La zecca di Mediolanum

A sinistra la ricostruzione della presunta Zecca

Uno dei luoghi più misteriosi e controversi della Mediolanum romana è la sua zecca: sappiamo che era adiacente al Foro, grazie al toponimo di via Moneta, ma non abbiamo mai identificato i suoi resti. E’ probabile che questi coincidano con quelli dell’imponente edificio rettangolare (44 x 16,85 metri, tra via Moneta e via Armorari), orientato da NO a SE, i cui muri in ciottoli furono riportati alla luce nel 1908, per i casi della vita,in occasione dei lavori per la costruzione della sede milanese della Banca d’Italia.

In più, è assai controversa la data in cui cominciò ad operare: alcuni studiosi hanno ipotizzato che la zecca cominciasse a operare in epoca repubblicana, in particolare per alcune emissioni di Cecilio Metello, 81 a.C e soprattutto per le coniazioni di Cesare da zecche itineranti, utilizzate per pagare i legionari durante la guerra civile. Tuttavia gli argomenti a favore di questa tesi non hanno mai convinto a fondo i numismatici: dal punto di vista storico, poi, dato che Mediolanum ancora non aveva assunto il ruolo di municipium, risulterebbe difficile da sostenere.

In passato, poi, era sostenuta una sua coniazione ai tempi di Decio, di Treboniano Gallo e di Volusiano, ma negli ultimi decenni, tali monete sono state ricondotte alla produzione della zecca di Roma. Per cui, è assai probabile che l’inizio della sua attività risalga al 256, durante il regno congiunto di Valeriano e Gallieno, quando l’importanza militare di Mediolanum, crebbe esponenzialmente. Gli attrezzi e le maestranze pare provenissero da Colonia e da Roma, con una officina trasferita da ciascuna delle due città.

Le coniazioni, estremamente ridotte ebbero inizio solo nel 259, a quanto pare dopo la cattura di Valeriano nella guerra sassanide. Comunque, nel primo periodo si ebbe una monetazione congiunta di Valeriano e Gallieno, con emissioni a nome di: Valeriano, Gallieno, Salonina e Salonino cesare.

Il numero delle monete coniate crebbe notevolmente sotto il regno di Gallieno, perchè ovviamente, queste servivano a pagare le unità di cavalleria pesante stanziate come riserva mobile a Mediolanum: questa coniazione si articolò in ben otto distinte emissioni, comprendento aurei, quinari d’oro e d’argento, dupondi e assi in bronzo. Della seconda emissione fa parte (261) la famosa “serie delle legioni”, dove erano rappresentate nei loro nomi e simboli. In generale, tutte le monete sono contrassegnate dalla marca delle officine (P(rima), S(ecunda) e T(ertia)) precedute dalla dicitura “M(ediolanum)”. Monete che proprio per lo scopo a cui erano destinate, rappresentavano spesso la cavalleria e termini ad essa corretati (EQUITES)

Le cose cambiarono parzialmente nel 267 d.C. Ad Aureolo, il comandante della cavalleria di Gallieno, era stato affidato il comando della fortezza di Mediolanum, nel tentativo di contrastare un eventuale tentativo di invasione della Gallia da parte di Postumo, l’imperatore secessionista delle Gallie. Data la disponibilità di truppe e di denaro, però Aureolo si ribellò a sua volta a Gallieno, nel tentativo di defenestrarlo. Sembra, inoltre, che abbia offerto la sua alleanza a Postumo, il quale però preferì rimanere neutrale nel conflitto tra lo stesso e Gallieno. Alla notizia che Aureolo stava raccogliendo un grosso esercito per muoversi su Roma, Gallieno tornò in Italia costringendo il suo avversario a rinchiudersi nelle mura di Mediolanum (Milano),dopo averlo sconfitto sul fiume Adda, nella battaglia di Pontirolo (pons Aureoli).

Sempre nel tentativo di ottenere l’aiuto di Postumo, Aureolo cominciò a coniare moneta a nome dell’imperatore delle Gallie. Queste monete, indicate abitualmente come “monetazione di Aureolo”, rappresentano Postumo con le sue consuete titolature. Al rovescio compare per lo più il termine AEQUIT o EQUIT (insieme ad altri), o in qualche caso il segno di officina(P,S,T). L’emissione si estende dal gennaio all’ agosto 268, quando Aureolo si arrese e venne ucciso da Claudio II il Gotico, comprende solo antoniani: monete particolarmente colpite dalla svalutazione.

In origine, ai tempi di Caracalla, questi erano d’argento: poi furono progressivamente svalutati con l’aggiunta di rame e stagno, producendo così una lega di biglione. Alla metà del regno di Gallieno furono introdotti nuovi metodi di lavorazione, così che le monete continuavano ad apparire d’argento. Il tondello era prodotto con un contenuto d’argento molto basso (circa 5-10%) e trattato con acidi in modo tale che il rame veniva tolto dalla superficie della moneta lasciando quindi uno strato superficiale d’argento. Quando i tondelli così prodotti venivano battuti si aveva una moneta con una superficie d’argento così sottile che con l’uso veniva portato via lasciando scoperto il rame sottostante.

