Commerci tra Micenei e Sardegna

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E’ complesso parlare dei commerci tra Sardegna e mondo miceneo nell’età del Bronzo, per il fatto che, questo tema, negli ultimi decenni è passato dall’ambito della Storia a quello, assai più controverso e scivoloso, dell’Ideologia, connesso al recupero dell’Identità e dell’Orgoglio di un’isola troppo spesso marginalizzata e trascurata dai suoi dominatori.

Da una parte, vi sono coloro che Rubens D’Oriano definisce i profeti del fantarcheosardismo, ossia

un’assurda, e spesso ridicola, iper-esaltazione della Civiltà Nuragica, addirittura fantasiosamente osannata come madre e/o dominatrice ditutte le altre antiche civiltà euro-mediterranee, i cui seguaci tacciano di complottardo anti-sardista chi ne rilevi il cumulo di fantasie e, viceversa, osannano come bravo sardo chi più la spara grossa

Dall’altra i negazionisti a prescindere, che arrivano a sostenere, negando le evidenze archeologiche, che i popoli nuragici commerciassero con altri popoli, chiusi in uno splendido isolamento.

In realtà, anche se l’identità tra Sereden e popoli nuragici è problematica, tema che approfondirò in futuro, il commercio tra Ellade e Sardegna esplode nel Tardo Elladico IIIA. I mercanti micenei si avventurano sull’isola, per loro lontanissima, per due motivi.

Il primo è dovuto al fatto che le sue sue coste siano un importante punto di approdo della rotta commerciale verso l’Iberia meridionale, ricca di giacimenti metalliferi e terminale della lunga rotta marittima dello stagno, che univa le coste della Cornovaglia a quelle mediterranea.

Il secondo è legato alla volontà di affrancarsi dal monopolio cipriota del rame, sostituendolo con quello sardo, che veniva scambiato con beni di lusso, ad esempio, a nord di Cagliari, a Decimoputzu è stata ritrovata una piastra eburnea con la rappresentazione della testa di un guerriero con elmo a denti di cinghiale, con il vino di provenienza siciliana e con i profumi e gli unguenti prodotti nel Peloponneso, come testimoniato dai numerosi frammenti ceramici.

La diffusione in Sardegna di tali beni di importazione, tra l’altro, porta alla nascita, come nei territori della civiltà appenninica, a un artigianato di imitazione dei modelli e prodotti elladici. Questo contesto cambia notevolmente nel Tardo Elladico B, quando i commerci micenei si concentrano nell’Adriatico.

Per prima cosa, i mercanti micenei sono sostituiti da quelli cipriota, tanto che il rame dell’isola di Afrodite, nei suoi tipici lingotti a forma di pelle di bue, diventa una sorta di bene rifugio per i capi nuragici.

Poi, vi una sorta di immigrazione da parte di artigiani levantini, sia in ambito metallurgico, sia in quello ceramico, probabilmente organizzati in officine itineranti tra i vari stanziamenti sardi, che influenzano notevolmente le tecniche di produzione locali.

Infine, progressivamente, i sardi prendono il ruolo che avevano avuto i micenei nel Tirreno, fungendo prima da intermediari tra la coste iberiche e la Sicilia, poi inserendosi attivamente nei commerci dello stesso Mediterraneo orientale.

Le testimonianze di tale cambiamento, che avrà un ruolo fondamentale nell’evoluzione della civiltà nuragica, sono assai numerose. Il capovolgimento delle prospettive che nel passato dipingevano l’immagine di una Sardegna nuragica passivamente ricettiva di stimoli esterni, è iniziato concretamente negli anni Ottanta, con il rinvenimento di ceramica nuragica sull’Acropoli di Lipari, nelle isole Eolie.

In Sicilia, più di recente a Cannatello nell’Agrigentino ceramica nuragica del Bronzo Recente e del Bronzo Finale iniziale è stata rinvenuta insieme a ceramica egea, cretese e cipriota. Un’altra scoperta di grande importanza, pubblicata nel 1989, è stata quella della presenza della ceramica nuragica del Bronzo Recente nel sito portuale di Kommos, sulla costa centro-meridionale di Creta. Negli stessi anni è stata riconosciuta la fattura nuragica della brocchetta askoide trovata a Khaniale Tekkè, nella Creta centrale, nello stesso periodo in cui appaiono nella zona tracce della presenza di immigrati appenninici, che lavoravano come pastori a servizio dell’economia palaziale.

Rapporti, quelli tra Sardegna e Micenei, bidirezionali e che lasciano una traccia anche nella memoria storica dei greci classici, tanto che lo pseudo-Aristotele scrisse

Si dice che nell’isola di Sardegna si trovano edifici modellati secondo l’antica tradizione ellenica, e molti altri splendidi edifici, e delle costruzioni con volta a cupola con straordinario rapporto delle proporzioni. Si ritiene che queste opere siano state innalzate da Iolao figlio di Ificle nel tempo in cui, portando con sé i Tespiadi figli di Eracle, trasferì la colonia per condurla via dai loro luoghi di origine verso quelle contrade, poiché procurava queste per il parentado di Eracle, al quale qualunque terra fosse situata verso Occidente riteneva gli appartenesse…

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