Finalmente, a via Giolitti

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Come molti sanno, qualche tempo fa mi sono pubblicamente lamentato dell’inerzia da parte degli uffici preposti nel verificare le condizioni del portico di via Giolitti 225, che era stato soggetto a sequestro i primi di febbraio, a causa di possibili problemi di stabilità.

Sequestro, che ha impattato gravamente sulla vita di chi abita in quel palazzo, riducendo anche l’attività della scuola d’italiano de la Casa dei Diritti Sociali e complicando la vita al nostro buon Gaetano.

Per caso, che per effetto delle mie parole, nei giorni successivi questo benedetto sopralluogo è stato effettuato. La prima buona notizia è che il portico, grazie a Dio, non rischia di crollare sulla testa dei passanti. La seconda è che, da lunedì scorso sono cominciati i lavori di sistemazione e pulitura dell’area, che spero terminino entro questa settimana.

Dato che tutto è bene quello che finisce bene, a questo punto che si fa ? L’idea è che ad Aprile, in funzione della disponibilità di Mauro Sgarbi, santo subito, realizzeremo il nuovo murale dedicato a Gaetano. Quando sarà finito, per festeggiare la chiusura di una vicenda assurda, faremmo una bella sonata con Le danze di Piazza Vittorio…

Rimanendo in tema, continua la polemica sulla poster art all’Esquilino. Premesso che la cosa comica è chi più si riempie la bocca di rispetto delle regole, quando viene interrogato sul tema, sembra averne idee assai vaghe, tra un post e l’altro mi è venuto in mente come più di un anno fa, sulla facciata delle Viperesche, edificio ben più storico dei nostri Portici, un artista di Piazza Vittorio fece un intervento simile.

Nessuno all’epoca si stracciò le vesti. Perché non era un luogo di passaggio ? Per una sorta di razzismo nei confronti di chi vive fuori del Rione ? In realtà sospetto che la questione sia più complessa.

L’intervento dell’artista nostrano era più finalizzato a fornire uno spettacolo piacevole allo sguardo, che a fare riflettere. Per cui ha realizzato un’immagine neutra, dal contenuto rassicurante.

Ben altro fanno Pino Volpino e Collettivo Qwerty, che incidono quel bubbone di ipocrisia che nascondiamo dietro il concetto di decoro. Loro non sono sopportati non per quello che fanno, ma per ciò che comunicano…

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