Le Terme di Baia (Parte I)

Terme di Baia

Molto lo ignorano, ma Baia, ai tempi dei romani era una località di villeggiatura molto più rinomata e lussuosa della nostre Costa Azzurra e Costa Smeralda. Ai tempi della Magna Grecia, questa era il porto della potente Cuma, che, ricordiamolo, svolse un ruolo fondamentale nella storia di Roma, provocando la caduta della monarchia etrusca.

All’epoca, l’aspetto della costa era profondamente diverso dall’attuale: l’attuale porto era in larga parte occupato dalla terraferma ed ai suoi lati, i promontori di Punta dell’Epitaffio e di Punta del Castello, si chiudevano in un abbraccio formando un bacino, il lacus baianum. Successivamente su questo istmo fu praticata un’apertura al centro costruendo un canale largo 32 metri e lungo più di 200 che dava sull’attuale golfo di Pozzuoli. Da questa conformazione geografica, nacque proprio il nome di Baia, anche se Strabone si ostini ad affermare come questo derivi dal fatto che Ulisse vi abbia seppellito il suo timoniere Bajos.

Le cose cambiarono dopo l’integrazione della Campania nella Repubblica Romana, quando i ricchi romani coninciarono a costruirvi le loro villae. Il boom, racconta Tito Livio, si ebbe grazie al console Cornelio, che, caduto da cavallo, alleviò i lividi e i dolori delle ossa grazie alle acque termali della zona: tanto ne decantò le virtù terapeutiche e la bellezza del panorama, che i principali senatori vi si trasferirono in masso, tanto che nel I sec. a.C., non si riuscivano più a distinguere i confini di Baia da quelli di Bauli (l’antica Bacoli) e di Puteoli (Pozzuoli). Le villae, rispecchiando la ricchezza ed il grado sociale dei rispettivi proprietari, avevano un aspetto maestoso, finemente rifinite e dotate quasi tutte di peschiere o piscine per l’allevamento delle murene: vera prelibatezza culinaria a quell’epoca.

Il buon Orazio ne celebrava la bellezza con il verso

Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis

ossia

nulla al mondo splende più dell’ameno golfo di Baia

Probabilmente, conoscendo il pessimo rapporto che i romani dell’epoca avevano con i piani regolatori e i regolamenti edilizi, la realtà doveva essere ben peggiore, con un accalcarsi disordinato di edifici. Per darvi una parvenza d’ordine, analogamente a quanto stava facendo a Roma sul Palatino, Ottaviano incaricò l’architetto Sergio Orata di regolarizzare il tessuto urbano, allargando e raddrizzando le strade, di dare un’aspetto omogeneo alle varie ville e di convogliare le sorgenti naturali d’acqua calda presenti nell’area, in numerose canalizzazioni che alimentavano le famose terme.

Architetto che prese il nome da una sua iniziativa imprenditoriale: nel lago Lucrino, dal latino lucrum, guadagno economico, all’epoca assai diverso dell’attuale, lago Lucrino, dato che il suo aspetto fu radicalmente mutato rispetto dalla violenta eruzione che si ebbe nel 1538 proprio sulla sua costa, che provocò in una sola notte (tra il 28 e il 29 settembre) la nascita di Monte Nuovo, impiantò un grande allevamento di pesci (soprattutto orate, alle quali deve il suo appellativo), ostriche e delle famose cozze locali.

Dopo questo intervento urbanistico, Baia divenne la “seconda casa” degli imperatori romani e divenne lo scenario di vicende romanzesche: ad esempio nel 37, Tiberio, prossimo alla morte lasciò Capri, per tornare a Roma e morire sul Palatino. La notizia provocò la rivolta generale nella plebe di Roma, tanto che l’imperatore si fermò a sole sette miglia dall’Urbe, e decise di tornare indietro verso la Campania.

Qui fu colto da malore, e trasportato nella villa di Lucullo a Miseno; dopo un iniziale miglioramento, il 16 marzo cadde in uno stato di delirio e fu creduto morto. Mentre molti già si apprestavano a festeggiare l’ascesa di Caligola, Tiberio si riprese ancora una volta, suscitando scompiglio tra coloro che avevano già acclamato il nuovo imperatore; il prefetto Macrone, tuttavia, mantenendo la lucidità, ordinò che Tiberio fosse soffocato tra le coperte. Il vecchio imperatore, debole e incapace di reagire, spirò all’età di settantasette anni.

