Pinacoteca Civica di Teramo

La lunga storia della Pinacoteca Civica di Teramo comincia poco prima dell’Unità d’Italia, nel 1868, quando con il Decreto del 6 agosto 1868 del Ministero della Pubblica Istruzione, in cui si ordinò la costituzione delle commissioni comunali di storia, di archeologia e di arti del disegno con lo scopo di “illustrare e di provvedere alla conservazione delle memorie e dei documenti patrii” e di promuovere “le discipline che le sono proprie procurando di isvegliarne e tenerne vivo il sentimento, la cultura e la dignità”.

L’allora sindaco di Teramo, Settimio Costantini colse la palla al balzo per raccogliere in una sede unica e i dipinti provenienti dalle chiese e dai magazzini degli ordini religiosi, in collaborazione con il vescovo.

Le opere vennero provvisoriamente esposte in un palazzo vicino alla chiesa di Sant’Anna, nell’attuale sede del museo archeologico di Teramo; la pinacoteca fu inaugurata nel 1870 dal Sindaco Costantini in occasione delle feste civili per la ricorrenza dello Statuto.

L’allestimento del museo, nonostante fosse adiacente alla Scuola di disegno, istituita nel 1811, attraverso Muzio Muzii, Giuseppe Bonolis e Pasquale della Monica, e l’impegno messo dal direttore provvisorio Gennaro della Monica, ricevette uno sproposito di critiche, probabilmente immotivate.

Poco dopo, in città furono trovati reperti di epoca romana, che all’epoca furono considerati più importanti delle tavole del Quattrocento: per cui, partì campagna stampa, guidata dai Tonelli dell’epoca, per sostituire la pinacoteca con una collezione di antichità.

Il motivo scatenante di tale polemica fu il destino della collezione di Concezio Rosa, medico condotto a Corropoli e Controguerra, autore di una delle prime monografie sulle maioliche di Castelli e uno dei padri della Palentologia italiana.

Concezio nel 1865 aveva scoperto a Ripoli un intero villaggio di capanne di una comunità del tardo Neolitico, dal quale prese nome l’omonima cultura e nel 1867 iniziò a condurre scavi nella vicina Val Vibrata. Qui raccolse, durante le sue ricerche, circa 20.000 reperti risalenti all’epoca del Paleolitico e del Neolitico, tracciando in questo modo una fondamentale mappa delle origini dei primi insediamenti umani negli Abruzzi.

Nel 1873 Concezio richiese al Consiglio provinciale di Abruzzo Ultra Primo la creazione di un Museo provinciale di antichità a Teramo così da dare ampia e corretta sistemazione alla sua collezione di reperti, ma l’amministrazione provinciale lasciò cadere la richiesta e la collezione finì smembrata tra Italia e Francia.

I giornalisti d’assalto teramani, millantando lo stesso destino per le statue romane, convinserò così l’amministrazione a chiudere in deposito i dipinti, per dare lo spazio espositivo alle antichità. Le carte in tavola cambiarono per l’ennesima volta a causa dello storico e archeologo Francesco Savini, nemico giurato dell’istituzione della provincia di Pescara, che scrisse al scrive al sindaco Paris:

Il sottoscritto, convinto dell’utilità che ne verrebbe alle persone colte ed anche curiose, dell’apertura al pubblico del nostro Museo Municipale, almeno un giorno della settimana, propone alla S.V.ILL. ma che voglia destinare in ogni domenica, qualche dipendente del Comune alla custodia del Museo durante quelle ore che la a V.S. piacerà determinare”.

Dato che Savini era uno dei maggiorenti locali, il sindaco cercò di venirgli incontro, facendo deliberare, la riapertura della Pinacoteca e la nomina di un custode, assistito da una “guardia municipale”.

Nel 1903 al pittore teramano Gennaro della Monica fu incaricato dal Comune di scegliere tra i 179 quadri in deposito quali esporre: dopo un anno di inventario, i prescelti furono collocati in due camere del Palazzetto di Sant’Anna. Dato l’inaspettato successo di pubblico, l’ispettore Giorgio Bernardini fu incaricato nel 1911 dalla Direzione Generale per l’Antichità e le Belle Arti per riordinare la Pinacoteca.

I dipinti durono sistemati nelle camere del Palazzetto al piano terra e con il sindaco Berardo Cerulli, con una delibera consiliare, fu istituito un posto da custode e approvati 7 articoli del regolamento del Museo e fu nominato lo sculture Pasquale Morganti in qualità di custode dell’istituzione museale.

Nel 1922 i dipinti furono traslocati nel piano nobile del Palazzo Comunale e nel 1930 la collezione finalmente raggiunse la sua sede definitiva, una palazzina di proprietà della Reale Società di Agronomia, sita nei Giardini pubblici, che in precedenza era stata sede della Corte d’Assise del Tribunale di Teramo, decorata con un affresco di Gennaro della Monica, rappresentante “Bruto che condanna i figli”

Scriveva al riguardo Giacinto Pannella nella sua Guida di Teramo (1888):

«Nel Palazzo dei Tribunali … nell’ampia sala delle Assise, ricca di stucchi, ci ferma il gran quadro a tempera di Gennaro Della Monica finito nel 1º novembre 1886, avutane commissione dal Municipio, ed ha la dimensione di 4 metri di altezza e 8 di larghezza. Per esso torniamo di nuovo ai tempi antichi. Bruto dall’alto domina attorno tutto, persone e cose, dando sentenza che fa scendere dalla sedia curiale Collatino inorridito. Una cinquantina di Romani sono raccolti a gruppi e mostrano commozione varia conforme lor natura. La sentenza è data, mentre da un lato crepitano nel tempio le braci fumanti del sacrificio e dall’altra la lupa allatta i gemelli in vista del Campidoglio»

Nella nuova sede, i quadri furono affiancati dalle sculture dell’artista Raffaello Pagliaccetti, affidate in custodia dal proprietario Pasquale Ventilij, collezione che fu donata definitivamente alla città nel 1940.

Dopo i danni subiti dalla guerra, la pinacoteca fu riaperta nel 1958 dal sinda Carino Gambacorta: da quel momento in poi, l’allestimento è stato più volte modificato e aggiornato.L’attuale percorso espone pale del XV secolo, come i Santi di Giacomo da Campli e l’ancona del Maestro dei Polittici Crivelleschi, dipinti di scuola napoletana del Seicento e Settecento, e soprattutto opere dell’Ottocento abruzzese, come le tele di Della Monica, Bonolis e Celommi, e alcune realizzazioni del grande scultore verista giuliese Raffaello Pagliaccetti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...