L’attività della zecca di Mediolanum continuò con Claudio II il Gotico, dall’agosto 268 al settembre 270. Gli antoniniani milanesi di questo imperatore sono caratteristici: piccolo modulo, notevole spessore, immagini con buon rilievo, di solito nessuna argentatura. La zecca emise anche molti aurei ed alcuni medaglioni aurei; inoltre, rari denari e quinari, e qualche dupondio e asse. Sembra probabile, che nel 269 la zecca abbia sospeso la sua attività: l’imperatore, impegnato nel suo duello mortale contro i goti, si portò dietro tutti i coniatori di Mediolanum, in modo di garantirsi l’opportuna liquidità per pagare i legionari durante quella faticosa campagna.

Per cui, gli operai milanesi aprirono una sorta di succursale a Siscia (oggi Sisak, in Croazia): la monetazione della città della Pannonia, negli anni seguenti, sarà infatti molto simile a quella di Mediolanum. Morto di peste Claudio il Gotico, seguì il breve regno del fratello Quintillo (non si sa se per 17 o 77 giorni), con emissioni milanesi di antoniniani ed aurei. Quintillo iniziò probabilmente a coniare anche la serie DIVO CLAUDIO, che venne poi continuata da Aureliano. Caratteristica della emissione milanese è la dicitura: DIVO CLAUDIO GOTHICO. Le emissioni milanesi di Aureliano, che aprì anche una Q(uarta) officina, furono sei, dalla fine del 270 alla primavera del 274 e seguono le complesse vicende “monetarie” di quell’imperatore.

Prima del 271, probabilmente già dal regno di Claudio il Gotico, i lavoratori della zecca di Roma avevano messo in piedi una truffa ai danni dello stato, sia sottraendo il metallo pregiato destinato alla coniazione sostituendolo con metallo non pregiato che tosando i bordi delle monete per asportare l’argento; la zecca di Roma, sin dall’epoca di Claudio II il Gotico, produceva monete con contenuto di argento pari al 54% di quello delle altre zecche.

In occasione della grande paura pubblica causata dall’invasione degli Alemanni Iutungi, che nel 271 giunsero in Italia sconfiggendo Aureliano a Piacenza e puntando su Roma, e a causa della paura che l’imperatore scoprisse e punisse la truffa, i lavoratori della zecca iniziarono una sommossa, sotto la guida di Felicissimo, occupando il Celio. La rivolta ebbe il sostegno della popolazione e, probabilmente, anche di alcuni senatori, la cui opposizione ad Aureliano derivava dalla volontà dell’imperatore di diminuire il prestigio e il potere del Senato Romano. Dopo uno scontro sanguinoso, passato alla storia come Bellum Monetariorum e che vide la morte di 7.000 soldati, i rivoltosi vennero sconfitti, e Felicissimo fu ucciso.

In un atto collegato a questa rivolta, sia che sia avvenuto prima che dopo la sommossa, Aureliano chiuse la zecca di Roma, che rimase inattiva per tre anni fino al 274, mise a morte diversi senatori come complici della rivolta, togliendo al Senato il diritto di coniare le monete di bronzo e avviare la sua riforma monetaria.

Per prima cosa Aureliano operò sull’aureo, che era passato nel tempo da un peso teorico di 1/40 di libbra (epoca di Cesare) a 1/45 (sotto Nerone, con una svalutazione dell’11%) per raggiungere sotto Caracalla un peso di 1/50 di libbra (6,54 g). Nel corso poi di tutto il III secolo la svalutazione era continuata fino ad Aureliano, che ne riportò il peso a un 1/50 di libbra.

Aureliano, una volta risolto il problema della moneta in oro, affrontò il grave problema del costante svilimento dell’antoniniano, e quindi dell’argento, introducendo una nuova moneta, che aveva un peso medio attorno a 1/84 di libbra (= 3,89 grammi, inizialmente portato a 4,21 grammi) ed un titolo del 4-5% di argento, oggi comunemente chiamato aurelianiano o radiato grande. Questa nuova moneta riportava sul dritto il busto dell’Imperatore con la testa radiata o quello dell’augusta con il crescente lunare, in esergo la sigla “XXI”, che alcuni studiosi moderni hanno interpretato come “vigesima (pars) unius (nummi)”, vale a dire la percentuale di argento contenuta nella moneta (1:20 pari al 5%)

Introdusse, poi, una seconda moneta, che aveva un peso medio attorno a 1/126 di libbra (= 2,60 grammi) ed un titolo del 2,5% di argento. Questa seconda moneta riportava sul dritto il busto dell’Imperatore con la corona d’alloro, sul rovescio la sigla “VSV”, che alcuni studiosi moderni hanno interpretato come “usu(alis)”, vale a dire usus publicus, ovvero il denarius communis, rappresentando probabilmente sia una riesumazione del denario, sia il modo per sostituire l’antoniniano, completamente cancellato dalla riforma.

