Il memoriale Sangallo

I lavori di costruzione di San Pietro

Subito dopo la morte di Raffaello, Sangallo fece un gesto che, vuoi o non vuoi, non è che gli renda proprio onore, dal punto di vista umano: scrisse infatti un memoriale, diretto a Leone X, in cui espose tutte le sue critiche alle parti di San Pietro realizzate o progettate fino a quel momento. Parti concepite sì da Raffaello, ma in cui l’artista fiorentino aveva dato un contributo fondamentale.

Infatti, oltre che per il coro del Bramante e la cupola pesantissima, Sangallo si scandalizzò soprattutto per il corpo longitudinale, le nicchie di 40 palmi e i deambulatori, tutte cose di cui aveva contribuito a definirne la statica e i particolari decorativi.

In particolare evidenziò la navata centrale

… sara lunga e stretta e alta che pareva uno vicholo”

che le porte comprese tra nicchie sarebbero sembrate “balestriere”

per poi stroncare i deambulatori in questo

l’emicichlo che e fanno nelle teste delle chrosi è falso in quest’opera; non che al lavoro non sia perfetto in se solo e bello […] ma non seguita e compagna l’opera”:

La sua critica colpisce infine il cornicione dell’imposta delle grandi arcate e quello aggettato delle nicchie, che, expressis verbis, attribuisce a Raffaello, quando invece erano sue idee

Secondo il Sangallo il cornicione dell’imposta non avrebbe dovuto avere la forma di una trabeazione tripartita non essendo sostenuto da un proprio ordine, mentre il cornicione marmoreo delle nicchie

non vole esser vi le risalte che vi sono”.

Cornicione, tra l’altro, che Sangallo aveva adottato nel suo progetto esecutivo di Villa Madama. Nel frattempo, nell’agosto 1520 Sangallo fu affiancato da Baldassare Peruzzi in qualità di coadiutore. Leone X lesse il memoriale e anche se non ne era proprio così convinto, nella primavera del 1521 diede l’incarico a lo strano due Sangallo e Peruzzi di presentare l’ennesimo, nuovo progetto.

Come nei precedenti disegni del Sangallo, anche lì il corpo longitudinale venne ridotto a tre campate, illuminato da una propria cupola e allargato. Nelle cappelle laterali furono eliminate le nicchie di 40 palmi e le sacrestie d’angolo, a pianta poligonale, sporsero dalla muratura. Benché non coordinasse il cornicione tripartito dell’imposta in travertino con un ordine preciso, il Sangallo convinse il papa sulla opportunità di continuare lo zoccolo negli ambienti adiacenti.

Nel progetto, però, non c’era nessuna indicazione sulla forma della cupola principale e della facciata, che nonostante tutte le lamentele del memoriale, sarebbero state forse molto simili alle idee di Raffaello. Nel frattempo, Peruzzi fece propria la critica del Sangallo al corpo longitudinale e rispose ritornando all’idea del corpo centrale, che aveva perso attualità dopo l’inizio dei lavori di costruzione, ma che sarebbe tornata in auge sotto Paolo III.

Ma al di là di tutte queste polemiche, come erano messi i lavori nel 1521 ? Grazie al cielo, ne abbiamo una testimonianza in una veduta anonima della collezione Ashby che mostra la basilica da sud-ovest.

In primo piano a sinistra è visibile il coro di Bramante provvisto di volta, con il suo ordine dorico gigante, le sue grandi finestre ad arcata rimaste vuote, attraverso le quali è visibile l’interno dell’edificio, e la sua trabeazione frammentaria. Si vedono i pilastri di sud-est e di sud-ovest della cupola collegati dal grande arco con intradosso a cassettoni. Osserviamo che l’estradosso dell’arcone di crociera non è ancora coperto a 2 spioventi. E’ già armata e dotata di un primo getto di calcestruzzo la volta a rosoni di fronte la nicchia di Fra Giocondo, ossia la volticella a botte di contrafforte tra il pilastro di sud-ovest della crociera e l’antistante contropilastro.

Nell’angolo fra il coro di Bramante e la nicchia di Fra Giocondo è rappresentata una gru con una grande ruota a pedali alla base, che sembra essere utilizzata per trasportare il materiale su una piattaforma antistante la volta a rosoni e sul colmo del pilastro sud-occidentale della cupola. Sul pilastro opposto della cupola, quello sud-orientale, viene disegnata un’altra gru, forse per la volta a rosoni della cappella del Re verso est.

Sotto il probabile ponteggio a sbalzo della volta a rosoni sono accennati i profili del cornicione d’imposta di Raffaello e più in basso le nicchie frammentarie della sacrestia del coro iniziata da Fra Giocondo. Si erge ancora il diroccato muro frontale del transetto del vecchio San Pietro; dietro ad esso sono chiaramente riconoscibili il corpo longitudinale della basilica costantiniana e il campanile. A destra è visibile la rotonda di Santa Maria della Febbre, dietro la quale spunta l’obelisco del circo di Nerone.

Emerge la calotta della nicchia meridionale di 40 palmi del contropilastro di sud-ovest, del quale sono disegnate la cornice e le paraste. L’emiciclo esterno è in costruzione: si vedono nella loro struttura grezza le calotte delle prime 2 nicchie interne del deambulatorio del 1519; la parte occidentale del muro esterno è priva ancora del paramento; dietro una casa bassa si può invece distinguere l’articolazione della parte meridionale della parete esterna, ovvero lo zoccolo ed i fusti delle semicolonne dell’ordine di 9 palmi. Il disegno mostra inoltre le 3 nicchie orientali della parete interna del deambulatorio e la nicchia meridionale del contropilastro di sud-est con parte delle relative paraste sul lato occidentale. Probabilmente è raffigurata la sommità di una colonna dell’emiciclo interno davanti il contropilastro di sud-est

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