Ambasciator non porta pena

 

Così, non si sa bene con quanto reale entusiasmo, Prisco si aggregò all’ambasciata, in cui, sin dall’inizio si rischiò un incidente, causato dalla linguaccia di Bigilas, che come ambasciatore era assai scarso , risolto poi da Massimino, che diede fondo alle sue risorse economiche

Allora, insieme con i barbari abbiamo,prendemmo la strada e raggiungemmo Sardica; un viaggio di tredici giorni da Costantinopoli per un uomo che cammini leggero. Una volta giunti pensammo bene di invitare Edeco, e i barbari che viaggiavano con lui, a cena. Subito dopo, gli abitanti ci diedero pecore e bovini, che abbiamo macellato e quindi preparato il pasto. Nel corso del pasto, così come i barbari elogiavano Attila e l’imperatore, Bigilas disse che non era opportuno confrontare un dio con un uomo, intendendo Attila in quanto uomo e Teodosio in quanto dio. Quindi gli Unni si irritarono, e man mano si scaldarono sempre più, fino ad infuriarsi. Ma noi abbiamo rivolto il discorso ad altre questioni, con aperture amichevoli, ed essi stessi così calmarono il loro spirito; dopo cena, come ci fummo separati, Massimino lusingò Edeco ed Oreste donando loro capi di seta e gemme indiane.”

Doni che pur evitando una poco piacevole rissa, provocarono le rimostranze di Oreste, a quanto pare roso dall’invidia sin da giovane, che chiese spiegazioni sul fatto che lui, romano, a Costantinopoli fosse stato trattato peggio del barbaro Edeco… Ovviamente Massimino e Prisco, ignari del complotto, si arrampicarono sugli specchi. Anche in questo caso, Bigilas mostrò il suo ehm straordinario tatto, che lo aveva  reso famoso tra romani e  barbari, causando uno dei suoi soliti casini

“In attesa della partenza di Edeco, Oreste disse a Massimino che lo riteneva saggio e più nobile, in quanto egli non aveva mai recato offese, come quelli alla corte imperiale. Infatti loro, disse, dopo aver invitato Edeco ad una festa senza che egli lo sapesse, lo avevano onorato con doni. Questo discorso non aveva senso per noi, perché non sapevamo nulla di ciò che è stato rivelato in precedenza; quindi se ne andò senza averci dato alcuna risposta, sebbene gli avessimo chiesto più volte come e quando egli fosse stato trascurato, ed Edeco fosse stato onorato. Il giorno successivo, mentre proseguivamo il viaggio, riferimmo a Bigilas quello che Oreste aveva detto a noi. Egli rispose che Oreste non sarebbe dovuto essere arrabbiato, solo perché non aveva ricevuto lo stesso trattamento di Edeco, perché egli era un servo e segretario di Attila; ma Edeco, al contrario, era un uomo rinomato in campo militare e, poiché era della razza degli Unni, veniva considerato di gran lunga superiore rispetto ad Oreste. Detto questo, e dopo aver conversato in privato con Edeco, ci riferì poi – ma non so se dicesse la verità o simulasse – che aveva riferito ad Oreste ciò che era stato detto, e solo con difficoltà lo aveva calmato, in quanto era molto contrariato per via di queste questioni”

Dopo una sosta nella malridotta Naissus, una dimostrazione di scarso senso dell’orientamento e la consapevolezza che Attila stava per scatenare una nuova guerra, i nostri eroi giunsero all’accampamento del khan degli Unni.

Giunti a Naissus trovammo la città priva di uomini, dal momento che era stata rasa al suolo dal nemico. Nelle chiese cristiane erano radunate molte persone colpite dalla malattia. Ci arrestammo in un luogo aperto, a breve distanza dal fiume, ed ogni luogo lungo la riva era piena di ossa di quelli uccisi in guerra; quindi giungemmo il giorno dopo presso Agintheus, il comandante delle forze in Illiria, non lontano da Naissus, per annunciare i comandi dell’imperatore e ricevere i fuggitivi. Doveva consegnarne cinque dei diciassette a proposito di cui era stato scritto ad Attila. Conversammo con lui e stabilimmo che avrebbe dovuto consegnare agli Unni i cinque fuggitivi, che inviò con noi, dopo averli trattati gentilmente.”

“Dopo aver passato la notte facemmo il viaggio dalle frontiere al Naissus verso il Danubio ed entrammo in una selva fittamente ombreggiata, in cui il percorso ha molte curve, torsioni e avvolgimenti. Qui, quando il giorno spuntò, il sole che sorge si presentò di fronte a noi, anche se avevamo avuto l’impressione di aver viaggiato verso ovest, con il risultato che coloro che ignoravano la topografia del paese si meravigliarono, supponendo che sicuramente il sole stava andando nella direzione opposta, e stava quindi preannunciando eventi strani e insoliti. Tutto questo a causa della irregolarità del luogo, per cui parte della strada rigira verso est.”

“Dopo questo tratto difficile, giungemmo in una pianura boscosa. I barbari traghettatori ci ricevettero in barche che essi stessi costruiscono, tagliando e scavando gli alberi, e ci traghettarono attraverso il fiume Danubio. Essi non avevano fatto tutti questi preparativi al meglio,ma in realtà eravamo stati ricevuti e traghettati da un gruppo di barbari che ci aveva ricevuto sulla strada, perché Attila era ansioso di attraversare al territorio romano, come per una battuta di caccia. Il re degli Sciti aveva avuto veramente l’intenzione di fare questo, come preparativo per la guerra, con il pretesto che tutti i fuggitivi non era stati riconsegnati.”

