Il modello ligneo di Sangallo

Quando Paolo III salì al soglio pontificio, si mise le mani nei capelli: sia l’antica San Pietro costantiniana, sia quella nuova di Bramante, sembravano un’accozzaglia informe di ruderi. Insomma, di due basiliche, non se ne faceva una.

Considerando indegna la condizione di abbandono del cantiere, subito dopo la sua elezione il papa decise di riprendere i lavori, andando in continuità, nonostante qualche fondato dubbio, con la precedente gestione: di conseguenza, la direzione dei lavori fu affidata di nuovo ad Antonio da Sangallo e Baldassare Peruzzi, il quale però morirà nel gennaio 1536. Tra giugno e novembre 1538 Sangallo costruì un muro divisorio per separare quanto rimaneva dell’antica basilica dalla nuova, in modo da facilitare l’attività liturgicca; questo dista a 15 palmi (3.35 m) dall’ultima parasta del braccio anteriore e si trovava oltre la parete di fondo del coro di Sisto IV.

Per raccogliere i denari necessari alla ripresa dei lavori, Paolo III confermò e aumentò le indulgenze concesse dai suoi predecessori, creando inoltre una “confraternita di San Pietro”, di cui egli stesso e i cardinali erano membri e invitando i principi più importanti a entrarvi. Gli sforzi del pontefice ebbero successo; ritrovate le disponibilità finanziarie si riprese a costruire in grande: negli anni 1540-46 furono spesi nella Fabbrica 162624.56 scudi provenienti dalla conquista spagnola del Perù e dalle indulgenze, una somma considerevole in confronto ai 17260.80 scudi spesi dal 22 dicembre 1529 all’1 gennaio 1540.

Nel giugno 1539 la congregazione della Fabbrica desiderosa di recuperare il tempo perduto, arrivò a minaccia di sospendere lo stipendio al Sangallo e al suo assistente Meleghino se non avessero presentato in tempi il modello della nuova basilica. A dire il vero, queste parole erano alquanto campate in aria. Meleghino, in fondo un dilettante nell’architettura, era però un raccomandato di ferro: da giovane era stato segretario di Paolo III ed era rimasto grande amico del Papa. Per cui era più semplice che i rappresentanti della Fabbrica finissero a fare compagnia ai sorci a Castel Sant’Angelo, che gli tagliassero i viveri.

Per cui, più per chiarirsi le idee, che per la minaccia, Sangallo affidò ad Antonio Labacco la realizzazione del grande modello ligneo in scala in scala 1:29, che sarà terminato in 7 anni e costerà più di 5000 scudi, quanto una chiesa di medie dimensioni dell’epoca. Il modello misura, senza la base, 736 cm in lunghezza, 602 cm in larghezza e 468 cm in altezza. Per la sua costruzione il Labacco si avvalse dell’opera di numerosi falegnami che venivano compensati giornalmente. I primi pagamenti per il legname utilizzato nella realizzazione del modello risalgono al 13 dicembre 1539. Dopo tre anni e mezzo il lavoro era giunto alla base della cupola e solo dal marzo 1545 il Labacco affidò la realizzazione di parti decorative ad artigiani esterni alla Fabbrica di San Pietro.

Il risultato mostra come, anche nel tentativo di salvare il più possibile di quanto realizzato negli anni precedenti, Sangallo tentò un’audace sintesi di tutti i progetti di Bramante, Raffaello, Giuliano di Sangallo e Raffaello. Per prima recuperò l’idea iniziale del quincux, con i soliti deambulatori attorno alle absidi, sia per mettere una pezza al coro bramantesco, sia per non buttare quanto costruito dall’Urbinate.

A questo antepose un portico, fiancheggiato da due alti campanili e collegato a esso mediante un atrio cupolato. Nella pianta sangallesca leg randi nicchie di 40 palmi dei piloni di crociera e dei contropilastri sono chiuse per aumentarne la resistenza, dato che Antonio continuava a non fidarsi delle fondamenta bramantesche e i contropilastri a nord e a sud furono in parte demoliti per aprire dei passaggi di accesso ai deambulatori.

La differenza fondamentale tra la pianta di Sangallo e gli schemi di Bramante e Raffaello è l’isolamento dei deambulatori dalla zona centrale, tanto da sembrare spazi indipendenti: sono collegati ai bracci della croce solo attraverso stretti passaggi ricavati entro le tre nicchie del primo ordine. Sangallo alzò i prospetti su tutto il perimetro dell’edificio in modo da avere pareti di uguale altezza a tre zone sovrapposte, di cui la prima con semicolonne di nove palmi e trabeazioni doriche, già iniziata da Raffaello e ripresa da Sangallo, la seconda con paraste e la terza con ordine ionico.

Questi ordini sovrapposti in fasce orizzontali correvano con continuità nei diversi corpi di fabbrica, unificando il volume della chiesa. Mentre infatti all’interno Sangallo fu costretto a rispettare l’ordine gigante corinzio fissato da Bramante, sui lati esterni fu invece vincolato all’ordine di dimensione minore impostato da Raffaello e dalla decorazione del coro bramantesco: per armonizzarli, dovette moltiplicare i moduli decorativi, cosa che Michelangelo, secondo Vasari, non mancò di criticare

Il componimento d’Antonio venisse troppo sminuzzato dai risalti e dai membri che sono piccoli, sì come anco sono le colonne, archi sopra archi, e cornici e sopra cornici. Oltre ciò, pare che non piaccia che i due campanili che vi faceva, le quattro tribune piccole e la cupola maggiore, avessino quel finimento, overo ghirlanda di colonne molte e piccole; e parimente non piacevano molto, e non piacciono, quelle tante aguglie che vi sono per finimento, parendo che in ciò detto modello immiti più la maniera et opera tedesca che l’antica e buona che oggi osservano gl’architetti migliori

Dal compatto volume della chiesa emergevano solo la grande cupola, circondata alla base da due file sovrapposte di arcate, gli alti campanili della facciata e le torrette ottagonali angolari più basse. I deambulatori a due livelli forniva sì spazio per numerose cappelle, ma rendevano, in una sorta di nemesi storica alle critiche al progetto raffaellesco, difficile l’illuminazione dell’interno.

Per risolvere il problema degli emicicli bui, Sangallo diede fondo alla sua fantasia, partorendo, nell’ordine: finestre del secondo livello esterno che illuminavano il deambulatorio intorno all’abside; le arcate esterne che fornivano luce alle gallerie sopra i deambulatori, che poi pioveva nel braccio interno attraverso le finestre del secondo ordine; infine le aperture attraverso la copertura esterna al livello della volta.

Tutto ciò, ovviamente, contribuiva a frammentare la decorazione dell’esterno…

3 pensieri su “Il modello ligneo di Sangallo

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