Musica Popolare Greca (Parte I)

La musica popolare greca, rispetto quella italiana e a quella delle altre nazioni europee, ha delle peculiarità, che derivano sia dall’eredità della grazie classica e di quella bizantina, sia dall’influenza turca.

La sua prima caratteristica è l’essere monofonica, con l’eccezione delle Isole Ionie, soggetti prima all’influenza veneziana, poi inglese, e dell’Alto Epiro, per lungo tempo, prima della conquista turca, sotto il dominio del Regno di Napoli e di famiglie di orgine toscana, come i Buondelmonti e i Tocco.

L’unico accompagnamento che permette la pura musica tradizionale, è “l’isso”, cioè un suono continuo nella tonalità o nella sottotonalità della melodia, oppure nello spazio di quarta o quinta, spazi che sono comuni in ogni sistema musicale. Di fatto, non esiste l’accompagnamento armonico come nella nostra musica popolare.

La seconda differenza è nella scala musicale: la musica greca segue variazioni della scala naturale e non il sistema temperato equabile, che prevede la divisione dell’ottava in 12 parti uguali, i semitoni. Così, nella musica greca, la misura delle note non ha analogie e di conseguenza gli spazi che si creano non sono uguali, per questo non può essere suonata perfettamente al pianoforte, alla fisarmonica, alla chitarra e con quegli strumenti che danno note costanti e prestabilite sulla scala occidentale.

Terza caratteristica, derivata dalla musica turca, è il fatto che la scala sia mobile, cioè non interessa la tonalità di ogni suono, ma solo lo spazio che divide due suoni successivi. Anche nella nostra musica popolare, ogni nota ha una tonalità severamente precisa, perciò tutti gli strumenti si accordano con il diapason, il quale dà una precisa frequenza di vibrazioni, al secondo.

In quella greca, e in generale in quella orientale, lo strumento si accorda in qualsiasi tonalità, preferibilmente sulla voce del cantante. Si può vedere come la musica orientale, lasciando da parte la polifonia, dà importanza “all’addobbo” della melodia, lasciando maggior libertà alle questioni della tonalità e degli spazi musicali.

Quarta caratteristica, sempre di origine turca, è nella varietà ritmica: la musica greca utilizza numerosi ritmi irregolari, a cinque, a sette, a nove e mezzo, a undici e non periodici. Anche nella musica che accompagna la danza, per forza periodica, da una parte si utilizzano spesso e volentieri metri additivi, dove cellule di due e di tre note di ugual valore si avvicendano: ad esempio, nello zeibekiko il metro di 9/8 è scandito così: 2+2+2+3 (oppure 2+2+3+2), mentre un 9/8 “classico” (come si trova, per esempio, in Brahms) è scandito 3+3+3, cioè con cellule formate sempre dallo stesso numero di note.

Dall’altra, sempre per l’influenza turca, su utilizza spesso la cellula dum-tak della musica islamica, che differisce per una sfumatura sostanziale rispetto al battere-levare del resto della tradizione europea.

L’ultima differenza è la presenza dei “dhromi”, le strade o i modi degli antichi. I dhromi corrispondono alle scale musicali della musica europea, sono, cioè, delle serie di spazi messi in un determinato ordine e con suoni precisi. Oltre, però, al loro lato tecnico, che si esprime come una struttura vaga, i dhromi esprimono delle dimensioni molto varie, impensabili per un musicista europeo. Un dhromi è così disegnato e costruito da provocare, nell’ascoltatore, un determinato umore.

I dhromi sono un’eredità dei modi antichi (quelli codificati nella musica occidentale come modi ecclesiastici o gregoriani: ionio, dorico, frigio, lidio, ecc.), di quelli bizantini, di quelli arabi (filtrati sempre attraverso la musica ottomana), come ad esempio rast, kürdi, hitzas, ussak, houzam, huseyni o il bayati che risultano essere quelli più usati nella musica popolare.

Di fatto, il sistema modale della musica popolare greca, per reciproca influenza, è strettamente imparentata col sistema modale ottomano, e le tracce di una costruzione armonica sono scarse (predomina l’eterofonia, cioè l’esecuzione da parte di cantanti e strumentisti della stessa melodia, con variazioni individuali). In particolare, Gli accordi spesso sono privi della terza (maggiore o minore) per non creare la direzionalità tipica della tonalità occidentale, e c’è in molti casi – a maggior ragione – una sorta di proibizione dell’uso della sensibile e degli accordi di dominante (sempre sostituiti da accordi su altri gradi della scala: il secondo, il quarto, il settimo abbassato).

Questa tipologia di musica ha accompagnato per secolo la canzone demòtica, canzone del demos, cioè popolare, le cui prime tracce appaiono nel IX secolo d.C. che trattano tutti gli aspetti della vita contadina, dalle leggende ai riti e momenti topici che scandiscono il quotidiano, dall’amore alla morete e all’esilio.

Canzone che, tranne che a Creta e nel Peloponneso, dove, per la dominazione veneta, prevalgono i versi di tipo italiano, principalmente l’ottonario, è basata sul decapentasillabo giambico, un verso di quindici sillabe che formano due emistichi, il primo di otto sillabe, il secondo di sette sillabe, con terminazione piana, che è una sorta di semplificazione del verso a venti sillabe usato nella poesia aulica bizantina, struttura metrica della poesia dotta in epoca bizantina nella cui forma consisteva in un verso composito costituito da un iniziale ottonario e dal secondo emistichio del dodecasillabo giambico.

Canzoni che hanno custodito per secoli l’identità di un popolo, sino all’ultima fioritura del ciclo klèftiko, che celebra le vicende della lotta per l’indipendenza contro gli ottomani. Con la nascita della “Piccola Grecia”, comprendente il primo nucleo statale e nazionale greco unitario comprendente il Peloponneso e la Grecia continentale fino alla Tessaglia e la prima urbanizzazione incentrata su Atene, che svuota la tradizionale base sociale ed economica ellenica, centrata sul villaggio, sull’agricoltura di sussistenza e sull’allevamento, la canzone demòtica e la sua musica progressivamente si esauriscono e vengono sostituite da un nuovo genere, “cittadino”, il rebetiko, ma questa è un’altra storia…

2 pensieri su “Musica Popolare Greca (Parte I)

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