Tornando a Plinio

meridiana

Un paio di giorni fa, in un post ho chiacchierato su un brano di Plinio il Vecchio che era stato citato in pagina Facebook: però, debbo confessare che mi era rimasto un dubbio nel retro cranio. Ora dalle mie vaghe reminiscenze scolastiche, ricordava Plinio il Vecchio come un autore alquanto verboso: insomma, una battuta così laconica, non era certo da lui.

Per cui, con un poco di fatica, mi sono messo a ricercare il brano originale, che rispetto a quello citato su Facebook, è di gran lunga differente.

Anche questa innovazione giunse con ritardo in Roma. Nelle leggi delle dodici tavole si parla solo di alba e di tramonto; alcuni anni dopo fu aggiunto il mezzogiorno, che era annunciato dal messo dei consoli quando scorgeva il sole fra i Rostri e la Grecostasi. Quando poi il sole si era inclinato dalla colonna Menia verso il carcere, il messo annunziava l’ultima ora del giorno; ma questo soltanto nei giorni sereni. Tale uso durò fino alla prima guerra punica. Fabio Vestale racconta che, undici anni prima della guerra contro Pirro , Lucio Papirio Cursore collocò il primo orologio solare presso il tempio di Quirino, nel momento in cui consacrava tale tempio sciogliendo il voto fatto da suo padre. Ma Fabio Vestale non descrive il funzionamento di questo orologio, non dice il nome del suo costruttore, né il luogo dove fu costruito; e tace anche il nome della fonte da lui tenuta presente.

Marco Varrone afferma che il primo orologio collocato in un luogo pubblico fu quello fatto sistemare su una colonna presso i Rostri durante la prima guerra punica dal console Mario Valerio Messalla dopo la presa di Catania in Sicilia; questo orologio fu trasportato da Catania 30 anni dopo la data a cui la tradizione attribuiscel’orologio di Papirio, cioè nell’anno 491 di Roma. Le linee di questo orologio non corrispondevano con precisione alle ore; tuttavia esso rimase la massima autorità per novantanove anni, finchè Quinto Marcio Filippo, che fu censore insieme a Lucio Paolo, fece installare accanto a quello antico un nuovo orologio diviso con maggiore precisione; e questo dono risultò fra gli atti più graditi della sua censura.

Ad esso, nell’anno 497 di Roma, i censori P. Cornelio Scipione Nasica e M. Popilio Lenate affiancarono l’orologio ad acqua, utilizzato già dagli alessandrini da più di cento anni, proprio per compensare le deficienze del quadrante solare nei giorni di nebbia.

Cosa ne possiamo trarre da questo brano ? La prima considerazione è abbastanza banale: sino a poco prima delle Guerra Pirrica, il rapporto tra Romani e Tempo era alquanto rilassato, non basandosi sulla rigida scansione che caratterizza le nostre giornate, ma sulla sulla disponibilità della luce a seconda delle stagioni.

La stessa meridiano non è vista come un oggetto appartenente alla dimensione civile, ma alla sfera del Sacro, tanto da essere offerta come voto alla divinità che supervisiona la vita comunitaria, il cui tempio, posto nel Quirinale, non era certo al centro dell’attività quotidiana del romano dell’epoca.

Le cose cambiano a seguito della penetrazione romana in Magna Grecia e in Sicilia, che trasforma l’economia arcaica, incentrata sulla produzione agricola destinata all’autoconsumo, a una di tipo commerciale: lo stesso processo che porta alla nascita delle monete romano-campane, fa ripensare il rapporto con il Tempo.

Però, per il contesto tecnologico e scientifico dell’epoca della Prima Guerra Punica, la Meridiana è un oggetto raro e prezioso, tanto da essere considerata una preda di guerra, e, come una statue per essere posta su una colonna nel luogo in cui la Repubblica mostrava ai cittadini e agli ambasciatori l’essenza del suo potere, i Rostra, le tribune in cui i Magistrati pronunciavano le loro orazioni

Tra l’altro, Plinio ci da due indicazioni sulla tipologia di meridiana: era abbastanza compatta da stare su una colonna e nonostante questo, il suo quadrante era tranquillamente visibile da un passante. In più, il problema della determinazione dell’ora esatta non dipendeva solo dalla lunghezza delle ombre e quindi l’inclinazione dello gnomone (latitudine), ma anche dalla disposizione delle linee orarie (longitudine). Probabilmente, si trattava di una meridiana a emiciclo.

Realizzare empiricamente una meridiana, con approssimazioni successive, implicava una rara competenza: l’artigiano, dopo anni d’esperienza, disegnavano le linee sul marmo, basandosi su riferimenti locali, che venivano poi scolpite da uno scalpellino. Poi, con parecchia pazienza, dopo numerosi tentativi, si sistemava lo gnomone.

Il regolare la meridiana su un nuovo luogo, significava abradere le precedenti linee dal quadrante semisferico e rifare da capo tutto il lavoro precedente. Questo significa trovare un romano con analoghe competenze empiriche, cosa tutt’altro che semplice, rischiando di mettere a rischio un oggetto di valore, il tutto con un margine di errore che difficilmente compensato i dieci minuti di differenza tra l’ora locale di Catania e Roma.

Con l’evoluzione dei rapporti sociali ed economici, evidentemente sia questi dieci minuti di differenza, sia l’informazione sull’ora esatta di notte e nei giorni di maltempo, dopo la Seconda Guerra Punica, quando l’economia romana si globalizzano, si trasformano da lusso superfluo a necessità.

Per cui l’arrivo della nuova meridiana, precisa, viene accolto con gioia, come quello dell’orologio ad acqua: l’orologio solare si è trasformato da unicum a oggetto di arredo urbano, replicabile e di facile reperibilità. Questo, come detto nell’altro post, è merito dell’evoluzione della scienza greca e della nascita della trigonometria.

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