Alle origini della geopolitica tedesca

Prof. Friedrich Ratzel

Un paio di giorni fa, ho parlato dei legami tra la politica estera staliniana e geopolitica; un analogo discorso potrebbe essere fatto per il nazismo.

In realtà, a essere precisi, la geopolitica tedesca è ben anteriore a Hitler e nasce in età guglielmina, grazie a un etnologo, Friedrich Ratzel, che sintetizza in pieno le aspirazioni e le frustrazioni di un’epoca.

In linea con Fichte, immagina uno stato organico, che non è solo una realtà geografica, ma anche un’entità spirituale e morale, un sinolo tra ambiente, contesto economico e Volk, custode della cultura, degli ideali e dello spirito primigenio di una nazione.

Uno strumento utile a costruire un’identità condivisa in uno Stato giovane, diviso per secoli, in realtà politiche che avevano in comune, più o meno, solo la lingua. Uno stato che vive un periodo di enorme boom economico, che però non corrisponde a una crescita di un ruolo politico.

Ratzel, per colmare questo gap, che è un motivo di cruccio e imbarazzo per i politici e gli intellettuali tedeschi, è il primo a lanciare, nel 1901, in Spazio vitale (Lebensraum), l’idea di come lo stato organico tedesco sia portato, per necessità e per assicurare la propria sopravvivenza, a svilupparsi verso regioni le cui condizioni geografiche sono vicine.

Idea che sarà ripresa da Guglielmo II e poi dal Terzo Reich, per giustificare il loro espansionismo, che sempre Ratzel giustifica, con le sue leggi sull’espansione spaziale degli Stati:

  1. La crescita spaziale degli Stati va di pari passo con lo sviluppo della loro cultura, della loro economia e della loro ideologia.
  2. Gli Stati si estendono, assimilando le entità politiche di minore importanza.
  3. La frontiera è una struttura viva, il cui posizionamento materializza il dinamismo di uno Stato in un dato momento della sua storia (in altri termini: la frontiera ha vocazione a spostarsi).
  4.  In ogni processo di espansione spaziale prevale una logica geografica, in quanto lo Stato assorbe, prioritariamente, le regioni che consolidano ed integrano la viabilità del suo territorio: litorali, bacini fluviali, pianure e, più in generale, i territori più riccamente dotati.
  5. Lo Stato è portato naturalmente ad estendersi a causa della presenza alla sua periferia di una civiltà inferiore alla sua.
  6. Il processo di assorbimento delle nazioni più deboli si autoalimenta: più lo Stato cresce, più esso ha voglia di crescere.

Il problema è, questo Spazio Vitale, dove si colloca ? A differenza di Hitler, questo non si identifica con l’Est perché per Ratzel il vero nemico non è la Russia, ma la Gran Bretagna. Ossessionato, come Mackinder, dalla contrapposizione tra potenze terrestri e marittime, per rompere il predominio anglosassone, ipotizza per prima cosa una collaborazione paritaria tra Berlino e Mosca, per la creazione di uno spazio unico euroasiatico.

Tra l’altro Dugin, l’ideologo di Putin, con la sua dialettica tra ‘tellurocrazia’, incentrata sulla Russia, vista come emanazione nel Concreto di una teofania negativa, che nega la capacità della Ragione di conoscere l’Essere, che può essere intuito tramite il silenzio, la contemplazione e l’adorazione del mistero, e ‘talassocrazia’ plutocratica e tecnocratica, universalista, atomizzante ed omologante, che definisce “la forma essenziale del titanismo”, negazione dello Spazio, del Tempo e dell’Essere, prigioniera dell’illusoria rivolta della Terra contro il Cielo, che costituiscono invece un’armonica unità, può essere considerato come diretto erede del pensiero di Raztel.

Ma se questa collaborazione tra Germania e Russia, non fosse possibile ? Un nazista avrebbe risposto

“Se non vanno bene le buone, passiamo alle cattive”

Ossia, farebbe partire l’Operazione Barbarossa. Ratzel, figlio del suo tempo, invece risponde in modo inaspettato: la Germania, allora dovrebbe trasformarsi da Potenza terrestre a Potenza Marittima, mettendo in campo una grande flotta e fondando colonie nelle quattro parti del mondo. E Ratzel, non si limita a difendere questo punto di vista in polverosi articoli accademici, ma cerca di agire nel concreto.

Impegnato nel 1890 nella Lega Pangermanica, nel 1882 diventò membro fondatore del Kolonialverein (Comitato Coloniale), contribuì ad elaborare la carta dell’Africa, ancora mal conosciuta alla sua epoca, e diventa opinionista sui giornali popolari dell’epoca, specialmente intorno al 1885, nel corso del quale il Congresso di Berlino decise la spartizione dell’Africa fra le potenze europee, per caldeggiare sia una politica coloniale più aggressiva, sia per appoggiare il piano di riarmo navale proposto dall’ammiraglio Tirpitz.

Entrambi elaborano assieme la teoria del rischio (un’analisi che oggigiorno può essere considerata parte della teoria dei giochi) secondo la quale, se la flotta tedesca avesse raggiunto un certo livello di forza nel confronto con quella britannica, gli inglesi avrebbero cercato di evitare il confronto con l’Impero tedesco, secondo il concetto di mantenimento in fleet in being. Se le due flotte si fossero scontrate, la marina tedesca avrebbe inflitto abbastanza danno a quella britannica da farle correre il rischio di perdere il proprio primato navale. Poiché gli inglesi contavano sulla loro flotta per mantenere il controllo sull’Impero britannico, Tirpitz e Ratzel immaginarono che essi avrebbero preferito mantenere la loro supremazia navale per salvaguardare il loro impero, lasciando la Germania divenire una potenza mondiale, piuttosto che pagare il prezzo di perdere l’impero, pur di impedire il potenziamento tedesco.

Sempre in quest’ottica, Ratzel il geografo tedesco caldeggiò l’alleanza della Germania con l’Asia, e in particolare con l’Estremo Oriente (il Giappone).

Le teorie di Ratzel, nel bene e nel male, influenzarono pesantemente i vertici della Germania guglielmina, portando il Kaiser a posizioni azzardate, come nelle due crisi marocchine, e alla corsa agli armamenti anglo tedesca, che alzando la tensione internazionale, fu una delle concause della I Guerra Mondiale.

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