Onore al Macro Asilo

Il-Macro-a-Roma

A differenza di parecchi soloni, ha grande stima per il coraggio, la sensibilità e l’intelligenza di Giorgio de Finis: ritengo geniale sia il MAAM, sia il progetto del Macro Asilo, il quale, citando la presentazione

trasforma l’intero museo in un vero e proprio organismo vivente, “ospitale” e relazionale, che invita all’incontro e alla collaborazione persone, saperi e discipline in una logica di costante apertura e partecipazione della città e del pubblico. L’ingresso è, infatti, libero per tutti.

L’idea stessa di istituzione museale in questo percorso punta a essere rinnovata con l’intento di tessere una relazione nuova e prolifica tra l’arte e la città. La sperimentazione, in tal senso, riguarda proprio il Museo di arte contemporanea della città e ne indaga la sua funzione civica di istituzione che opera nel tempo presente sulla produzione di sapere, senso e conoscenza, che attraverso l’arte si riesce a mettere a disposizione delle persone. Il Macro Asilo è il primo tassello del Polo del Contemporaneo e del Futuro che si configura come presenza complementare rispetto alle altre istituzioni come MAXXI e Galleria Nazionale, per mettere a disposizione di chi abita in città uno spettro ricco di punti di vista ed esperienze.

È da questa sfida che è partito il lavoro di de Finis, in stretta collaborazione con l’Azienda Speciale Palaexpo, che dal 1 gennaio 2018 gestisce il Museo, e la Sovrintendenza Capitolina che, in quanto struttura di Roma Capitale, preserva la responsabilità sulla conservazione e valorizzazione della collezione del Museo nonché del suo Archivio e della Biblioteca.

Per consentire tutto questo si è partiti da un totale ripensamento degli spazi stessi del Museo e della sua articolazione. Il nuovo progetto di allestimento è stato realizzato dall’architetto Carmelo Baglivo.

Entrando nel Museo il pubblico si trova di fronte a uno spazio profondamente diverso potendo attraversare in maniera libera e casuale tanti diversi ambienti tematici tra cui il salone dei forum, dove a parete viene presentata con una grande quadreria una selezione delle opere della Collezione, una sorta di invito “visivo” a collaborare e stare insieme; al centro di questo salone, il “Tavolo dei tavoli” opera abitabile realizzata per l’occasione da Michelangelo Pistoletto.

Tra le nuove stanze anche quella dedicata a Rome (nome plurale di città), la stanza delle parole (dedicata al vocabolario del contemporaneo), quella di lettura, la stanza dei media, le stanze-atelier (quattro spazi gemelli progettati per gli artisti che realizzeranno un’opera all’interno del museo). Inoltre due “ambienti” d’artista e una project room, stanze-opera che ospiteranno progetti partecipati, installazioni, performance, aggiungendo, nel corso del tempo, altri 50 ambienti a tema che si sommano a quelli già proposti dal museo.

Progetto ambizioso, quello del Macro Asilo, che ha trasformato uno spazio, spesso avulso dalla città, in laboratorio dadaista di sperimentazione culturale, che ha cercato di riaccendere la fiamma della creatività, in una Roma sempre più desertificata culturalmente, che antepone il perbenismo all’utopia e all’avanguardia.

Progetto che ha avuto anche numerosi encomi a livello internazionale e un grande successo di pubblico: 151.000 ingressi in sei mesi, a fronte dei 161.000 del 2016, parlano chiaro e dimostrano quanto sia in malafede Tonelli, ma, d’altra parte lui se su Roma fa Schifo difende gli interessi dei palazzinari romani, su Art Tribune si fa portavoce della lobby dei galleristi e curatori tradizionali, che hanno guardato con il fumo negli occhi un’esperienza così di rottura.

Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, forse il progetto, volendo assecondare in tutti i modi le paturnie e le vanità degli artisti, a volte è stato troppo dispersivo e autoreferente, privo di un centro unificante: ma sono quisquiglie che si possono perdonare e con il tempo si sarebbero facilmente superate.

Ma il Comune di Roma ha deciso altrimenti, lanciando il progetto alternativo del Polo delle culture contemporanee, che in vena di buone intenzioni vedrà coinvolti, oltre al Macro, anche Palazzo delle Esposizioni e il Mattatoio, la cui direzione sarà affidata a un bando pubblico, che ha come termine per presentare le candidature il 22 luglio 2019.

Per il Macro, l’ambizione è, citando il bando

valorizzare l’apertura, la pluralità, le pratiche discorsive, verso una trasformazione della figura del visitatore che contribuisce alla creazione di contenuti, incoraggiando la presenza di studenti e promuovendo la ricerca e la sperimentazione artistica nazionale e internazionale. Particolare importanza sarà data alla collaborazione con le Accademie e gli Istituti di cultura presenti a Roma

Propositi in neolingua, che, detto tra noi, significano tutto e nulla.

Più concretezza, in quanto previsto per il Palazzo delle Esposizioni, spazio dedicato alle mostre più digeribili per il grande pubblico. Tra le mostre previste nel prossimo biennio, tra le altre, sono già in programma: Sublimi Anatomie, una mostra sull’osservazione storica e contemporanea del corpo umano, Carlo Rambaldi e Makinarium, gli effetti speciali visuali declinati secondo la tradizione artigianale della ”meccanotronica”; Tecniche di evasione, sulle modalità del dissenso degli artisti nell’Europa dell’Est; due grandi retrospettive dedicate a Jim Dine e a Gabriele Basilico e, nell’ottobre 2020, la XVII edizione della Quadriennale.

Infine, il Mattatoio diverrà il nuovo Laboratorio permanente sui linguaggi della performance. La Pelanda costituirà un polo di ricerca, produzione, presentazione e formazione interdisciplinare dedicato alla performance nei quattro ambiti principali di arti visive, musica, teatro e danza.

Per cui, tutto bene? In teoria diciamo di sì, però, visto il rapporto tragicomico esistente tra l’amministrazione Raggi e i bandi pubblici, sono pronto ad aspettarmi le cose più assurde…

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