Il Regio Teatro Bellini

Bellini

Sperando che valga il detto chi posta a Capodanno, posta tutto l’anno, mi dedico a buttare giù un articoletto sui teatri palermitani. Quando si accenna a questo tema, il pensiero va subito al Massimo e al Politeama: in realtà, Balarm ha una lunga tradizione sia di prosa, sia di melodramma, antecedente di un paio di secoli alle grandi costruzioni ottocentesche.

Cominciamo a parlare del Real Teatro Bellini: la sua lunga storia comincia nel 1676 quando don Ponzio Valguarnera, marchese di Santa Lucia, decide di affittare un suo megazeno, un locale che fungeva sia da magazzino, sia da fienile, situato nel piano di san Cataldo, a una compagnia di teatranti, che lo sistemano alla meno peggio, per trasformarlo in un teatro, in cui recitare canovacci della commedia dell’arte.

L’ex megazeno sarà chiamato dei “Teatro dei Travaglini”, dal nome della maschera popolare palermitana, un servo sciocco che viene regolarmente picchiato per i guai combinati e rimproverato per il suo essere pigro.

Teatro che però cambia rapidamente ragione d’essere: da una parte, la riqualificazione urbanistica dell’aree e la conseguente gentrificazione, sostituisce il pubblico popolare, amante delle farse, con uno più colto e raffinato. Dall’altra, si diffonde a Palermo, grazie all’apertura del Teatro Santa Cecilia, di cui parlerò domani, l’amore per il melodramma.

I Marchesi di Santa Lucia, fiutato il business, nel 1726, decidono di trasformare la struttura improvvisata in un vero proprio teatro ligneo, per ottenere una migliore acustica, ovviamente chiamato “Teatro Santa Lucia”.

Teatro costituto da sala a ferro di cavallo, palcoscenico e platea con quattro ordini di palchi divisi in quindici file, per una capacità totale di 500 posti a sedere. Sfiga vuole che un paio di mesi dopo l’inaugurazione, il primo settembre del 1726, la città di Palermo subì un gravissimo terremoto, che colpì soprattutto la parte orientale della città, provocando molti lutti a danni edifici della città compreso nuovo teatro e il suo concorrente, il Santa Cecilia. L’attività del Santa Lucia cessa quindi per un lungo periodo; riapre i battenti nuovamente e inaugurato soltanto nel 1742 a seguito di una ulteriore opera di ampliamento e abbellimento. In questa occasione, il teatro cambia nome, diventando il Santa Caterina, dall’adiacente monastero. Così il grande erudito Pitrè, racconta l’atmosfera dai quegli anni nel suo “Palermo nel Settecento”:

“Alla pari del teatro Sª. Cecilia, ma a certa rispettosa distanza, veniva considerato il teatro S.ª Caterina o S.ª Lucia – così chiamato per la vicinanza del Monastero di S.ª Caterina, e perché apparteneva ai Marchesi di S.ª Lucia Valguarnera, la cui casa eravi addossata; i quali da privato e domestico, l’avean reso pubblico. Come più piccolo, non poteva esso pretenderla alla magnificenza del fratello maggiore, ed avea ricordi non alti nelle rappresentazioni comiche di antichi artisti buffi, giunti fino a noi col titolo di Travaglini, onde il nome che ne serbò lungamente. A volte, però, la elevatezza degli spettatori veniva quasi indistintamente condivisa da entrambi i teatri, dei quali il S.ª Caterina offriva d’ordinario opere comiche”.

Il Martedì Grasso all’interno del S.ª Cecilia e del S.ª Caterina vi “era una gazzarra indiavolata di strumenti da scherno per l’accompagnamento tradizionale del canto e della recita degli artisti”

Per il Carnevale, oltre ai due edifici precitati, venivano aperti anche altri teatri privati, permanenti ed occasionali e il Pitrè non sfugge l’occasione di elencarceli:

“Casa Abbate di Lungarini, del Marchese Roccaforte (a Mezzo Monreale), del Conservatorio degli Spersi turchini del Buompastore, del R. Convitto S. Ferdinando, del Marchese di Salinas Tommaso Chacon”

Con l’invasione francese dello Stato Pontificio e per l’esito della battaglia di Civita Castellana, il Re Ferdinando di Borbone la consorte, la regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, lasciano Napoli, per rifugiarsi a Palermo; e con loro anche l’Ammiraglio Horatio Nelson, il Cardinale Fabrizio Ruffo, William Hamilton e la consorte Emily Lyon, meglio nota come Emma, Lady Hamilton.

Ciò impatta notevolmente sulla storia del Santa Caterina: la regina Maria Carolina che amava ogni genere di rappresentazioni, persino quelle del teatro dialettale, ne diventa una grande frequentatrice. Per cui, non solo, per biechi motivi di arruffianamento, cambia il nome in “Regio Teatro Carolino”, ma i Valguarnera ne approfittano per commissionare all’architetto regio Nicolò Puglia la sua riedificazione in muratura e l’adattamento della struttura ai canoni della classica composizione di “Teatro all’italiana”, con platea, palcoscenico e boccascena, retropalco e cielo forato.

