Goethe a Palermo (Parte I)

Dato che oggi sono stato a bisbocciare tutto il giorno, lascio la parola a un viaggiatore di gran lunga migliore di me… Il buon Goethe, che descrive così il suo arrivo a Palermo nel suo Viaggio in Italia

Lunedì 2 aprile alle 8 del mattino.

Siamo in vista di Palermo. Ho cominciata bene la giornata. Lasciai il mio dramma riposare al basso, nel ventre della balena, e trovandomi abbastanza bene potei sa lire sul pone, per osservare attentamente le coste della Sicilia. Kniep continuò a disegnare, e colla sua abilità riuscì a fissare in parecchi fogli, i ricordi di questa remota contrada.

Palermo, lunedì 2 aprile 1787.

Finalmente dopo molti sforzi, siamo arrivati circa le tre del pomeriggio nel porto, dove ci si offrì una vista piacevolissima, e trovandomi pienamente ristabilito, ho potuto goderla a mio bello agio. La città giace in pianura, ai piedi di un monte, volta verso il mare a tramontana, ed era oggi illuminata da un sole limpidissimo; scorgevamo il profilo di tutti gli edifici, illuminati dal riflesso di quello. Sorgeva a destra il monte Pellegrino, di forma bellissima, ed a sinistra si stende in lontananza la spiaggia, con seni, capi, e promontori. Contribuivano poi molto ad abbellire il colpo d’occhio, le frondi verdeggianti di alberi graziosissimi, le cui cime illuminate da tergo, brillavano per le tinte cupe degli edifici, quasi a foggia di lucciole vegetali. La limpidezza dell’atmosfera, dava tinta azzurrina a tutte le ombre.

A vece di provare impazienza di scendere a terra ci fermammo sul ponte in fino a tanto vennero cacciarci di là; dove mai avessimo potuto trovare punto di vista più favorevole?

Entrammo nella città per la porta meravigliosa formata da due immensi pilieri, i quali non sono chiusi in alto da arco, acciò vi possa passare senza incontrare ostacolo, il carro colossale, nell’occasione delle famose feste di S. Rosalia; e girando a sinistra, appena entrati, trovammo una locanda. L’albergatore, vecchietto di modi piacevoli, assuefatto ad accogliere forestieri di tutte le nazioni, ci portò in una vasta camera, dalla cui finestra si scorgevano il mare, la strada ed il monte di S. Rosalia, la spiaggia, e dalla quale potemmo vedere pure il legno, da cui eravamo scesi poco prima. Soddisfatti della bella vista che si godeva dalla nostra stanza, non osservammo neppure dapprima, che in fondo a quella si apriva un’alcova chiusa da cortine, dove stava un letto immenso, con un padiglione in seta, il quale corrispondeva pienamente al resto del mobilio, ricco, e di forme antiche. Tutta quella splendidezza ci pose in un certo imbarazzo, e domandammo fare i nostri patti per il prezzo; ma il vecchietto ci rispose non esservi d’uopo di patti, o di condizioni; bastargli solo che il tutto fosse di nostra convenienza. Pose parimenti a nostra disposizione l’anticamera aderente alla nostra stanza, la quale era fresca, ariosa, con vari balconi.

Ci godemmo per tanto la vista bella e variata, cercando formarcene idea precisa dal lato pittorico, imperocché poteva porgere argomento al pennello, ed alla matita di un artista.

La luna, la quale splendeva limpida, c’invitò a girare ancora alla sera per istrada, e tornati a casa, ci trattenne buona pezza sul balcone. La luce era meravigliosa; regnavano un silenzio, ed una quiete piacevolissimi

Palermo, martedì 3 aprile 1787.

I nostri primi passi furono diretti a formarci un’idea generale della pianta della città, la quale è cosa facile, e malagevole ad un tempo; facile, in quantochè una strada lunghissima la percorrete tutta quanta dall’alto al basso, dal mare per la porta dove eravamo entrati verso i monti, ed inquantochè, verso la metà, questa strada è tagliata ad angolo retto da un altra via, e su queste linee è facile lo orizzontarsi; ma fuori di queste, la città porge un vero labirinto intricato di strade, e stradicciole, per entro al quale un forestiero non si può raccapezzare, senza il soccorso di una guida.

Verso sera fissò la nostra attenzione il corso delle carrozze, ossia la solita passeggiata delle persone distinte, le quali escono di città in carrozza, per godersi il fresco, trattenersi all’aperto, ed all’occorrenza corteggiarsi a vicenda.

Due ore prima che sottentrasse la notte, la luna splendeva nel suo pieno, e la sera era propriamente stupenda.

La posizione di Palermo, che guarda settentrione, fa si, che la città e la spiaggia non sono mai rischiarate da luce soverchia, e che non si scorge nell’onde il riflesso di quella del cielo; ed oggi difatti, tuttochè la giornata fosse chiarissima, il mare presentava una tinta azzurrina scura, di aspetto serio, mentre a Napoli, cominciando dalle ore del mezzo giorno, è sempre di aspetto più gaio e più piacevole, per quanto si stende la vista.

Kniep mi aveva lasciato, già fin d’oggi, fare le mie escursioni e le mie osservazioni tutto solo, attendendo a prendere la vista del monte Pellegrino, il più bel promontorio del mondo.

Palermo, il 3 aprile 1787.

Voglio radunare ancora, alla buona, in questo foglio alcuni ricordi rimasti addietro.

