La Volta Gatti

Gatti

Stasera avrei voluto parlare di alcuni dei protagonisti della disfida di Barletta, ma purtroppo, dato che non so stare zitto, mi sono lasciato trascinare daa RomafaSchifo in una discussione relativa a Piazza Dante.

Uno dei social manager, immagino si possano chiamare così, ha pubblicato un intervento sulla sua pagina facebook del blog, in cui si definiva feccia un gruppo di cittadini che si opponeva alla creazione di un ulteriore parcheggio sotterraneo, spero aperto anche ai residenti e non solo ai servizi segreti, che avrebbe impattato sulla fruibilità del giardino.

Ora, sapete bene, che non avendo l’automobile per scelta di vita, il mio tasso di interesse sui parcheggi di piazza Dante è meno che nullo; in più, non ho problema dirlo, io sono uno dei sostenitori dell’idea della monumentalizzazione della Volta Gatti. In più non sono per nulla entusiasta del realizzare un parcheggio nel ben mezzo degli Horti Lamiani.

Però, data la complessità della questione e le diverse e contrastanti esigenze di chi vive e abita nell’Esquilino, ritengo lecite posizioni diverse della mia.

Detto questo, che diavolo è questa Volta Gatti ? Provo a raccontarla in poche parole: nel 1906, in occasione degli sterri relativi alle fondazioni dell’attuale sede dei Servizi Segreti, l’archeologo Giuseppe Gatti, lontano parente del povero collega con cui condivido l’ufficio, che prima o poi faranno santo, si accorse della presenza di una struttura del I secolo, che collegò al palazzo di Caligola.

Nel 1909 Gatti decise di approfondire lo studio di tali reperti, scoprendo presso piazza Dante, in prossimità dell’angolo fra le vie Ariosto e Galilei, delle stanze stanze voltati, probabilmente con funzione di supporto a un probabile giardino pensi e di soggiorno, da mettere in relazione con i bracci di un criptoportico trasformato successivamente in mitreo

Lascio la parola all’archeologo Donato Alagia, per la descrizione di quanto ritrovato

Il più grande ambiente ritrovato consisteva in una sala absidata del cui pavimento si riconobbe qualche piccolo residuo in mosaico bianco. Le pareti conservavano buona parte dell’intonaco dipinto a vari colori su fondo bianco con eleganti scomparti architettonici e decorazioni floreali

Sotto il piano di imposta della volta correva un fregio diviso da sottili colonnine alternate a tripodi, che sostenevano la cornice dell’abside: al centro dei riquadri vi erano tracce di figurine femminili in piedi e di puttini. La cornice superiore era ornata con piccoli medaglioni, genietti alati e animali fantastici. Nella fascia soprastante vi era una serie di quadretti che contenevano volute vegetali su cui si posavano degli uccelli. Entro edicole, sostenute da quattro colonne e da cui pendevano delle corone, comparivano alcune figure. Le architetture inoltre limitavano grandi scomparti decorati da steli fioriti e piccoli festoni,figurine di quadrupedi e volatili.

A nord della stanza absidata, a nove metri di distanza, fu scoperto un altro vano per la lunghezza di 7 m coperto con volta a botte. La volta e le pareti erano rivestite di intonaco dipinto in colore giallo con riquadrature in rosso nelle quali si intravedevano quadretti con figure. Lungo l’imposta della volta correva una cornice in stucco rosso. Un altro muro in laterizio fu portato alla luce tra i due vani, appartenente forse ad un’altra sala oblunga. Anche in questa parete rimanevano tracce di intonaco rosso e dell’imposta della volta.

La fotografia dell’ambiente absidato mostra gli scomparti architettonici e le decorazioni floreali descritti, i quali, riconducibili al IV stile pompeiano, sono direttamente confrontabili con le pitture di alcuni ambienti della Domus Aurea di Nerone attribuiti al periodo postneroniano.

Questi ultimi sono caratterizzati da ornati di due tipi,entrambi in connessione con cambiamenti costruttivi e ristrutturazioni postneroniane: il primo comprende decorazioni in rosso-marrone su fondo giallo-ocra, il secondo presenta decorazioni semplici rese con linee rosse su fondo bianco. La decorazione dell’ambiente absidato di piazza Dante mostra stringenti analogie, per esempio, con quella della Sala degli Uccelli, dove su un fondo bianco si stagliano motivi architettonici in giallo e rosso-marrone, mentrenelle vignette figurano uccelli di vari colori.

Dinanzi a tutto questo ben di Dio, Gatti si dimenticò di dare un’occhiata alle volte o se lo fece, si dimenticò di documentare il tutto. Così, quando durante gli ultimi lavori di ristrutturazione del Palazzo di Piazza Dante, saltò fuori la loro decorazione, che comprende preziosi decori in marmo e mosaici in pasta di vetro e che si sviluppa in diverse fasi temporali, che vanno dall’età augustea a quella flavia, gli archeologici rischiarono il proverbiale coccolone.

E da quel momento in poi, è cominciato il dibattito su come valorizzare e musealizzare questa ricchezza archeologica…

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