Pecore elettriche e Narcocittà…

L’incendo della Pecora Elettrica, in cui anni fa presentai un fumetto di Mauro Sgarbi, libreria che ha tutta la mia solidarietà e che spero ritorni presto a essere il faro della cultura che era, alla faccia di chi gli vuole male e cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, è l’occasione per qualche piccola riflessione su cosa sta diventando Roma.

Per usare uno slogan che sta andando parecchio di moda in questi giorni

Roma non è Gotham

La maglia nera per numero di reati denunciati nel corso del 2018 spetta Milano, che con 7.017 denunce ogni 100mila abitanti mantiene questa leadership poco lusinghiera, registrando però un calo (-5,2%) rispetto all’anno precedente, in linea con il trend nazionale. Subito dietro: Rimini e provincia, con 6. 430 reati denunciati, e Firenze, con 6.252 denunce e, questa volta, un +9,5% rispetto a quelle depositate nel 2017.

Roma però è di certo una delle capitali della droga in Europa: nel 2018 i reati legati alla sua produzione, traffico e spaccio sono aumentati del 10,9% rispetto a quanto registrato nel 2017, pari a 5.105. Ovviamente, questi sono quelli identificati dalle forze dell’ordine o denunciati, ossia la punta dell’iceberg.

Per dare una misura del fenomeno, sempre nel 2018 sono stati sequestrati 4.200 chili di droga, di cui 2.004 di hashish, 1.813 di marijuana, 378 di cocaina e 53 di eroina. Inoltre, secondo i dati dell’Osservatorio per la Legalità del Lazio, tra il luglio 2017 e il giugno 2018 ci sono stati 965 indagati per associazione a delinquere finalizzate al traffico di stupefacenti.

Insomma, ha ragione Saviano, quando afferma

A Roma la droga si vende, a Roma la droga serve per comprare attività commerciali, a Roma la droga serve per costruire case. Roma è diventata una narcocittà.

Tutto ciò è dovuto a una crescita, dal 2000, quasi esponenziale della domanda, favorita anche dai prezzi modici delle dosi: dai 5 ai 10 euro per un paio di ‘canne’, ai 50 euro per fare una ‘serata da sballo’ con gli amici a base di hashish e marijuana. Anche per cocaina, crack e eroina c’è la possibilità di acquistare dosi per tutte le tasche, dai cosiddetti ‘ventini’ (equivalente di 20 euro per uno 0,2 di sostanza stupefacente), sino a 50 e 80 euro (equivalente di 0,8 o 1 grammo di sostanza stupefacente). Lo stesso vale per le droghe chimiche, acquistabili a prezzi variabili dai 10 ai 30 euro.

Come conseguenza, la malavita legata allo spaccio ha due diverse esigenze: da una parte incrementare il suo controllo del territorio, per creare dei discount degli stupefacenti, come ad esempio Piazza Vittorio all’Esquilino, dall’altra investire il relativo flusso di denaro.

E Centocelle si presta a entrambe le cose: a sentire gli amici che vi abitano, c’è in corso il tentativo, da parte degli spacciatori, di estendere lo storico supermarket dell’eroina presente nel Parco Don Cadmo Biavati, che funzionava anche quando ero ragazzo, a via delle Palme.

Per fare questo, però, devono interdire la strada a chi non è un potenziale cliente: per cui hanno bruciato i locali aperti sino a tardi, la Pecora Elettrica e la pizzeria Cento55, a poche decine di metri dalla libreria, il cui incendio, avvenuto il 9 ottobre, non ha avuto nessuna visibilità mediatica e danneggiato illuminazione e vetrine di tanti altri negozi.

Al contempo la Centocelle attuale è ben diversa da quella ribelle degli anni Settanta, con la droga girava a fiumi, a Piazza dei Mirti girarono alcune scene di Amore Tossico, con il trionfo della controcultura, vi nacque il punk romano, e con le sedi dei collettivi e dei gruppi della sinistra extraparlamentare: Lotta Continua, Avanguardia Operaia, gli autonomi, gli anarchici e un paio di covi delle BR. In cui nelle case c’erano negozi clandestini di vestiti rubati o stamperie in cui si falsificava di tutto, dalle monete di stati africani alle lauree.

Lo è anche da quella pigra, paciosa e piccolo borghese della mia giovinezza: a causa della metro C e della gentrificazione, è vista, assieme all’Alessandrino, come uno dei potenziali quartieri trendy di Roma, una sorta di nuovo Pigneto. Se l’avessi affermato trent’anni fa, mi avrebbe preso per matto…

I prezzi della case e dei negozi crescono ogni giorno di più e possono esere una buona occasione per riciclare il denaro sporco; per fare questo, bisogna cacciare in ogni modo i vecchi proprietari e residenti…

Questa chiave di lettura, però, non esclude la pista fascista, anzi… Perchè a Roma, malavita e politica sono andate sempre a braccetto. Da una parte, i vari demagoghi e trafficoni locali non si sono mai fatti scrupoli di usare la malavita come longa manus per raggiungere i loro scopi, dall’altra per giustificarsi e autoassolversi, ha sempre avuto una colorazione ideologica e politica, consistente con ciò che nelle periferie veniva identificato come opposizione al sistema dominante.

Ai tempi di Crispi e Giolitti ciò coincideva con l’anarchismo; durante il fascismo, con il marxismo. Nonostante la ricostruzione propagandistica che ne fece il PCI negli anni Sessanta, l’ossatura della Resistenza Romana fu costituita da scomodi personaggi borderline, marginalizzati e qualche volta eliminati fisicamente nel Secondo Dopoguerra.

Dagli fine anni Settanta in poi, dai tempi della Banda della Magliana, il Neofascismo…

Un pensiero su “Pecore elettriche e Narcocittà…

  1. Pingback: Pecore elettriche e Narcocittà… | ilcantooscuro | HyperHouse

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...