costoro è sconosciuto.

Attila fu un uomo nato per scuotere le razze del mondo, il terrore di tutte le terre; infatti in un modo o nell’altro tutti erano terrorizzati dalla feroce fama che si spargeva su di lui; era altezzoso sulla sua carrozza, gettava il suo sguardo su tutti i lati, in un modo tale, che il potere della superbia si vedeva nei movimenti stessi del suo corpo. Amante della guerra, partecipava personalmente alle azioni, il più autoritario nei consigli, pietoso per i supplici, e generoso verso coloro ai quali un tempo aveva dato la sua fiducia. Era piccolo di statura, con un largo petto, la testa massiccia, e piccoli occhi. Aveva la barba sottile e spruzzata di grigio, il naso piatto, e la carnagione scura, il che dimostrava i segni delle sue origini.

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