Complesso dei Santi Elena e Costantino

Const1

Benché sia situata in un luogo centralissimo, in Piazza Vittoria, tra Palazzo dei Normanni e la Cattedrale, il complesso dei Santi Elena e Costantino è assai poco noto ai palermitani. Benché fosse situato nella Galka, questo luogo non era di pertinenza delle grande Moschea.

Dall’epistola di “Teodosio monaco a Leone arcidiacono” sappiamo che questo monaco e il vescovo di Siracusa, testimoni dell’assedio e della presa della città da parte degli Arabi, il 21 maggio 878, furono fatti prigionieri, insieme ad altri religiosi, e trenta giorni più tardi condotti a Balarm. La città era sede del nuovo potere aghlabita di Sicilia ed uno dei due prigionieri fu costretto a partecipare ad una disputa teologica con l’emiro seduto in trono sotto un portico e nascosto dietro un velo. Al termine della quale il vescovo ed il monaco Teodosio furono portati via dai guardiani nel luogo dove erano trattenuti prigionieri. Lungo il percorso (per plateam) furono circondati da una folla di cristiani in lacrime e di saraceni curiosi venuti a vedere il vescovo di Sicilia condotto nella oscurità di una prigione a cui si accedeva attraverso una piccola porta, discendendo quattordici gradini scavati nella terra.

Da quello che siamo riusciti a ricostruire, anche dai sondaggi archeologici, questo portico, che svolgeva da padiglione delle udienze, dovrebbe coincidere con l’attuale complesso dei Santi Costantino ed Elena. Dopo la caduta del Kalbiti (948-1053) e fino all’insediamento a Palermo di Ruggero di Altavilla, Balarm era amministrata da un consiglio (giamà‘a) di sceicchi (shuyùkh) insieme agli uomini di religione, ai giuristi e agli stessi figli delle famiglie dei tuggiàr che possedevano delle navi e si dedicavano al trasporto a lunga distanza commerciando i prodotti del Mediterraneo orientale (la nave Shaykhi, degli sceicchi di Palermo, effettuò un carico in Egitto nel 1037-1038).

I membri di questo consiglio, eletti dall’Umma dei fedeli, trasformarono quel portico in un complesso di fondachi e magazzini. In un documento del 1153, appare come un tale Leone de Bisiniano fosse proprietario di un recinto denominato “il fondaco” comprendente: sette case terranee, pagliera, pozzo, e terreno piantato con alberi nel mezzo, nella strada detta misit de Sipene, dal nome della Moschea di Sibyà, posta fuori dalla Galka, vicino la sua porta d’ingresso accanto alla chiesa di San Costantino de plano.

Documento che testimonia due cose: la persistenza della destinazione commerciale dell’area, confermata anche dagli scavi archeologici, e la precoce “sacralizzazione” di parte del complesso. Dato il valore simbolico della titolatura della chiesa, gli Altavilla, come Costantino ha sconfitto con l’aiuto divino Massenzio amico dei pagani, hanno sottomesso gli infedeli, ponendosi in continuità con l’Impero Romano e proponendosi come alternativa al Basileus, questa deve essere avvenuta nei primi anni dopo la presa di Balarm.

Con il progressivo spopolamento dell’area nel tardo Medioevo, la chiesa di San Costantino fu progressivamente abbandonata: nei primi del Quattrocento, in occasione di un restauro di cui sappiamo ben poco, nella titolatura fu aggiunta anche quella di Sant’Elena. Nel 1568 fu rinominata Santa Maria del Palazzo e consacrata alla Madonna di Monserrat: il motivo fu legato al trasferimento sopra l’altare maggiore di un quadro, dipinto su pietra, proveniente dall’antica Porta dei Patitelli, che sorgeva dove ora si trova la chiesa di S.Antonio Abate e pare essere stata costruita sopra le mura dell’antica torre Pharat, che insieme ad un’altra torre quella di Baich, sovrastavano l’attuale “Vucciria”. Trasferimento che fu voluto dal Viceré di Sicilia Francesco Ferdinando d’Avalos, duca di Pescara. In tale occasione, la chiesa divenne sede dell’omonima Confraternita, successivamente trasformata in Compagnia, che vi rimase fino al 1832. In seguito la chiesa fu assegnata alla Compagnia della Carità che vi rimase fino al 1944.

