Tactical Urbanism ?

via_giolitti

Mi immagino, scherzando, che sia andata così: Tonelli, appena alzato, in pigiamone fantozziano, barba da fare, occhi cisposi e accompagnato con una tazza di caffè bollente, da sul tablet un’occhiata alla cronaca locale di Milano del Corriere e di Repubblica.

Tra uno sbadiglio e l’altro, gli cade l’occhio su un titolone sul Tactical Urbanism: capisce che è una nuova moda meneghina, mugugna tra sé e sè, comincia a parlare da solo ripentendo

“Ma ghe sarà mai ‘sta robba? Però sona figa!”.

Alla fine, troppo pigro per cercate su Google, tanto gli articoli tecnici sono pieni di paroloni strani e se non li capisce lui, non ci riescono neppure i suoi lettori medi, si attacca al cellulare e chiama il suo fido braccio destro, che ha il compito di insultare nei commenti della pagina FB di Roma fa Schifo chi non condivide il verbo del suo vate, che gli risponde prontamente, scattando sull’attenti.

“A noi, Capo”

Tonelli si gonfia il petto e comincia a blaterare, con voce impastata

“Ahò, sai che è er tactical urbanism ? Robba che se magna”.

“Non mi pare, capo”.

“Allora nun lo potemo mette su er Gambero Rosso… Però ne e foto, c’è tanta gente che colora pe’ terà! La potemo mette su Art Tribune…”.

Imbarazzato, cercando le giuste parole per non contraddire il suo Vate, il collaboratore, con voce tremante, prova dire

“In realtà dovrebbe riguardare la gestione del traffico urbano”.

A Tonelli gli si illuminano gli occhi.

“A le maghine! E’ robba che piace a li lettori de Romma fa schifo… Famme un paio de poste, in cui dimo che dovemo da la fa la stessa cosa da noi”.

Qualunque cosa sia successo, però, dai primi di settembre in poi, Roma fa Schifo si è innamorata del tactical urbanism, citando Milano come esempio, nonostante, oggettivamente, i suoi redattori ci capiscano ben poco del tema.

Per semplificare loro la vita, cerco con questo post, di spiegare di cosa si tratta. Il Tactical Urbanism, nel suo termine inglese, è una metodologia bottom-up applicabile alla progettazione e riqualificazione degli spazi pubblici, che ha cominciato a essere teorizzata attorno al 2010 e applicata dal 2014 nel concreto.

Metodologia che parte da un problema concreto: dagli anni Settanta in poi, le politiche pubbliche e in particolare la pianificazione territoriale hanno visto anni in cui l’unico decisore era l’architetto-urbanista. che con un approccio top down, calava dall’alto un intervento per modificare una porzione di città, uno spazio pubblico o una strada senza consultare i cittadini e gli abitanti del luogo. Cosa che ha portato alla nascita di periferie rese invivibili dal degrado architettonico e sociale, figlio dell’incapacità di tale approccio di costruire un senso di comunità e la consapevolezza dei beni comuni.

Il Tactical Urbanism, nella sua forma più istituzionale, prevede invece il recupero dello spazio urbano e dei non luoghi con una serie di piccoli interventi a basso costo distribuiti sul territorio. Interventi che devono essere partecipati dalle comunità a cui si rivolgono, che ne devono condividere strategie e obiettivi, cosa che Roma fa Schifo poco gradisce, visto che guarda con il fumo con gli occhi i vari comitati di quartiere romani, che hanno il brutto vizio, conoscendo i problemi della loro via e piazza meglio del Vate e dei suoi collaboratori, di contraddire i suoi entusiasmi e le sue astruse teorie.

Interventi che devono essere di alto valore comunicativo, perchè il loro compito è rafforzare il senso di identità di una comunità, soggetti a continua manutenzione, affinché, abbandonati al degrado, non si trasformino in un boomerang, di carattere sperimentale, associati a un processo aperto e iterativo, che migliori sia l’efficienza delle risorse, faccia esplodere in pieno potenzialità nascoste nell’interazione sociale e faciliti il raggiungimento degli obiettivi e soprattutto temporanei.

A medio e breve termine, i feedback provenienti dalla loro sperimentazione, verificati e valutati devono essere integrati in un piano urbano, che con interventi stabili e a lungo termine, migliori la vita dei cittadini. Perché come diceva bene von Clausewitz, la tattica non basta a vincere la guerra, se non è subordinata a una strategia e servita da un’effica logistica.

Fissando questi paletti, il Tactical Urbanism funziona ? In linea di massima, sì: abbiamo numerosi esempi anche in Italia, come a Sassari, a Palermo, nei progetti di riqualificazione di Ballarò, dell’Albergheria e Borgo Vecchio.

Sotto certi aspetti, anche l’intervento a Via Giolitti e a via Cappellini, che potrebbe essere più incisivo se il I Municipio accettasse un confronto con le proposte di chi vive e lavora il territorio, rientra in tale categoria.

Ma non gli interventi di Milano, che essendo calati dall’alto, senza un minimo confronto con i cittadini e privi di un manutenzione evolutiva e di meccanismi di verifica dei risultati, non sono nulla più che passerelle elettorali, utili solo ad abbindolare i gonzi…

2 pensieri su “Tactical Urbanism ?

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