“Dopo aver attraversato il Danubio e proceduto con i barbari per circa 70 stadi, ovvero otto miglia, fummo costretti ad aspettare in un determinato luogo, in modo che Edeco e il suo seguito potessero recarsi ad Attila come araldi del nostro arrivo. I barbari che avevano agito come nostre guide rimasero con noi, e nel tardo pomeriggio, quando stavamo per consumare la nostra cena, udimmo il rumore dei cavalli venire verso di noi. Poi due Sciti apparvero e ci ordinarono con decisione di recarci da Attila. In primo luogo chiedemmo loro di rimanere a cena, e loro, scesi da cavallo, vennero trattati bene; poi, il giorno dopo ci guidarono nel nostro cammino.

Ovviamente, non potevano, vista la loro ignoranza sugli usi e costumi unni, i nostri eroi non causare un altro colossale casino, che avrebbe potuto mandare a peripatetiche tutto il viaggio

Verso l’ora nona del giorno, giungemmo alle tende di Attila e vedemmo che ve ne erano molte altre intorno; ma quando stavamo per piantare le nostre tende su una collina, i barbari che si erano uniti a noi ce lo impedirono, in quanto la tenda di Attila era su un terreno più basso. Ponemmo il campo dove sembrava meglio per gli Sciti, quindi Edeco, Oreste e Scottas, e altri uomini scelti scelti tra gli Unni, giunsero e ci chiesero cosa stavamo cercando di guadagnare facendo quell’ambasciata.

“Noi rimanemmo stupiti dalla richiesta inaspettata, e ci guardavamo l’un l’altro, ma loro continuavano a pretendere da noi una risposta. Rispondemmo quindi che l’imperatore ci aveva dato l’ordine di parlare con Attila, e senza intermediari; ma Scottas, arrabbiandosi, rispose che questo era l’ordine del loro capo per loro, e che egli non sarebbe venuto da noi in proprio.”

“Rispondemmo che questa legge non era mai stato prevista per gli ambasciatori – vale a dire che costoro debbano negoziare con altri le cose per cui sono stati incaricati dell’ambasciata. Inoltre, dicemmo loro che gli Sciti non ignoravano tutto questo, dato avevano già tenuto frequenti ambasciate all’imperatore, ed era giusto ottenere una parità di trattamento, e non aggiungemmo nulla circa l’aspetto economico della nostra ambasciata.”

“Così Scottas ci interruppe e andò da Attila; e quindi di nuovo ritornò senza Edeco. Ci riferirono tutto ciò per cui eravamo venuti come ambasciatori e ci ordinarono, quindi, di ripartire il più presto possibile a meno che non avessimo dell’altro da dire. Rimanemmo ancora più sbigottiti di fronte a queste parole, perché non era facile capire come le questioni stabilite dall’imperatore in segreto, fossero diventate ben note.”

“Considerammo che non vi era alcun vantaggio per la nostra ambasciata in quella risposta, a meno che non avessimo avuto accesso allo stesso Attila. Così dicemmo loro: ‘il dubbio del vostro capo è se veniamo da ambasciatori per trattare delle questioni menzionate dagli Sciti o per altre attività, ma per nessun motivo potremmo discutere di tutto questo con altri uomini.’ Tuttavia ci ordinarono ancora di partircene immediatamente.”

L’impresa sarebbe finita qui e il nostro Prisco, con suo sommo sollievo, sarebbe tornato ai suoi agi a Costantinopoli, sennonché Begilas, che immagino somigliante al buon Filini, se ne uscì con il più classico

Tranquilli, non vi preoccupate, ci penso io ! State in una botte di ferro

Il che provocò scongiuri, invocazione a Giove Pluvio e segni della croce da parte di tutto il gruppo

“Mentre stavamo facendo i preparativi per il viaggio Bigilas venne a lamentarsi con noi a causa della nostra risposta, dicendo che sarebbe stato meglio nascondersi dietro una bugia che tornare senza successo. Disse: ‘Ho conversato con Attila, e dovrei averlo facilmente convinto a mettere da parte le sue divergenze con i romani, da quando sono diventato suo amico durante l’ambasciata con Anatolio.’ Disse tutto questo, e che Edeco era ben disposto verso di lui. Con questo artomento a proposito dell’ambasciata, e di questioni che dovevano essere discusse in ogni caso, cercò di ottenere – sia vero o falso – la possibilità di attuare il piano, secondo quanto era stato deciso contro Attila; anche perché aveva portato con se l’oro che, come aveva detto Edeco, era necessario distribuire tra gli uomini nominati.

Come sempre succede, il diavolo fa le pentole e non i coperchi

Ma senza che lui ne fosse a conoscenza, poiché Edeco o aveva dato una falsa promessa o aveva avuto paura che Oreste riferisse ad Attila quello che aveva detto a noi in Sardica, dopo il banchetto; In ogni caso, egli temeva di venire incolpato per aver conversato con l’imperatore e l’eunuco, e non con Oreste; e così rivelò ad Attila il complotto contro di lui, e la quantità di oro da inviare. E inoltre rivelò anche lo scopo della nostra ambasciata.”

Così il presunto Flagello di Dio invece di scuoiare vivi o impalare i fedifraghi, decise di sopportare con somma pazienza quella banda di scocciatori e di intriganti

“Il nostro bagaglio era già stato caricato sulle bestie da soma, e, non avendo altra scelta,cercammo di iniziare il nostro viaggio di ritorno durante la notte; ma altri barbari ci raggiunsero edissero che Attila ordinava di attendere a causa dell’ora tarda. Nel luogo in cui ci trovavamo, comeho appena esposto, giunsero poi alcuni uomini portandoci un bue e del pesce di fiume mandati daAttila, e così potemmo cenare e poi tornammo a dormire.

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