Nel 1587, però la confraternita di Santa Elena e Costantino, volendo rinnovare il vecchio culto, decise di costruire una nuova chiesa, proprio accanto a quella normanna: i lavori languirono per diverso tempo, finché nel 1602, il Vicerè Don Lorenzo Suarez, Duca di Feria, al fine di predisporre una migliore difesa del Palazzo dei Normanni, decise di fare demolire santa Santa Maria del Palazzo.

Per le pressioni della Confraternita di Sant’Elena e Costantino e di quella di Santa Maria di Monserrat, rimasta senza una sede sociale, il senato palermitano concesse un finanziamento di cento scudi: di conseguenza, un annetto dopo, la nuova chiesa dei Santi Elena e Costantino fu termina. Nel 1612 fu inoltre completata l’adiacente canonica. A fine Seicento il complesso fu oggetto di un’ulteriore trasformazione, con l’aggiunta dell’Oratorio del primo piano, dedicato a Costantino.

Abbandonato nel 1947, dopo un lungo periodo di incuria il Complesso è stato acquisito dalla Regione Siciliana e, conclusi nel 2007 i restauri avviati nel 1988, è stato preso in carico dell’ARS che ne ha fatto la sua Biblioteca Archivio storico e un Info Point Centro di Informazione e Documentazione Istituzionale. I documenti dell’Archivio storico, consultabili da parte di studiosi e di cittadini, sono custoditi al piano terreno e conservati all’interno di moderne strutture di innovativa concezione realizzate dall’architetto milanese Italo Rota.

const3

Dato che gran parte degli arredi è stata trasferita nel museo diocesano, nella chiesa è rimasto ben poco: in asse con l’ingresso è il cappellone con l’altare maggiore in legno, illuminato da un oculo e riccamente addobbato con stucchi. Sull’altare una nicchia plurilombata custodisce la sacra immagine della Madonna con Bambino e Santi, donata da d’Avalos, mentre sulla sinistra un pregevole ambone ligneo proveniente da una chiesa dismessa. Il transetto, con due brevi cappelle sulle ali, è l’unica parte rimasta della chiesa seicentesca, nonostante i danni provocati, nell’800, da un incendio. Una cantoria lignea, dalle linee curve e spezzate, sovrasta l’ingresso. La cappelletta di destra del transetto ospita dei simulacri: Assunta dormiente e Crocifisso.

L’Oratorio, di grande valore artistico, situato sopra l’andito d’ingresso, si raggiunge grazie a uno scalone monumentale in pietra di Biliemi. Scalone – definito nel 1715 e affrescato nel 1724 con scene della Passione, perdutesi nel tempo – che si diparte dal lato sinistro del cortile

Const2

Gli affreschi che impreziosiscono la volta e le pareti laterali sono opera di Filippo Tancredi, Guglielmo Borremans e Gaspare Serenari allievo del Borremans. Rappresentano la Visione della Croce, il Ritrovamento della croce, la Battaglia di Ponte Milvio, il Battesimo di Costantino e il Sogno di Costantino, con San Pietro e San Paolo e l’indicazione dei committenti nel cartiglio 1690, raffigurante la visione e la voce che attribuisce all’imperatore il motto «in hoc signo vinces».

Le pareti sono decorate invece con episodi della vita di Sant’Elena la Storia della vera Croce, Sogno della Santa Imperatrice, Viaggio a Gerusalemme, La distruzione degli idoli, Scavi alla ricerca della Croce, Incontro con il Saladino; immagini che risulterebbero essere delle sinopie. Gli affreschi veri e propri, furono staccati durante l’ultima guerra mondiale per proteggerli dai potenziali effetti distruttivi delle bombe. Ahimé, purtroppo, se ne è persa ogni traccia: il mio sospetto è che siano finiti a decorare la villa. di qualche riccone inglese o americano.

Meraviglioso è il pavimento in maiolica, che rappresenta Costantino in battaglia, eseguito dalla bottega dei Sarzana su disegno del domenicano Andrea Palma, architetto del Senato cittadino, che fu molto legato a questa chiesa. Il suo maestro, Paolo Amato, ne fu infatti cappellano

const4

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...