Le tombe dei due Guglielmi

monreale

Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale. In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:

“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.

Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno. Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d’oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini (“i mastri di l’oru”) dell’interno

La realtà, in verità, è assai più prosaica: le polemiche seguite alla sepoltura di Ruggero II, in cui la volontà dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio si era imposta sugli ultimi desideri del re normanno si erano trasformate in un grave vulnus per l’autorevolezza della dinastia Altavilla.

In qualche modo, tale onta doveva essere lavata: per cui Guglielmo II il Buono provvide alla fondazione nel 1174 di una chiesa dinastica, con funzione di sepolcreto reale: Santa Maria la Nuova; anch’essa in una sede diversa da Palermo, ma questa volta limitrofa alla capitale, a Monreale. Concepito come chiesa dell’annessa abbazia territoriale benedettina, indipendente dalla cattedra di Palermo, nel 1178 l’abate Guglielmo ottenne da Papa Lucio III che fosse costituita l’arcidiocesi metropolitana di Monreale e la chiesa abbaziale elevata al rango di cattedrale, in modo da potersi contrapporre al clero panormita

Iniziativa appoggiata da Guglielmo, che sin dall’inizio, omaggiò la chiesa una sequenza infinita di privilegi e concessioni reali, anche perchè con la costruzione di tale complesso sacro, riprendere un tema propagandistico assai caro ai suoi antenati: quello dell’equiparazione tra gli Altavilla e gli imperatori di Bisanzio, andando anche oltre quanto fatto da Ruggero II, che si era limitato a replicare i Santi Apostoli di Costantinopoli.

Concependo un complesso costituito da la chiesa dinastica, il convento dei benedettini e palazzo reale, ripropone quanto è presente a Bisanzio, con il Sacro Palazzo costantinopolitano e la cattedrale di Santa Sophia. E se Santa Sophia viene considerata la «Grande Chiesa», anche Monreale funge da grande chiesa di Stato, sostituendosi alla cattedrale di Palermo. La fondazione di Monreale duplica il polo civile, costituito dal “Palazzo dei Normanni”, e si opponeall’unico polo del potere religioso della capitale, sminuendo il ruolo del suo ambizioso arcivescovo.

In più, Guglielmo, che era unanimente stimato, così lo definisce una cronaca dell’epoca

Nel tempo, in cui quel re cristianissimo, al quale nessuno fu secondo, teneva le redini di questo regno, fra tutti i principi egli era il più grande; copioso di ogni bene, era chiaro di stirpe, bello della persona, forte, avveduto, ricchissimo. Era il fiore dei re, la corona dei principi, lo specchio dei guerrieri, il decoro dei nobiii, fiducia degli amici, terrore dei nemici, vita e forza del popolo, salvezza dei miseri, dei poveri, dei viandanti, fortezza dei lavoratori. Vigeva al suo tempo il culto della legge e della giustizia. Ciascuno nel regno era pago della sua sorte. Per ogni dove era pace e sicurezza; il viandante non temeva le insidie dei masnadieri, né il nocchiero quelle dei pirati

doveva esaltare il ruolo della sua famiglia, dando degna sepoltura al padre, come dire, alquanto controverso, nel nuovo mausoleo dinastico. Per fare questo, replicò quanto fatto dal nonno Ruggero II a Cefalù, per sottolineare come Guglielmo I il Malo fosse, nonostante tutto, degno figlio di tale padre.

Tomb_of_William_I_of_Sicily_-_Cathedral_of_Monreale_-_Italy_2015

Per cui, fece costruire un mausoleo a baldacchino, andato perso nell’incendio del 1811, anche per ribadire le discutibili pretese della sua famiglia sul regno di Gerusalemme; tra l’altro, Guglielmo, dopo la sua conquista da parte di Saladino, provò a realizzare il colpo gobbo. Nella primavera successiva, inviò infatti la flotta normanna in Terrasanta: il suo ammiraglio Margarito di Brindisi, con 60 navi e 200 cavalieri, pattugliò la costa della Palestina impedendo costantemente a Saladino di occupare altri porti crociati; infine, nel luglio 1188 sbarcò a Tripoli, allontanando momentaneamente i musulmani dalla costa. La morte precoce e le vicende della III Crociata impedirono al re normanno di realizzare il suo sogno

Inoltre Guglielmo II, rispettando la tradizione di famiglia, seppellì il corpo paterno in un mausoleo di porfido, per ribadire il legame tra gli Altavilla e gli antichi imperatori romani. Per lui, invece ha in mente ben altro. Come disposizione testamentale, si fece seppellire ai piedi dell’altare maggiore del Duomo di Monreale, così che l’officiante della messa si dovesse inginocchiare sulla sua tomba.

Imitando quanto fatto da Costantino con i Santi Apostoli, anche Guglielmo immagina la chiesa di Santa Maria la Nuova come un sacrario, laddove il suo corpo si presenta come reliquia insigne. Una collocazione in verità ambigua, in verità: da una parte, il suo corpo mortale è partecipe della sacralità del luogo, ottenendo una sorta di viatico per Paradiso, costringendo il clero a venerarlo; dall’altra, essendo la tomba calpestata dal medesimo clero, è anche una dichiarazione di estrema umiltà

Ambiguità simbolica che viene risolta nella Controriforma: l’arcivescovo Ludovico I Torres, preso dallo spirito del Concilio di Trento, trasferisce il suo corpo in una più modesta sepoltura nei pressi del sepolcro del padre Guglielmo. Modesta per dimensioni e materiali: il comune marmo bianco, decorato con glifi dal sapore rinascimentale

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