Lire Agostane

lira

Domani, dalle 19.30 in poi, nei giardini di via Carlo Felice, si terrà una sonata dedicata a uno degli strumenti più antichi del Mediterraneo: la lira calabrese, erede di una grande famiglia, che vede come capostipite la lira pontica, che risale ai tempi di Socrate, e come massimo esponente la lira bizantina

Famiglia che vuoi o non vuoi, grazie ai Sasanidi e ai nomadi delle steppe, si è diffusa per la via della seta, sovrapponendosi con tanti altri e simili strumenti ad arco. Così, il nostro viaggio verso est comincia, con il Kemence turco, lievemente più piccolo della lira calabrese, con 3 corde, che è suonato tenendolo in posizione verticale con la base poggiata sul ginocchio del musicista.

Kemence il cui nome deriva dal kamancheh persiano, che significa piccolo arco, benché i due strumenti si somiglino ben poco. Il kamanche è uno strumento della musica colta e di corte, grande suonatore ne lo Shāh Ismāʿīl I, fondatore dell’impero safavide, e ha un lungo manico con tastiera che il produttore modella come un cono inverso troncato per facilitare il movimento dell’archetto quando si muove verso il basso. Il manico ha due pioli su entrambi i lati e la parte terminale del manico.

Tradizionalmente i kamancheh avevano tre corde di seta ma gli strumenti moderni hanno quattro corde di metallo, accordate come un violino in Sol, Re, La, Mi. Lo strumento ha un lungo manico e una cassa armonica inferiore a forma di ciotola, ricavata da una zucca o da un ceppo di legno, solitamente ricoperta da una membrana ricavata dalla pelle di un agnello, capra o qualche volta pesce, su cui è montato il ponticello. Dal basso sporge una punta per sostenere il kamancheh mentre viene suonato, in maniera analoga a un violoncello sebbene si tratti di uno strumento che ha la lunghezza di una viola. Il perno terminale può appoggiare sul ginocchio o sulla coscia mentre il suonatore sta seduto.

Ancora più a est, tradizionale strumento mongolo a due corde, suonato con un archetto. Il manico e la cassa armonica sono generalmente ricavati da legno di pino o larice. La cassa armonica è ricoperta con una pelle o con una sottile tavola di legno. Le corde, anche quelle dell’archetto, sono tradizionalmente ricavate da crine di cavallo.

L’igil viene tenuto in posizione quasi verticale quando viene suonato, con la cassa rivolta in basso. La tecnica classica per suonare lo strumento prevede di toccare le corde con le unghie o con la punta delle dita, ma senza esercitare pressione sulle corde stesse. L’igil non ha tasti. L’archetto viene utilizzato con l’altra mano.

In Cina abbiamo una vasta famiglia di strumenti ad arco, detta degli huqin.Il capostipite è l’erhu, a due corde, suonato con un archetto, che però non può essere separato dallo strumento. Le corde generalmente vengono accordate a una distanza di una quinta: re3-la3.

Lo strumento è composto da una piccola cassa armonica di forma esagonale o anche ottagonale – più raramente tonda – su cui è tirata una pelle di serpente (secondo la tradizione, di pitone) e sulla quale è appoggiato il ponticello. Nella cassa si innesta il collo, alla cui sommità si trovano due bischeri che servono per tirare le due corde; anticamente queste ultime erano di seta, mentre oggi sono di acciaio

Una sua variante è il Sihu, costruito però in bambù e con quattro corde, invece che due

Sempre in bambù, ma molto più piccolo e con una sola corda, è il jinghu, strumento generalmente impiegato per accompagnare il canto nell’Opera di Pechino.

Infine vi è il Banhu che ha una storia di più di 300 anni ed è così chiamato a causa della cassa realizzata con del legno sottile. All’inizio era diffuso principalmente nel nord della Cina e alcune opere locali come il Bangzi della provincia del Hebei, l’opera Pingju, l’opera Yuju e l’opera Qinqiang utilizzano il Banhu come strumento principale di accompagnamento. Il Banhu ha un profondo rapporto con le opere tradizionali, dando voce ai suoi punti forti nell’accompagnamento delle opere locali.

La struttura del Banhu è simile a quella dell’Erhu, tuttavia la cassa è diversa. La parte anteriore della cassa non è realizzata in pelle come nel caso dell’Erhu, ma in legno di paulonia, il che costituisce la chiave della sua tonalità. La chiara e sonora tonalità del Banhu lo rende lo strumento principale della parte alta dell’orchestra.

Un pensiero su “Lire Agostane

  1. Pingback: 6 agosto 2019 “Lire Agostane” al Parco di via Carlo Felice | Esquilino's Weblog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...