Il teatro Garibaldi

Il mio giro per i teatri di Palermo, oggi fa tappa al Garibaldi si trova nel quartiere La Kalsa, a pochi passi dalla Basilica La Magione.

Teatro che, con la sua storia di alti e bassi, è forse lo specchio migliore di quel complesso microcosmo che è Palermo. Il teatro sorge infatti in quello che era l’immenso parco della Magione, il Viridarium Magnum, talmente ampio che, nei periodi di carestia, veniva coltivato a grano, allo scopo di sfamare la città.

Tra il 1300 e il 1400, l’intero parco viene parcellizzato e oggetto di una speculazione edilizia, incentrata sulla creazione della “ruga di Portae Thermarum”, la via più trafficata della Palermo dell’epoca, in quanto metteva in comunicazione il vecchio mercato della Fieravecchia, con l’antica Portae Thermarum, una delle più antiche porte urbiche della città.

Tra i vari interventi, spicca quello voluto da Guglielmo Ajutamicristo, un abile e ricco mercante di origini pisane trapiantato in Sicilia, che grazie alle notevoli ricchezze accumulate con l’esercizio della “mercatura” e ad una attività bancaria, non estranea a traffici e speculazioni, era elevato al titolo nobiliare per aver comprato le baronie di Calatafimi, Misilmeri e Favara.

L’Ajutamicristo era il più potente uomo d’affari di Palermo e il suo era il banco di fiducia di Re Ferdinando il cattolico per ogni operazione finanziaria che riguardava il regno di Sicilia e l’Italia, e ciò gli permetteva di tessere un ampio giro di relazioni con personaggi illustri e potenti. Nel banco Ajutamicristo, che aveva rapporti con diverse filiali del banco dei Medici, affluivano tutti gli introiti annuali delle finanze vicereali, nonché tutte le rendite, l’appannaggio e i donativi del regno destinati al Re.

Attorno al 1490 l’ambizioso banchiere volle “pietrificare” le sue notevoli fortune facendo edificare una sontuosa “Domus Magna” che doveva superare in magnificenza ed eleganza ogni altro palazzo della città e doveva inoltre sottolineare il prestigio, il potere economico e il ruolo sociale del suo committente. Per la realizzazione del suo grandioso progetto si rivolse ad uno degli architetti più dotati dell’epoca, il netino Matteo Carnalivari, già famoso per avere operato in diverse città del Regno, il quale, dopo un tira e molla relativo alla costruzione di Palazzo Abatellis, realizzò uno dei capolavori del Gotico Catalano in Italia.

Palazzo, quello Ajutamicristo, dotato di uno splendido giardino, particolarmente curato nei secoli, dai successivi proprietari del palazzo, ossia i Moncada. Nel 1827, a seguito della morte del proprietario Luigi Moncada, la zona andò incontro ad una divisione e a un’ulteriore speculazione edilizia. Scomparve gran parte del viale alberato e al suo posto, lungo la via Castrofilippo, fu costruito dal musicisa Pietro Cutrera nel 1861 un teatro, inizialmente ipotizzato come provvisorio, impiegando per l’ingresso i pilastri originari del cancello dell’antico giardino dei quali oggi ne rimangono solo tre.

Teatro che, per biechi motivi pubblicitari, fu intitolato a Garibaldi, il quale iera a Palermo per preparare l’impresa che portò alla battaglia d’Aspromonte. L’Eroe dei due mondi, nel 1862, tra l’altro, assistette a “Giulietta e Romeo” e pronunciò dal palco n. 10 il noto discorso: ‘O Roma, o morte’.

Michele Cutrera ricevette in eredità il teatro dal padre e alla fine del secolo la famiglia Carini, già proprietaria del teatro Umberto I, ora scomparso e di cui parlerò domani, lo acquisì e dopo una lunga chiusura, nel 1906 lo fece restaurare, sistemando una lapide in memoria di Garibaldi.

Il teatro ebbe la sua storia di alti e bassi, dopo un inizio ricco di successo la struttura affrontò una massiccia decadenza nel secondo dopoguerra, che lo vide retrocedere a cinema di terza visione, chiamato “Araldo” e ad arena per incontri di pugilato

Nel 1966 fu nuovamente restaurato e modificato per essere concesso alla compagnia di prosa di Angelo Musco, che lo utilizzò ben poco: danneggiato dal terremoto del 1968, nel 1970 fu acquisito dalla Provincia e, successivamente, nel 1981 dal Comune di Palermo.

In questo interregno, il Garibaldi fu vandalizzato e saccheggiato ripetutamente di tutti i suoi arredi, compreso il celebre sipario dipinto dal Bagnasco rappresentante “Garibaldi alla fontana Pretoria il 27 maggio 1860”, premiato anche all’Esposizione Nazionale del 1891-92.

Il Comune di Palermo si decise a riaprirlo nel 1996, con la rappresentazione dell’Amleto di Carlo Cecchi, poi, nel 2008, finalmente cominciarono le opere di recupero, concluse nel 2009, tra l’altro accompagnate da uno sproposito di polemiche, visto che ne mutarono l’organizzazione degli interni, che seguiva il modello del teatro all’Italiana.

Diretto da Matteo Bavera dal 1996 al 2007, teatro Garibaldi è stato impegnato negli ultimi anni in produzioni e co-produzioni con nomi di grande rilevanza europea, quali Carlo Cecchi, Emma Dante, Peter Brook, Antonio Latella, Davide Enia e Wim Wenders (il quale ha girato una scena del suo film Palermo Shooting all’interno… Sinceramente, non ricordandomela, temo di essermi appisolato in quel momento… ).

Il 13 aprile 2012 il Teatro è stato occupato da una sessantina di artisti, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, imitando quanto successo con il Valle a Roma. Tra il 2017 e il 2018, in concomitanza con la designazione a capitale italiana della cultura del capoluogo siciliano, il Teatro Garibaldi è stato quartier generale della dodicesima edizione di Manifesta, biennale itinerante d’arte contemporanea.

Il futuro, invece, forse prevede il suo affidamento a Mimmo Cuticchio, il grande cantastorie ed erede della tradizione del teatro dei Pupi…

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