I sepolcri di Cercennii e dei Calventii.

All’inizio della Via Appia Pignatelli, all’interno di una proprietà privata si trovano due mausolei, attribuiti alle famiglie dei Cercennii e dei Calventii.

Il primo è costituito da un vano a pianta quadrata, 7,56 x 7,8 m, con nicchioni alle pareti, realizzato in mattoni con un ampio ingresso sul lato sud, decorato secondo gli studi di Pirro Logorio, con quattro paraste e quattro nicchie sui tre lati: la copertura era probabilmente a crociera, come farebbero ipotizzare le quattro colonne situate agli angoli della stanza, sempre secondo la testimonianza di Pirro. Queste furono asportate dal proprietario della vigna Diaolella e distrutte nella calcara.

La decorazione in opus sectile della parte inferiore delle pareti e in mosaico negli intradossi delle volte nelle nicchie appare il frutto di una ristrutturazione dell’edificio, in cui furono tamponate le finestre tamponate le finestre strombate in origine aperte sulle pareti.

Tutti questi elementi fanno datare la costruzione tra il IV e V secolo. Probabilmente in origine fu costruito come un mausoleo, che Pirro Ligorio attribuì, per un’iscrizione alla famiglia dei Cercennii, e probabilmente, data la vicinanza alla catacomba di Pretestato, fu trasformato in un oratorio cristiano dedicato a San Zenone, attestato dalle fonti medievali, adiacente a un cenobio, i cui resti furono rappresentati in una pianta di Fra’ Giocondo.

Il secondo è un edificio a pianta circolare, di cui, grazie a uno sproposito di disegni, realizzati Fra’ Giocondo, Peruzzi, Pirro Ligorio e Canina, abbiamo un’idea molto chiara dell’aspetto originale: si trattava di una struttura circolare, con l’aggiunta, lungo la circonferenza di sei ampie nicchie. A sud si apre una porta, proceduta da un vestibolo rettangolo. In alzato, all’esaconco inferiore, che raggiunge il diametro di 17 metri, era sovrapposto un tamburo sovrastato da una cupola.

L’essere realizzato da mattoni di spoglio e letti di malta piuttosto alti e la pianta peculiare, fa assegnare il monumento all’età tardo antico, quindi contemporaneo a quello dei Cercennii, il che invalida l’attribuzione ai Calventii, famiglia della prima età imperiale, ipotizzato da Pirro Ligorio, a causa di un’iscrizione, poi rivelatasi falsa, trovata in zona.

Sicuramente l’edificio era un Mausoleo di una ricca famiglia cristiana, collegato alle vicine catacombe di Pretestato, adiacente probabilmente a un’antica basilica, almeno a giudicare da una pianta sempre di Fra’ Giocondo.

Le facciate principali dei due monumenti si affacciano l’attuale Via Appia Pignatelli, che sembra ricalcare il tracciato di un antico diverticolo della Via Appia Antica. Entrambi non sono fruibili al grande pubblico, per una complessa situazione tipicamente italiana, dato che nel 1961, i proprietari del terreno dei due mausolei presentarono alla Soprintendenza ai Monumenti del Lazio un Progetto di massima con la Proposta per la sistemazione della zona archeologica e la costruzione di quattro ville. La Soprintendenza ritenne che il progetto soddisfasse le esigenze paesistiche della località, ma la documentazione pervenuta nella richiesta di concessione in sanatoria non legittimò la validità degli atti perché privi di tutti i timbri e protocolli necessari per l’identificazione ufficiale degli stessi.

Nel 1965 la Variante al P.R.G. di Roma vincolò a Parco Pubblico il comprensorio della Via Appia e in opposizione a tale provvedimento i proprietari dell’area, nel 1966, ricorsero al Consiglio di Stato contro il Ministero dei Lavori Pubblici e tutte le istituzioni preposte.

Nonostante le norme prescrittive di inedificabilità, i proprietari custruirono nel 1970 partendo da un progetto degli anni ‘60 dell’architetto di piazza Augusto Imperatore, Ballio Vittorio Morpurgo. Il 2 febbraio 1972 arrivò il provvedimento di demolizione emesso dal Comune di Roma e il 19 maggio 1973 l’esposto alla Procura della Repubblica. Passarono 14 anni, è il 1986, ed ecco che arriva da parte dei proprietari la richiesta di condono edilizio. Domanda rifiutata nel 2003. E parte, nel 2012, il ricorso al Tar per i tre villini, ma notificato, per un errore spesso riscontrato in questi casi, alla Soprintendenza del Lazio, non a quella di Roma, con relativi, ulteriori ritardi nel procedimento.

E ancora oggi non se vede fine..

2 pensieri su “I sepolcri di Cercennii e dei Calventii.

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