Il santuario di Crea

La Facciata del santuario di Crea

In un un manoscritto del IX sec. “Vita antiqua” custodito presso l’Archivio Capitolare Vercellese si narra che sul colle di Crea, (443 m.) verso il 350, Sant’ Eusebio, vescovo di Vercelli, in fuga dagli ariani, fondò un Oratorio, e cioè un luogo di preghiera in onore della “Beata Madre di Dio Maria”. Secondo un’antica tradizione, circa dieci anni dopo, sempre Eusebio, di ritorno dall’Oriente dove era stato esiliato, per la sua strenua difesa dell’ortodossia cattolica, portò a Crea un’icona della Vergine opera dell’evangelista Luca, la cosiddetta Madonna Nera, dal colore dell’incarnato.

Come spesso avviene in questi casi, a seguito di un restauro, eseguito nel 1981, si scoprì come questo fosse in realtà dovuto al fumo delle candele e come la scultura, in legno di i cedro scolpito e dipinto, risalisse alla metà del XIII secolo.

Secondo la tradizione, il vecchio edificio paleocristiano fu trasformato in un santurio dal re d’Italia Arduino d’Ivrea,che, ritiratosi nell’Abbazia benedettina di Fruttuaria, avrebbe ricevuto da Maria Assunta l’incarico di costruire tre santuari: la Consolata a Torino, Belmonte nel Canavese e Crea nel Monferrato.

Anche se la storia è sicuramente romanzata, è possibile che nella seconda metà del X secolo, l’oratorio diventasse metà di pellegrinaggi e quindi fosse in qualche modo ampliato, ristrutturato e associato a un convento: a riprova di questo, nel 1060 l’imperatore Enrico IV confermò i privilegi dell’abbazia di San Benigno di Fruttuaria a Serralunga di Crea.

Nel secolo successivo, il convento fu assegnato ai canonici regolari agostiniani di Vezzolano, probabilmente su pressione dei Marchesi di Monferrato: Guglielmo I il vecchio, sì, il crociato che appare in uno dei tanti capitoli del videogioco Assassin’s Creed, donò al santuario una reliquia della Santa Croce, probabilmente frutto delle sue avventure in Terra Santa.

All’inizio del XIV secolo, scomparsa la dinastia degli Aleramici, furono i Paleologi, nuovi Marchesi del Monferrato, a prendere Crea sotto la loro protezione. Tra il 1372 ed il 1418 fecero edificare, all’interno della chiesa, la cappella di Santa Margherita di Antiochia ove venne sistemata una reliquia della Santa.

La cappella di Santa Margherita

Tra il 1474 ed il 1479, Guglielmo VIII Paleologo commissionò gli importanti affreschi della Cappella di suddetta cappella: sulla parete di fondo, ai lati della Madonna in Trono, compaiono il suo ritratto e quello di sua moglie Bernarda di Brosse, assieme alle figlie. Affreschi, che svolgono un ruolo fondamentale nella diffusione dell’arte rinascimentale in Piemonte, che furono realizzati da un pittore non identificato, chiamato, con poca fantasia “Maestro di Crea”.

Analizzandone lo stile, è assai probabile che appartenga alla cerchia intima del casalese Giovanni Martino Spanzotti, condividendone il percorso formativo: lo studio delle novità fiamminghe, portati in Piemonte dai pittori dai pittori borgognoni e provenzali, che lo portarono a sviluppare il suo amore per la ritrattistica e l’analisi psicologica, l’influenza dell’espressionismo della scuola ferrarese, il luminismo del Foppa.

Questo dialogo tra culture si riflette negli affreschi di Crea, in cui convivono l’accuratezza con cui il pittore riesce a rendere il tratti fisiognomici e l’eleganza delle vesti della famiglia nobiliare e la dimensione onirica del paesaggio.

Sempre i Paleologi arricchino la chiesa di opere di Macrino d’Alba, che aveva studiato nella bottega di Signorelli e del Perugino e che introdusse in Piemonte le novità della pittura centroitaliana, con il gusto del colore acceso, l’impaginazione delle scene tra ardite architetture rinascimentali e paesaggi ricchi di ruderi e “antiquaria” romani. Terminata la dinastia dei Paleologi, nel 1536 il Monferrato passò ai Gonzaga, che ampliarono la chiesa e la decorarono secondo i dettami della Controriforma.

Fu sotto Vincenzo I Gonzaga che, nel 1589, oltre ad attuarsi un ampliamento della chiesa, venne concepito il primo progetto di costruzione delle cappelle del Sacro Monte.

Fu il modello del Sacro Monte di Varallo, ormai in fase avanzata di costruzione, con le sue splendide cappelle ricche di statue dipinte e di pareti affrescate, ad ispirare a Padre Costantino Massino, priore di Crea,concepi quindi un’opera d’arte totale, una sorta di Sacra Rappresentazione posta al di fuori del tempo e dello spazio, che doveva convincere il fedele della Verità della Fede Cattolica, contrapposte alle falsità dei Protestanti, parlando all’Emozione e non alla Ragione.

Le cappelle – fatta eccezione per le prime due dedicate a Sant’Eusebio – furono incentrate su alcune tappe della vita della Vergine (inizialmente sui misteri del Rosario), secondo un percorso che culmina nella cappella dell’Incoronazione di Maria, più nota come Il Paradiso, in cui, oltre trecento statue raffigurano, o meglio recitano, l’Incoronazione di Maria, da parte della Trinità, sostenuta da uno stuolo di angeli. Le fanno da corona tre giri di statue raffiguranti apostoli, santi e martiri.

Sappiamo che le prime cappelle edificate furono quelle della Natività e della Presentazione di Maria al tempio, e che nel 1598 erano 10 le cappelle che facevano da corona al Santuario. Pochi anni dopo il nuovo priore di Crea concepì un ambizioso disegno di ampliamento del Sacro Monte portando a 40 il numero di cappelle da edificarsi, disegno che guidò gli interventi successivi, ma che non fu mai portato a termine.

Tra i principali scultori che operarono al Monte sin dall’avvio del lavori nel 1589, vanno ricordati i fratelli Jean e Nicolas de Wespin (detti i Tabacchetti), artisti di provenienza fiamminga, il maggiore dei quali, Jean, aveva già lavorato a Varallo Sesia. Tra gli autori delle opere a fresco va ricordato ancora Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, esponente di primo piano della pittura manierista piemontese tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.

Verso la fine del Seicento il Monte contava 18 cappelle e 17 romitori (luoghi di preghiera dedicati ciascuno ad un santo, ad uso dei devoti che, per altra via, ridiscendevano dalla cappella del Paradiso al Santuario); ma bisogna considerare che aveva dovuto subire, nel 1657, il vulnus dei soldati francesi e sabaudi in lotta contro il Monferrato.

Nel 1735 venne rifatta la facciata della chiesa, secondo l’impianto stilistico barocco che oggi vediamo. La prosperità di Crea durò sino alla fine del Settecento. La soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone nel 1801 ed il saccheggio operato dalle sue truppe nello stesso anno, ridussero il Sacro Monte in condizioni di rovina e di abbandono.

L’intervento ottocentesco, sostitutivo di cappelle andate perdute, rivela invece una statuaria più semplice a eccezione della cappella della Salita al Calvario, dove intervenne Leonardo Bistolfi con una composizione di grande intensità emotiva.

Cappella del Paradiso

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