San Pietro ai tempi di Clemente VII

Emiciclo raffaellesco

Nonostante la pessima fama avuta tra gli umanisti, sotto Adriano VI, grazie ai risparmi sulle spese correnti della corte pontificia, i lavori della Fabbrica di San Pietro riprendono di gran lena, in particolar modo nel braccio meridionale della Basilica. Lo stesso avviene nei primi anni di Clemente VII.

Questo papa, al fine di ottenere un più severo controllo tecnico ed amministrativo e di eleminare le ruberie degli appaltatori, con la Costituzione Admonet Nos suscepti del 12 dicembre 1523 nomina una commissione stabile di sessanta membri (Collegium LX virorum) scelti tra i funzionari stessi della Curia romana, appartenenti ad ogni nazionalità e forniti di particolare perizia tanto nella parte architettonica, quanto in quella economica, come in quella legale.

Il Collegio gode di piena autonomia decisionale ed è posto alle immediate dipendenze della Santa Sede, restando investito delle più ampie facoltà, sia di ordine amministrativo che giudiziario. Infatti disponeva di un proprio Tribunale e di rappresentanti nelle ventiquattro “commissarie” dello Stato Pontificio.

Clemente VII, revocando la nomina del Commissario delle Indulgenze, rende poi irrevocabili i diritti del Collegio, al quale volle accordare altre vaste facoltà con la Costituzione Dudum admonente del 1 giugno 1525.

Nel 1524, sotto la supervisione del Sangallo, Giuliano Leni, nobile romano con la passione per l’ingeneria, realizza volta a rosoni di sud-est sull’esempio di quella di sud-ovest, realizzata negli anni 1522-23, e sono innalzate le pareti laterali del braccio meridionale fino alla trabeazione dell’ordine maggiore interno.

Nel luglio 1525 Giuliano Leni alza un castello per erigere le colonne del deambulatorio; nel maggio 1526 gli vengono pagati 6 capitelli grandi di travertino a 150 ducati d’oro l’uno, che probabilmente sono quelli delle paraste dell’ordine maggiore interno; nell’aprile 1527 vengono registrati pagamenti di architravi per la cappella del Re, che probabilmente sono quelli sopra le nicchie rettangolari
della parete esterna del deambulatorio.

I lavori subiscono un notevole rallentamento a causa del Sacco di Roma nel 1527 e dell’interruzione dei finanziamenti alla Fabbrica. Le vedute disegnate da Maerten van Heemskerck o derivate dai suoi disegni sono la fonte più attendibile per conoscere la situazione del costruito raggiunta nel 1535 circa, prima della ripresa dell’attività edilizia sotto Paolo III (1534-49).

In queste vedute sono visibili i pilastri della crociera con gli arconi di collegamento provvisoriamente protetti da tetti a falde e i pennacchi appena iniziati. Nel braccio meridionale i pilastri di crociera sono collegati con i contropilastri per mezzo delle 2 volte a rosoni; le pareti laterali del braccio appaiono completate fino alla trabeazione d’imposta della grande volta, e l’emiciclo terminale è costruito, all’incirca come è previsto nel progetto di Raffaello, fino all’altezza di un piano. Nel braccio nord i contropilastri sono innalzati fino al livello del primo ordine, ma mancano le pareti e l’emiciclo terminale. La costruzione del braccio orientale, verso la facciata, non sembra progredita di molto e intorno alla crociera sono visibili ancora i ruderi del transetto dell’antica basilica.

Nella veduta da sud-ovest di Maerten van Heemskerck è rappresentata in primo piano la parete esterna del deambulatorio meridionale raffaellesco. Appaiono lo stilobate circolare con i suoi profili semplici, le semicolonne dell’ordine di 9 palmi con base attica, le paraste dell’ordine di 3 palmi e mezzo (0.78 m) che fanno da congiunzione con le edicole e le paraste delle edicole prive ancora delle colonne.

Attraverso il portale al centro, ancora senza cornice, si scorge la parasta con capitello dorico e la volta di una nicchia della parete interna del deambulatorio. Sulla parete interna del contropilastro di sud-est viene rappresentata in modo dettagliato la parasta terminale scanalata con il capitello e il risalto di trabeazione, ma non è stata ancora eseguita una parte della parete orientale del braccio con la relativa trabeazione. Nella parete meridionale di entrambi i contropilastri si notano delle aperture ad arco sfalsate, forse per illuminare le scale a chiocciola interne.

Nel braccio meridionale è ancora presente il muro del transetto della vecchia basilica; dietro a questo è raffigurato l’arcone di collegamento dei 2 piloni meridionali della cupola, provvisti qui di copertura. Dai cumuli di terra in primo piano spuntano blocchi di pietra lavorata e un capitello corinzio, materiale forse approntato per il deambulatorio e abbandonato dal 1527. A destra si scorgono il corpo longitudinale della basilica costantiniana, la rotonda di Santa Maria della Febbre, l’obelisco e la cuspide della vecchia torre campanaria.

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