Sempre Caligola, ne combinò una delle sue: così racconta Svetonio, padre di tutti i pettegoli

Novum praeterea atque inauditum genus spectaculi excogitavit. Nam Baiarum medium intervallum Puteolanas ad moles, trium milium et sescentorum fere passuum spatium, ponte coniunxit contractis undique onerariis navibus et ordine duplici ad ancoras conlocatis superiectoque terreno ac derecto in Appiae viae formam. Per hunc pontem ultro citro commeavit biduo continenti, primo die falerato equo insignisque quercea corona et caetra et gladio aureaque chlamyde, postridie quadrigario habitu curriculoque biiugi famosorum equorum, prae se ferens Dareum puerum ex Parthorum obsidibus, comitante praetorianorum agmine et in essedis cohorte amicorum. Scio plerosque existimasse talem a Gaio pontem excogitatum aemulatione Xerxis, qui non sine admiratione aliquanto angustiorem Hellespontum contabulaverit; alios, ut Germaniam et Britanniam, quibus imminebat, alicuius inmensi operis fama territaret. Sed avum meum narrantem puer audiebam causam operis ab interioribus aulicis proditam, quod Thrasyllus mathematica anxio de successore Tiberio et in verum nepotem proniori affirmasset «non magis Gaium imperaturum quam per Baianum sinum equis discursurum».

ossia, tradotto in italiano

Inventò anche un genere di spettacolo nuovo e mai visto prima. Infatti, formò un ponte nel tratto di mare tra Baia e il porto di Pozzuoli, con navi da carico raccolte d’ogni parte e ancorate in doppia fila, ordinò poi di fare una gettata di terra sulle navi, in linea dritta, come un proseguimento della via Appia, e per due giorni andò avanti e indietro su questo ponte di navi, il primo giorno cavalcando un cavallo bardato di fàlere con una corona di foglie di quercia in capo, uno scudo e una spada nelle mani e indosso una clàmide d’oro, il giorno dopo vestito da auriga, su una biga tirata da due cavalli famosi, accompagnato da una schiera di pretoriani e da una folla di amici montati su carri. So che molti hanno ritenuto che Gaio avesse ideato un ponte di tal genere per emulare Serse che, suscitando ammirazione, aveva gettato un ponte di navi sull’Ellesponto che era un po’ più stretto; altri ritenevano che volesse incutere timore, con la fama di un’opera eccezionale, ai Germani e ai Britanni che si preparava ad attaccare. Ma io da piccolo ho sentito mio nonno narrare quale sarebbe stata la causa di tale opera, in base a quanto gli avevano detto in segreto i cortigiani più vicini all’imperatore, secondo i quali il matematico Trasillo aveva detto a Tiberio, quando era in ansia riguardo alla designazione del suo successore e propendeva verso il suo vero nipote, che sarebbe stato più difficile per Gaio divenire imperatore che attraversare a cavallo il golfo di Baia.

A Baia soggiornò Claudio con la moglie Messalina, la quale tentò di sedurre Valerio Asiatico con l’obiettivo di rubarne non il cuore o il corpo bensì la bella villa che era gia appartenuta a Lucullo. L’ operazione non riuscì e la vendetta di Messalina fu, com’è noto, terribile: convinse il marito che Valerio era un traditore, l’uomo fu arrestato e condotto a Roma, dove scelse di uccidersi insieme all’amata Poppea.

Qui Nerone, desideroso di uccidere la madre Agrippina, dopo molti tentativi falliti, accettò con entusiasmo la proposta di Aniceto, il liberto capo della flotta di stanza a Miseno e suo vecchio precettore : bastava costruire una nave che si aprisse in parte, con un congegno, una volta in alto mare, per fare annegare la donna simulando un naufragio. Nerone fece dunque arrivare la madre da Anzio a Baia, la accolse con ogni onore e la porto poi Bauli. Da qui Agrippina volle tornare a Baia in lettiga, forse perché informata dell’intrigo ; ma a Baia Nerone tanto fece che la madre si convinse a ripartire con la nave messa a disposizione dal figlio, in una notte limpida e stellata.

Fu cosi che, all’improvviso, nella cabina in cui era alloggiata Agrippina precipitò parte del soffitto ; ma l’imperatrice e la sua schiava personale,Acerronia Pollia, furono salvate dalle spalliere del letto. Nello scompiglio generale, anche perché non tutto l’equipaggio era stato informato del complotto, non si azionò l’apertura delloscafo e nemmeno riuscirono, i complici, a inclinare tutta la nave per portare il piano a compimento. Le due donne caddero comunque in mare

Acerronia Pollia, precipitata in mare insieme all’Augusta, cominciò a gridare ai marinai che giungevano, complici di Nerone, di essere Agrippina e di trarla in salvo, ma quelli la uccisero colpendola alla testa con i remi; Agrippina, assistendo alla scena nel buio, benché ferita, si allontanò silenziosamente a nuoto e venne tratta in salvo da alcuni pescatori, che la condussero ad una villa nei pressi del lago Lucrino. Da qui ella fece avvisare Nerone che era sana e salva, ma questi perseverò nel delitto ed inviò alcuni sicari alla villa della madre.