Parallelamente a questa riforma monetaria, Aureliano aumentò progressivamente il numero delle zecche imperiali, aprendole nelle principali provincie: paradossalmente, a rimetterci da questa riforma fu la zecca di Mediolanum, che fu chiusa e trasferita a Ticinum, la nostra Pavia. Il motivo fu duplice: da una parte, la presenza del fiume, rispetto ai navigli, avrebbe favorito l’introduzione di presse idrauliche, meccanizzando la produzione. Dall’altra, tenere la cassa lontano dai comandanti militari ne avrebbe diminuito la propensione al colpo di stato. In ogni caso, fra Mediolanum e Ticinum i rapporti erano strettissimi, e l’attività della zecca pavese si pone in assoluta continuità rispetto a quella milanese, quanto a tipologie, stile, incisori, titolature.

Ovviamente, la zecca riaprì con Massimiano, che di fatto divise i compiti tra Mediolanum e Aquileia: inizilmente la prima si dedicherà all’oro e all’argento, la seconda al bronzo. Furono così riattivate due delle quattro officine del tempo di Aureliano, e dal 302 fu riaperta anche la T(ertia) con la produzione di folles per tutti i tetrarchi, che appaiono sia “laureati” (nel 294/295) sia “radiati” (nel 299). Tra il 307 ed il 312 la zecca coniò monete per Massenzio, poi dopo la battaglia di Ponte Milvio passò a Costantino I, il quale vi aggiunse una Q(uarta) officina nel 324, ma chiuse definitivamente la zecca di Ticinum e di Mediolanum nel 326/327, lasciando aperte in Italia solo le zecche di Roma ed Aquileia.

La zecca di Milano fu nuovamente riattivata sotto Costanzo II (novembre del 352), quando quest’ultimo scelse Mediolanum come sua capitale imperiale per almeno un quinquennio, dopo aver battuto Magnenzio: la riapertura avvenne per compensare la perdita delle zecche galliche. Le maestranze necessarie giunsero da Aquileia. Le prime emissioni furono coniate nel 353, con sigla in esergo: SMMED (Sacra Moneta Mediolanensis).

Nel 364-365 ancora un sesquisolido d’oro di Valentiniano I e del fratello Valente. Dopo il 382 solidi d’oro per Graziano, Valentiniano II e Teodosio I; nel 387 solidi per Teodosio ed il figlio Arcadio, miliarensi d’argento per Teodosio, silique d’argento per Valentiniano II, Teodosio ed Arcadio. Nel settembre del 387 fino all’agosto del 388 l’usurpatore Magno Massimo ed il figlio Flavio Vittore coniarono solidi, semissi e tremissi in oro, oltre a silique d’argento. Dal 389 al 392 tornarono a battere moneta per Vanetiniano II, Teodosio ed Arcadio, con una breve interruzione nel 393-394 per l’usurpatore Flavio Eugenio, tornando a coniare monete per Teodosio, Arcadio e l’altro figlio Onorio. Dopo il 395 fino al 404 sulla zecca di Mediolanum fu concentrata la produzione di nominali in oro e argento, per tutte le province settentrionali, con emissioni di multipli eccezionali nei due metalli.

E’ utile ricordare che da Graziano in poi alcune attività amministrative vennero trasferite da Treviri a Milano. Inoltra (Codex Theodosianum) dal 380 venne accettato solo l’oro in pagamento di certe ammende. Dallo stesso anno, a Mediolanum fu coniata una grande quantità di argento, ma il peso della siliqua verso la fine del IV secolo scese da 1,97 g. fino a 1,14 g. in media. Può essere utile ricordare che un soldo equivaleva a 60 silique ed a 7200 nummi (una siliqua= 120 nummi). La siliqua valeva 12 follis ridotti della riforma del 350. Nello stesso 350, un pane costava un follis.

Nel 402, gran parte delle attrezzature e del personale fu spostata da Mediolanum a Ravenna, nuova zecca creata da Onorio. Si ebbero successivamente due rare emissioni: un solido dell’usurpatore Giovanni Primicerio nel 423-25 (Victoria Auggg), ed uno di Teodosio II, imperatore d’Oriente, che aveva sconfitto Giovanni facendo espugnare Ravenna. L’ultimo periodo di attività della zecca di Mediolanum va dal 452 al 474 o 475, in modalità comitatense, in cui la coniazione avveniva solo in presenza dell’imperatore in città. Attività che continuò anche sotto Odoacre e Teodorico, per concludersi nel 498.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...