Carbonio 14 e prima Età del Ferro in Grecia

Vaso del Dipylon

Negli ultimi giorni, nell’ambito dell’archeologia, sta destando notevole interesse uno studio dell’’Osterreichisches Archäologisches Institut, pubblicato sulla rivista Plos One, relativo alla cronologia della Prima Età del Ferro in Grecia.

Tradizionalmente questa era basata sulla sequenza degli stili della ceramica, così articolata

Stile submiceneo, dal 1200 a.C. al 1050 a.C., caratterizzato da decorazione astratta, ma spontanea e poco curata

Stile protogeometrico, dal 1050 al 900 a.C., in cui sono presenti due schemi decorativi fondamentali, entrambi ereditati dal miceneo. Il primo era usato principalmente su vasi di grandi dimensioni e divenne meno popolare verso la fine del periodo; si distingue per una decorazione su fondo chiaro la cui luminosità veniva enfatizzata dagli scarsi ornamenti e dalle fasce dipinte in scuro. Il secondo, complementare al precedente, è chiamato black style o stile a fondo scuro. Evoluzione provocata dall’introduzione di nuovi strumenti di lavoro, come un tornio più veloce e il compasso per i cerchi concentrici.

Primo stile geometrico, evoluzione del precedente, che andava dal 900 all’850 a.C. in cui si supera l’identificazione protogeometrica del volume con la linea curva e sono introdotti nuovi motivi decorativi: la merlatura e il meandro, motivi tettonici, angoli retti, che contemporaneamente riflettono i campi orizzontali che occupano e la costruzione verticale del vaso, e che continuamente tornano su sé stessi.

Medio stile geometrico, dal 850 al 760 a.C. in cui i vasi raggiungono una dimensione monumentale e cominciano ad apparire, nelle decorazioni, le prime figure stilizzate.

Tardo stile geometrico, dal 760 al 700 a.C. in cui vengono definite le forme standard dei vasi della tradizione classica, emergono le prime personalità artistiche distinte, come il maestro del Dipylon. In ambito pittorico le fasce decorative ricoprono l’intera superficie del vaso, perdendo la funzione di marcare l’articolazione delle sue parti e si moltiplicano le scene figurate, in alcuni casi anche scene mitologiche, e i motivi decorativi sono più ricchi e variati.

Questa cronologia non è frutto del caso, ma un lungo e meticoloso lavoro, complicato dal fatto che in Grecia, a differenza del Vicino Oriente, i resti degli insediamenti antichi non sono strutturati a Tell, ossia a tumuli, rendendo così complicata qualsiasi definizione di una stratigrafia verticale.

Per cui gli archeologi hanno definito una cronologia relativa degli stili ceramici, basandosi sui ritrovamenti nelle tombe: poi, dato il ritrovamento di frammenti di vasi negli scavi della Siria e Palestina, la datazione dei relativi strati ha svolto il compito di fornire dei punti di riferimento per stabilire una cronologia assoluta anche in Grecia.

Cronologia assoluta che è stata poi ritarata in funzione delle testimonianze degli storici dell’età classica, che si erano costruiti una loro datazione, legata al numero di generazione trascorsi tra gli eventi del passato e il loro tempo, prendendo come riferimento l’anno della prima gara olimpica nota.

Insomma, un lavoraccio, che nell’ultimo decennio è entrato progressivamente in tilt: per prima cosa, è saltato all’occhio come ogni storico antico avesse un concetto di generazione differente, per cui il meccanismo di taratura doveva essere messo da parte. Poi, la datazione degli strati di riferimento del Vicino Oriente è stata oggetto di una profonda revisione, che però cozzava con la cronologia definita per la Grecia, cosa che ha fatto venire diversi dubbi sull’effettiva corrispondenza tra strato e frammento del vaso.

Faccio un esempio concreto, per spiegarmi: se un archeologo scavasse casa mia e trovasse i frammenti di un vaso cinese della mamma della mia bisnonna, risalente a inizio Novecento, e questo fosse uno dei pochi indizi per costruire la cronologia della Cina comunista, questa sarebbe sfalsata di più di un secolo. Poi a complicare questa situazione, sono emersi negli ultimi anni frammenti di ceramica geometrica in Sicilia e Tunisia, che dagli strati, sembrerebbero troppo antichi per la cronologia tradizionale.

Nel frattempo, gli archeologi austriaci hanno cominciato a studiare una serie di insediamenti della prima età del ferro in Tessaglia e Macedonia, che svolgevano il ruolo di hub commerciale tra la Grecia e i Balcani, tra cui quello di Sindos.

Dai primi scavi, sono emersi una serie di dati interessanti: primo, questi insediamenti avevano una durata di vita pari alla prima Età del Ferro. Secondo, come i tell del Vicino Oriente, erano dotati di una perfetta stratigrafia verticale. Terzo, in ogni stato vi erano frammenti di ceramica locale e proveniente della Grecia, realizzata da vasai ateniesi, corinzi e dell’Eubea, distribuiti secondo la cronologia relativa. Quarto, in ogni strato erano presenti resti organici, che ne permettevano la datazione sia con il Carbonio 14, sia dendrocronologia.

Per cui, agli archeologi sono brillati gli occhi: datando gli strati, si poteva datare anche la relativa ceramica, fissando in maniera definitiva la cronologia assoluta ed eliminando le contraddizioni che erano emerse negli anni. Per cui, hanno cominciato a raccogliere i vari dati e tararli ed elaborarli con l’analisi bayesiana e il metodo Montecarlo.

I risultati sono stati alquanto inaspettati e sconvolgenti: l’inizio del tardo Geometrico si anticiperebbe al 870 a.C., quello del Medio Geometrico al 930 a.C., quello del Primo Geometrico al 1050 a.C., mentre quello del Protogeometrico risalirebbe a poco dopo il 1200 a.C. ossia negli anni successivi al collasso dell’età del Bronzo e alla crisi del sistema palazialme miceneo.

Se tale analisi fosse verificata da terze parti, il rischio di errore c’è purtroppo sempre, e validata da altri scavi, le conseguenze sarebbero interessanti.

Per prima cosa, il concetto di Medioevo ellenico, la presunta età di barbarie, verrebbe definitivamente accantonato: poi, data la continuità dell’evoluzione tra ceramica micenea e protogeometrica, questa datazione sarebbe l’ennesimo colpo mortale all’ipotesi della presunta invasione dorica. L’introduzione del nuovo modello di tornio e del compasso non sarebbe frutto dell’arrivo di barbari, tra l’altro tecnologicamente più evoluti, il che sembrerebbe un ossimoro, ma dal trasferimento di artigiani specializzati dall’Italia e dell’Anatolia nell’Ellade, come testimoniato a Tirinto.

Poi, sia l’introduzione della scrittura, sia la colonizzazione greca della Ionia e del Sud Italia, associate al Medio e Tardo Geometrico, sarebbero assai più antiche di quanto immaginato: lo stesso varrebbe per l’elaborazione dell’epica omerica. Tutto ciò confermerebbe come il sistema commerciale mediterraneo, messo in crisi dalla fine dell’età del Bronzo, non si sia mai interrotto definitivamente e sia ripreso in tempi estremamente ristretti.

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