Il Museo dei Fossili e delle Ambre a San Valentino in Abruzzo Citeriore

San Valentino in Abruzzo Citeriore è un paesino in provincia di Pescara, che ha una storia antichissima, dato che nel suo territorio hanno trovato sia insediamenti preistorici, sia necropoli protostoriche.

Intorno all’anno 1000, fu fondato il primo stanziamento conosciuto, “Castel della Pietra”; in seguito prese il nome di “S. Valentino” quando furono traslati in situ i corpi di S. Valentino, vescovo e martire di Terracina, e di S. Damiano, durante la disputa tra i conti normanni di Manoppello e l’abbazia di San Clemente a Casauria.

Nel 1233 fu inserita nel Giustizierato d’Abruzzo creato da Federico II di Svevia, nel successivo troncone dell’Abruzzo Citeriore del territorio sud di Chieti, da cui il nome.

Nel XIV secolo subì la dominazione degli Orsini e degli Acquaviva di Atri, fino alla distruzione nel 1423 da Braccio da Montone in marcia verso L’Aquila. Nel 1487 San Valentino divenne possesso di Ferdinando d’Aragona, che lo cedette a Organtino Orsini, che nel 1507 vendette il castello alla famiglia De Tolfa. Nel 1583 passò alla famiglia Farnese, venduto a Margherita d’Austria, che restaurò il castello. Nel 1860 con l’Unità d’Italia, anche San Valentino fu interessata dal brigantaggio, e nella ruelle di Pesciuvalle si rifugiarono i fuorilegge Colafella da Sant’Eufemia e Colamarino da Roccamorice.

Ora, a San Valentino è presente un museo, più unico che raro in Italia, uno simile è quello dedicato ad Ardito Desio a Rocca di Cave, dedicato ai fossili e alle ambre, situato nella settecentesca Villa Olivieri de Cambacérès, dal nome di una proprietaria, un’aristocratica chietina morta a ventitre anni.

Villa che era stata un monastero agostiniano, costruito nel 1595 dal frate Vincenzo da Cantalice ed era dedicato a Santa Maria delle Grazie e comprende all’interno del cortile la chiesa di San Nicola da Tolentino.

Il Museo dei Fossili e delle Ambre nacque nel 2004, grazie anche all’interesse dell’allora sindaco Giannino Ammirati, per conservare un vasto repertorio di fossili risalenti agli ultimi 500 milioni di anni e una preziosa raccolta di ambre, studiate sia dal punto di vista paleontologico sia per l’utilizzo da parte dell’uomo. Il materiale proviene da due collezioni private, Santoli-Tanfi e Coccato-Antonucci, che furono donate tempo addietro al Comune di San Valentino.

Nel museo sono presenti tre sale: la Sala Paleontologica con le sezioni “Fossili” e “Uomo”, la Sala delle Ambre e la Sala dedicata alla Majella.

Nella prima sala, i fossili sono esibiti nella loro natura e con i vari processi di fossilizzazione. Diverse centinaia i reperti, tutti originali e appartenenti ai principali gruppi animali e vegetali, provenienti da importanti giacimenti italiani ed esteri. Essi sono collocati all’interno di teche appositamente progettate, corredate da materiale esplicativo. Grandi pannelli illustrano gli eventi epocali come la nascita degli oceani moderni, le variazioni climatiche e le forme di vita. Vengono esposti anche reperti di organismi vissuti in passato come insetti, piante, rettili. La sezione “Uomo” espone invece in sintesi l’evoluzione dell’Uomo sapiens.

L’esposizione della Sala delle Ambre propone oltre 200 esemplari di resina fossile prodotta da alberi e presenta numerosi reperti con inclusioni animali e vegetali, come ragni, insetti, foglie e fiori, perfettamente conservati per milioni di anni e quindi di grande importanza paleontologica e fascino. Tra le vetrine di maggiore interesse quella dedicata all’ambra dominicana, celebre per le sue sfumature di giallo, verde, azzurro, marrone e nero, o all’ambra baltica dal colore bianco opaco per la presenza all’interno, di milioni di micro bollicine d’aria e vapore. Altra importante presenza è quella della rara ambra blu, con vari esemplari grezzi e lavorati; all’ambra cinese è dedicato poi un espositore con pezzi grezzi e levigati, sculture, monili e alcune preziosissime borchie per abiti, risalenti al XVIII secolo. La collezione prosegue con collane, bracciali e riproduzioni di statuette precolombiane di provenienza messicana. A concludere il percorso la simetite, preziosa e rarissima ambra siciliana, proveniente dalla Piana di Catania.

La terza sala racconta invece i 165 milioni di anni di storia naturale della Majella, quando tutto era mare e atolli corallini, come nelle Bahamas, acque calde e squali che nuotavano indisturbati. Sono quindi presenti denti di squalo da Lettomanoppello, ammoniti dal Gran Sasso, riccio marino da San Valentino, coralli da Cima Murelle, pesci fossili da Abbateggio e da Capo Fiume di Palena, lumache di mare da Scontrone e da Vasto, spugne, stelle marine.

I fossili della Majella sono stati allestiti dall’Associazione Amici del Museo, classificati e catalogati in collaborazione con i paleontologi Alberto Tanfi, curatore della collezione, Giorgio Carnevale e Erminio Di Carlo, scomparso alcuni anni fa, paleontologo autodidatta, riconosciuto e apprezzato dal mondo scientifico.

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