Per estendere la capacità del teatro e realizzare nuovi spazi accessori si ingrandisce la planimetria dell’edificio, inglobando alcuni ambienti del palazzo dei marchesi di Santa Lucia. Conclusi celermente i lavori, l’inaugurazione avviene, presenti i più bei nomi della “noblesse” palermitana, il 12 di gennaio del 1809, giorno del compleanno del re Ferdinando IV di Borbone.

Dall’aprile del 1825 al febbraio del 1826 ricopre la carica di “maestro di cappella”, ossia direttore artistico il famoso compositore Gaetano Donizetti, così celebrato dal giornale palermitano “La Cerere”.

“Questo sobrio e delicato compositore ha la prudenza di attenersi al punto medio fra il bello dell’antica musica e gli slanci della nuova, quindi fa presagire per esso un’epoca di fama maggiore”.

Purtroppo, per il giornalista de “La Cerere”, la previsione è simile a quelle di Fassino; a causa del misero stipendio, Donizetti leva rapidamente le tende da Palermo. Nel terzo decennio del XIX sec. racconta sempre Pitré

“Il “Carolino” era stato ceduto dai Marchesi S. Lucia in enfiteusi a don Gaetano Bignone, il quale morì di colera nel 1837. Il successore don Andrea Bignone reluì il censo e affrancò l’immobile divenendone l’unico proprietario”

Nel 1840 nella quale è ricostruita in stile neoclassico la facciata del teatro ad opera dell’architetto Rosario Torregrossa Palazzotto e nel 1848, a causa dei moti antiborbonici, dato che non pareva più il caso di tenere la dedica a Maria Carolina, fu intitolato al meno politicamente sconveniente compositore catanese Vincenzo Bellini.

Questo è il periodo di boom del Bellini… Tra le opere liriche e di prosa rappresentate nel teatro vi sono “Così fan tutte” di Mozart (rappresentata per la prima volta a Palermo); “L’italiana in Algeri” di Rossini; “Il pirata” di Bellini e la prima assoluta di “Alahor in Granata” di Donizetti (che ne fu direttore artistico nel 1825); “Anna Bolena” di Donizetti, “Il barbiere di Siviglia” e la prima nazionale della “Gioconda” di Gabriele D’Annunzio, con Eleonora Duse.

Purtroppo a causa della concorrenza del Massimo e del Politeama, molto più capienti e moderni, il Bellini comincia a decadere, tanto che dal 1907 diviene sia cinema, sia sede di avanspettacolo. Nel 1923, dopo un restauro a opera della famiglia Lo Bianco (attuale proprietà) diviene anche sede dell’accademia Vincenzo Bellini.

Durante la seconda guerra mondiale,il teatro è sede dell’EIAR, il più importante ente radiofonico fascista nazionale che trasmette fino al 3 luglio del 1943; pochi giorni dopo le truppe anglo-americane invadono la Sicilia e il teatro diviene sede della prima radio libera d’Italia, per essere poi requisito dalle truppe anglo-americane, che lo ritrasformano in un cinema dedicato all’intrattenimento dei soldati.

Nel 1963 Franco Parenti, vi fonda il primo Teatro stabile di Palermo. Il 16 marzo 1964, mentre va in scena Il marchese di Ruvolito per opera di una compagnia dilettantistica, il teatro subisce un disastroso incendio provocato da un faretto elettrico troppo vicino ad un sipario di velluto, il che rende inagibile quasi completamente l’edificio.

Con i tempi della burocrazia italiana, il Bellini recuperato per intervento del Teatro Biondo Stabile di Palermo e grazie alla professionalità del suo direttore di sala Claudio Grasso che riottiene, la licenza dalla questura di Palermo e restituisce il teatro la sua originaria funzione nel 1980.

In quegli anni si esibiscono attori come Franca Valeri, Pamela Villoresi, Giorgio Albertazzi, Mariangela Melato e Umberto Orsini. Una nota di alta notorietà il Teatro Bellini l’ottiene nel 2001 con lo spettacolo “Il Candelaio” in prima nazionale con la regia di Luca Ronconi.

Tuttavia, nel 2014 il teatro sospende le attività, per riaprire i battenti 19 aprile 2019 e diventare un museo. A curare la riapertura i ragazzi della cooperativa turistica Terradamare con la collaborazione della proprietaria Carla Lo Bianco.  L’ingresso al teatro costa 2,50 euro, ma un ticket unico di 5 euro permetterà di visitare insieme non solo il Bellini, ma anche la Torre di San Nicolò e la chiesa del Carmine Maggiore.

Piccola nota gastronomica: adiacente al teatro, vi è l’Antica Pizzeria Bellini… Ora, non ho mai provato gli altri piatti, quindi non sono attendibile, ma la pizza è buona e con prezzi popolari. In una posizione del genere, con a destra San Cataldo e la Martorana e a sinistra Santa Caterina, a Roma, Venezia e Milano il turista sarebbe scuoiato vivo…

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