Il Chrysotriclinus e il Tempio di Minerva Medica

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In questi mesi, tra una rogna e l’altra, sto scrivendo un breve romanzo ucronico, in cui si ipotizza che la bislacca “ipotesi del 1434”, formulata da Menzies, in cui si sostiene come una ambasciata cinese, organizzata nell’ambito delle spedizioni comandate da Zheng He, abbia raggiunto Venezia e Firenze, ove si trovava il Papa Eugenio IV, presentando doni e documenti concernenti svariate conoscenze astronomiche, nautiche e tecnologiche consolidate dalla civiltà cinese.

Secondo Menzies, questo immaginario e non documentato contatto avrebbe dato il via alla rivoluzione del Rinascimento; ipotizzando che sia avvenuto, sto immaginando un mondo con il Mediterraneo pieno di giunche cinesi, in cui Costantinopoli non è mai caduta, ma sta vivendo un boom economico per i traffici con l’Oriente e dove gli accrocchi immaginati da Leonardo sono realizzati nel concreto, dando origine a una sorta di protorivoluzione industriale.

In tale scenario, Niccolò Machiavelli e il maestro taoista Zhu Huocong indagano su una sorta di “Grosso guaio a Chinatown” nei bassifondi di Costantinopoli: ora, tutto ciò mi sta costringendo a leggere libri e articoli sul Grande Palazzo di Bisanzio, che nasce, è il caso di ricordarlo, come replica e reinterpretazione del Palatino, del Sessorianum e degli Horti Esquilini.

Per i paradossi della storia e in un gioco di specchi, a sua volta il Papa, per affermare la sua parità di ruolo con l’Imperatore dei Rhomanoi, modellerà il Patriarchio Lateranense secondo la pianta e le forme del Gran Palazzo di Costantinopoli.

Per cui, studiando tale Palazzo, mi è caduto l’occhio sul Chrysotriclinus, la sua principale sala di ricevimento, dalla sua costruzione, nel tardo VI secolo, fino al X secolo. Il suo aspetto è noto solo attraverso descrizioni letterarie, soprattutto del X secolo in De ceremoniis, il libro con cui il Basileus Costantino VII Porfirogenito descriveva e codificava il protocollo della sua corte.

La costruzione della sala è attribuita all’imperatore Giustino II, erede di Giustiniano, con il suo successore, Tiberio II Costantino che fece apportare le finiture e le decorazioni.

Giustino II, tra l’altro, soffriva di un disturbo borderline, che cominciò a peggiorare con l’età, ma ebbe la saggezza di abdicare e ritirarsi a vita privata, prima di combinare guai peggiore per l’Impero. Questo è il discorso che fece, passando le consegne al successore, che dovrebbe essere di modello anche a tanti politici contemporanei.

Guarda le insegne del potere supremo. Ora stai per riceverle, non dalla mia mano, ma dalla mano di Dio. Onorale, e da esse riceverai onore. Rispetta l’imperatrice tua madre: ora sei suo figlio; prima, eri il suo servo. Non provare piacere nel sangue; astieniti dalla vendetta; evita queste azioni a causa delle quali ho suscitato l’odio pubblico; e prendi l’esperienza, e non seguire l’esempio, del tuo predecessore. Come uomo, ho peccato; come peccatore, anche in questa vita, sono stato severamente punito: ma questi servi, (e noi ci riferiamo ai suoi ministri) che hanno abusato della mia confidenza, e infiammato le mie passioni, appariranno con me davanti al tribunale di Cristo. Sono stato abbagliato dallo splendore del diadema: si saggio e modesto; ricorda quello che sei stato, ricorda chi sei adesso. Sei intorno a noi tuoi schiavi, e tuoi figli: con autorità, assumi la tenerezza, di un genitore. Ama il tuo popolo come ami te stesso; coltiva gli affetti, mantieni la disciplina, dell’esercito; proteggi le fortune del ricco, soddisfa le necessità del povero.

Tuttavia, le fonti bizantine presentano resoconti contrastanti: l’enciclopedia bizantina Suda, però nota per la sua scarsa affidabilità, attribuisce la costruzione a Giustino I, mentre la Patria Costantinopolitana, una sorta di antologia di guide turistiche dell’epoca, all’imperatore Marciano. Lo storico Giovanni Zonara scrisse che Giustino II aveva ricostruito un precedente edificio, ovvero la Sala ottagonale di Giustiniano I.

In seguito all’iconoclastia bizantina fu arricchita di nuovo sotto gli imperatori Michele III e Basilio I. A differenza dei precedenti edifici quali il Palazzo Dafne del Gran palazzo, aventi scopo unico, questa univa insieme le funzioni della sala del trono, delle udienze pubbliche e di sala dei banchetti ufficiali; a seguito dei lavori di ristrutturazione eseguiti da Niceforo II Foca, la sala divenne il nucleo centrale del Palazzo del Bucoleon.