Il culmine della tragedia è così raccontato da Tacito

Interim, vulgato Agrippinae pericolo, quasi casu evenisset, ut quisque acceperat, decurrere ad litus. Hi molium obiectus, hi proximas scaphas scandere; alii, quantum corpus sinebat, vadere in mare; quidam manus protendere; questibus, votis, clamore diversa rogitantium aut incerta respondentium omnis ora compleri; adfluere ingens multitudo cum luminibus, atque, ubi incolumem esse pernotuit, ut ad gratandum sese expedire, donec aspectu armati et minitantis agminis deiecti sunt. 2. Anicetus villam statione circumdat, refractaque ianua, obvios servorum abripit, donec ad fores cubicoli veniret; cui pauci adstabant, ceteris terrore inrumpentium exterritis. 3. Cubicolo modicum lumen inerat et ancillarum una, magis ac magis anxia Agrippina, quod nemo a filio ac ne Agermus quidam: aliam fore laetae rei faciem; nunc solitudinem ac repentinos strepitus et extremi mali indicia. 4. Abeunte dehinc ancilla, «Tu quoque me deseris» prolocuta, respicit Anicetum, trierarcho Herculeio et Obarito, centurione classiario, comitatum; ac, si ad visendum venisset, refotam nuntiaret, sin facinus patraturus, nihil se de filio credere: non imperatum parricidium. 5. Circumsistunt lectum percussores, et prior trierarchus fusti caput eius adflixit; iam in mortem centurioni ferrum destringenti protendens uterum, «Ventrem feri» exclamavit, multisque vulneribus confecta est.

Ossia tradotto in italiano

Frattanto si era sparsa la voce del pericolo corso da Agrippina, che si credeva del tutto accidentale, e ognuno si precipitava alla spiaggia a mano a mano che apprendeva la notizia; alcuni salivano sui moli, altri sulle barche che si trovavano a portata di mano; chi si inoltrava nel mare fin dove per la sua statura riusciva a toccare il fondo, chi tendeva le braccia; tutta la spiaggia era piena di lamenti, di invocazioni, di un vocio confuso in cui si intrecciavano domande contrastanti e risposte incerte: si andava radunando una folla immensa con le torce accese, quando giunse la notizia che Agrippina era salva, e tutti allora si avviarono per andare a congratularsi con lei, ma la vista di una minacciosa schiera di armati li costrinse a disperdersi. 2. Aniceto circondò la villa con un cordone di uomini, quindi, sfondata la porta, fece trascinare via tutti i servi che gli si facevano incontro finché giunse davanti alla porta della stanza da letto: qui stava di guardia uno sparuto gruppo di domestici, perché tutti gli altri si erano dileguati atterriti dall’irruzione dei soldati. 3. Nella camera, illuminata da una luce fioca, si trovava una sola ancella, mentre Agrippina era sempre più in ansia perché non arrivava nessun messo da parte del figlio e non ritornava neppure Agermo: le cose sarebbero state ben diverse, all’intorno, se gli eventi avessero preso una piega favorevole; ora invece non vi era che solitudine, un silenzio rotto da grida improvvise e tutti gli indizi di una irrimediabile sciagura. 4. Poiché l’ancella stava per andarsene, Agrippina si volse verso di lei per dirle: «Anche tu mi abbandoni?», e allora vide Aniceto accompagnato dal trierarco Erculeio e dal centurione navale Obarito. E subito gli disse che, se era venuto per farle visita, poteva riferire a Nerone che si era ristabilita; se invece era lì per compiere un delitto, ella non poteva credere che ubbidisse a un ordine del figlio: era certa che egli non aveva comandato il matricidio. 5. I sicari circondarono il letto e il trierarca per primo colpì al capo con un bastone; quindi il centurione impugnò la spada per finirla, e allora Agrippina, protendendo il ventre, esclamò: «Colpisci qui», e spirò trafitta da più colpi.

In seguito, la vita a Baia tornò a essere più tranquilla, dai tempi di Alessandro Severo in poi, la zona cominciò a essere flagellata dal bradisismo discendente e le ville cominciarono a sprofondare in mare: anche se parzialmente abbandonata, le sue terme continuavano a funzionare a pieno regime, tanto che Cassiodoro, ai tempi di Teodorico, così scrive

Le terme, alimentate da vapori caldi, sono più salubri di qualsiasi bagno riscaldato artificialmente poiché la Natura eccelle di gran lunga l’umano ingegno. Nulla è più eccelso dei Lidi Baiani, dove si unisce la possibilità di avere delizie dolcissime e di appagarsi dell’impareggiabile dono della salute

Il colpo di grazia arrivò però nell’Ottavo secolo, quando il bradisismo discendente raggiunse una fase parassosistica e gran parte di Baia finì sott’acqua. Sappiamo come tutto avvenne in tempi rapidissimi, grazie a un mercante arabo che giunto in Campania per commerciare con gli amalfitani e i napoletani, che chiama al-rūm al-malāfiṭa e al-rūm al-nabulita, dove al-rūm, romani, indica il loro essere sudditi di Costantinopoli, la nuova Roma, che, nel suo diario di viaggio, racconta il suo terrore e il suo raccomandarsi all’Altissimo nel vedere la terra scomparire tra le acque, per poi paragonare il tutto ai versetti della Sura XXVI del Corano, in cui si cita il passaggio degli Ebrei nel Mar Rosso

Rivelammo a Mosè: «Colpisci il mare con il tuo bastone».
Subito si aprì e ogni parte [dell’acqua] fu come una montagna enorme.
Facemmo avvicinare gli altri,
e salvammo Mosè e tutti coloro che erano con lui,
mentre annegammo gli altri.
In verità in ciò vi è un segno! Ma la maggior parte di loro non crede.

2 pensieri su “Le Terme di Baia (Parte I)

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