Siamo partiti di Napoli giovedì 29 marzo sul tramonto, e dopo quattro giorni approdammo, verso le tre, nel porto di Palermo. Unisco alla presente un diario succinto, il quale vi farà conoscere in modo più particolareggiato, le nostre vicende. Non ho fatto mai viaggio più tranquillo; non ho mai goduto una. quiete così perfetta, quanto in questa traversata, resa lenta dalla persistenza di vento contrario, anche nella prima giornata, che dovetti passare tutta quanta nel mio ristretto camerino sdraiato sul letto, a motivo del male di mare. Ora io penso di bel nuovo tranquillamente a voi altri, imperocchè se vi poteva essere per me avvenimento d’importanza, si era questo viaggio.

Chi non si sia visto circondato in ogni parte dal mare, non può dire di avere un idea precisa del mondo, e delle sue relazioni con questo; e nella qualità poi di pittore di paesaggio, quella linea grandiosa, semplice, mi rivelò un orizzonte del tutto nuovo.

Rileverete dal diario, che in questo breve viaggio abbiamo subite varie mutazioni di tempo, e provate in piccole proporzioni, le sorti comuni ai naviganti. Del resto non potrei lodare abbastanza la sicurezza, ed i comodi del nostro legno. Il capitano era capace, e persona propriamente di bei modi; la compagnia teatrale poi che si trovava a bordo, era composta di persone abbastanza educate, e piacevoli. L’artista mio compagno è uomo provato, di buon cuore, di umore allegro, e che disegna con una rara precisione: egli prese le viste di tutte le isole, di tutte le coste, e ne rimarrete soddisfatti, quando ve le potrò far vedere. Per abbreviarmi le lunghe ore della traversata egli mi ha spiegato il metodo pratico della pittura ad acquarello, la quale in oggi è coltivata con molto successo in Italia; mi ha spiegato vale a dire, come si debbano usare, mescolare certi colori, per produrre certe tinte, senza il cui segreto non si riuscirebbe a nulla di buono. Mi ero formata già bensì una qualche idea di quel genere di pittura a Roma, però molto superficiale, ed incompleta. Gli artisti l’hanno ridotta adattissima ad una contrada, quale si è l’Italia. Non saprei trovare parole per descrivere e riprodurre la limpidezza vaporosa dell’atmosfera di queste spiagge, quando arrivammo a Palermo nel pomeriggio di una bellissima giornata, tanta era la purezza dei contorni, la morbidezza del tutto, la varietà delle tinte, la perfetta armonia fra cielo, terra, e mare. Chi lo ha visto una volta, non può a meno di ricordarlo per tutta la sua vita. Ora soltanto, posso dire di comprendere, e di essere capace di apprezzare, e nutro speranza di poterne portare meco il ricordo nel settentrione, l’aspetto magico di queste contrade. Valesse quello almeno a cancellare se non altro la meschinità delle idee de’ miei disegni di capannucce, con il tetto di paglia. Vedremo che cosa sarà capace di produrre, questa regina delle isole.

Non posso esprimervi con parole l’accoglienza che ci ha preparata la natura, con piante di gelso rivestite di frondi recenti, con leandri sempre verdi, con siepi di agrumi, e via via. In un giardino, pubblico ho visto varie aiuole di ranuncoli, e di anemoni. L’aria è mite, tiepida, odorosa; il vento è quasi caldo. La luna è sorta or ora, dietro un promontorio, ed illumina il mare; e tutte queste soddisfazioni, dopo essere stato cullato per quattro giorni, e per quattro notti, sulle onde! Scusatemi se vi scrivo queste cose alla diavola con una penna scellerata, che intingo nell’inchiostro della China, in una conchiglia, la quale servì ai disegni del mio compagno. Intanto, vi giunge quasi un sussurro, che io sto preparando per tutti quanti mi amano, un altro ricordo di queste ore felicissime. Ma non vi voglio dire che cosa sarà, e non vi posso dire neanche quando sarete per riceverlo.

Palermo, martedì 3 aprile 1787.

Vorrei che questo foglio vi potesse far godere, miei cari, della vista della bellezza inarrivabile di questo golfo, partendo da levante, dove sporge in mare un promontorio piano, le cui pareti rocciose rivestite di boschi, e di belle forme, scendono fino ai sobborghi della città, dove stanno le case dei pescatori, ai quali tien dietro la città stessa; e le case all’estremità di questa, al pari della nostra locanda, hanno tutte quante la vista sul porto, fino alla porta la quale siamo entrati.

Di là proseguendo verso ponente si va al punto abituale di sbarco, dovo stanno i legni di minore portata, fino al molo, sul porto propriamente detto, dove approdano le navi di maggiore grandezza. Colà vicino, sorge a ponente, quasi per proteggere tutti quei legni, il monte Pellegrino di forme bellissime, separato da quella che si potrebbe nomare quasi la terra ferma, da una valletta amena e graziosa, la quale scende fino al mare.

Kniep disegnava; io me ne stavo fantasticando, entrambi con grande soddisfazione, e quando tornammo a casa lieti, non ci sentimmo più, nè l’uno nè l’altro la forza, nè la volontà di formare per il momento ulteriori disegni. Non abbiamo pertanto progettato nulla per ora, e questo foglio non deve valere ad altro, se non a farvi testimonianza della nostra incapacità di potere vedere tutto, o piuttosto della nostra mancanza di pretese di riuscire a tanto, sovra tutto in tanta ristrettezza di tempo.

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