Dalla fine dell’XI secolo però, gli imperatori bizantini cominciarono a preferire il palazzo delle Blacherne, nell’angolo nord-occidentale della città, come loro residenza. Gli imperatori latini (1204-1261) usarono principalmente il Bucoleone, e così fece, per un certo tempo dopo la riconquista della città nel 1261, Michele VIII Paleologo mentre il Palazzo delle Blacherne era in fase di restauro. Successivamente il Gran Palazzo venne usato raramente e, poco a poco, cadde in rovina. Il Crisotriclinio è menzionato per l’ultima volta nel 1308, anche se le imponenti rovine del Gran palazzo rimasero al loro posto fino alla fine dell’impero bizantino, per essere poi demolite dagli Ottomani.

Nonostante la sua importanza e la menzione frequente nei testi bizantini, nessuna descrizione completa di esso è pervenuta. Da testimonianze letterarie frammentarie, la sala sembra essere stata a forma di ottagono coronata da una cupola.

Al suo interno, il trono imperiale era posto nell’abside orientale (il bimah), dietro una ringhiera di bronzo. L’abside nord-orientale era nota come l'”oratorio di San Teodoro”. Conteneva la corona imperiale e una serie di reliquie, tra cui l’asta di Mosè, ed era anche uno spogliatoio per l’imperatore. L’abside meridionale portava alla camera da letto imperiale (koitōn), attraverso una porta d’argento realizzata dall’imperatore Costantino VII.L’abside settentrionale era conosciuta come il Pantheon, ed era una sala d’attesa per i funzionari, mentre l’abside nord-occidentale, il Diaitarikion, serviva da camera per un amministratore, ed era dove il papias (dignitario bizantino) del palazzo depositava le sue chiavi, simbolo del suo ufficio, dopo la cerimonia di apertura della sala ogni mattina. La sala principale del Crisotriclinio era circondata da un certo numero di annessi e sale: i vestiboli noti come Tripeton, Horologion (chiamato così in quanto custodiva una meridiana), la sala del Kainourgion (“Nuova [Sala]”) e le sale Lausiakos e Justinianos, entrambe attribuite a Giustiniano II. La chiesa della Vergine del Faro (Theotokos of the Pharos), cappella principale del palazzo, era situata nei pressi, a sud o a sud-est.

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Ora di solito, gli studiosi collegano il Chrysotriclinus, per la sua pianta, alle Basilica di San Vitale a Ravenna e alla Chiesa di San Sergio e Bacco a Costantinopoli. Tuttavia, questi due edifici ecclesiastici derivano probabilmente da una tradizione architettonica parallela, che parte dall’Ottagono Aureo di Antiochia, ricchissima chiesa fatta erigere da Costantino in tale città, così descritta da Eusebio di Cesarea

Costantino in Antiochia, quasi fosse stata la capitale di tutte le province del luogo, consacrò una chiesa unica nel suo genere per le proporzioni e la bellezza. All’esterno fece costruire intorno all’intero tempio una grande cinta muraria, ed all’interno fece innalzare l’edificio vero e proprio, di altezza notevole, costruito su pianta ottagonale, circondato tutto intorno da edicole, poste su due ordini, superiore ed inferiore, che fece generosamente rivestire con ornamenti d’oro massiccio, bronzo ed altri materiali preziosi

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In realtà, nei Palazzi Imperiali romani, che ricordiamolo, costituiscono il modello di riferimento di quelli di Costantinopoli, esiste una struttura assai simile al Chrysotriclinus, ossia il Tempio di Minerva Medica, che consisteva in vasta sala a pianta decagonale coperta da una cupola sostanzialmente emisferica ma con centro ribassato.

Su nove lati del perimetro si aprivano delle absidi semicircolari, mentre sul decimo lato, a nord, si trova l’ingresso sovrastato da un arco a tutto sesto. In tal modo la cupola appoggiava sostanzialmente su dieci pilastri posti ai vertici del decagono. I collegamenti con il resto del complesso, come a Costantinopoli, avvenivano tramite alcune delle nicchie che in origine erano aperte da colonnati

Per cui è possibile che, direttamente, a seguito della conquista di Belisario, o tramite la mediazione del cosiddetto edificio di Gülhane, il Tempio di Minerva Medica abbia svolto il ruolo di modello per il Chrysotriclinus e che sia stata una sorta di sala del trono per il Palatium degli Horti Liciani, a seguito della ristrutturazione intrapresa da Massenzio e terminata dai Secondi Flavi.

A supporto di tale ipotesi, vi è anche un edificio di poco precedente al Tempio di Minerva Medica, l’aula ottagona del Palazzo di Galerio a Tessalonica, rivestita di lastre di marmo bianco incorniciate da porfido rosso e verde, con la superficie interna scandita da lesene che culminavano con capitelli figurati, 4 dei quali ritrovati all’interno.

Nell’aula ottagona, preceduta da un largo vestibolo a forma ellittica si aprivano sette nicchie di cui quella di fronte alla porta era notevolmente più ampia, mentre altre due comunicavano con piccoli ambienti cruciformi.

Il rinvenimento al suo interno di capitelli raffiguranti divinità pagane ha reso plausibile l’ipotesi che l’edificio rivestisse la duplice funzione di aula di culto e di rappresentanza dove l’imperatore, dominus et deus, riceveva le ambascerie e i dignitari, venerato come Giove, Cabiro, la Tyche di Tessalonica e le altre divinità raffigurate.

La stessa che, in un ambito cristianizzato, svolgevano sia il Chrysotriclinus, sia il Tempio di Minerva Medica.

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