Chevreul: il Trionfo della Ragion Pratica

Nonostante l’energia con cui Goethe difese le sue tesi sui colori, queste furono derise dai suoi contemporanei: anche perché uno scienziato britannico, Thomas Young, aveva da tempo ipotizzato che le discrepanze fra il colore percepito e lo spettro cromatico posto in evidenza da Newton risiedeva esclusivamente nella fisiologia dell’occhio umano. Le cose cambiarono grazie al chimico francese Eugène Chevreul, direttore delle tinture presso l’arazzeria Gobelins, che non riusciva a venire a capo di un problema pratico: benché si impegnasse a fondo nel realizzare al meglio i pigmenti necessari a colorare le stoffe, i risultati erano sempre inadeguati.

Per caso, a Eugène capitò tra le mani il libro di Goethe sui colori: leggendolo, il francese ebbe un’intuizione: il fallimento di un colore nel mostrare il suo effetto non era dovuto alla sua purezza o a difetti di fabbricazione, ma all’influenza delle tinte adiacenti con cui era abbinato. Di conseguenza, il grande poeta tedesco non poteva che avere ragione: ogni tinta influenzava quella vicina nella direzione del complementare del suo colore. Così, nel saggio De la loi du contraste simultané des couleurs et de l’assortiment des objects colorés del 1839, Eugène, oltre a evidenziare questi concetti, inventò dal nulla una terminologia che ancora oggi usiamo, per descrivere le relazioni tra i colori: tons per i valori tonali in una scala dal bianco al nero, gamme per la scala tonale stessa, nuances per le modificazioni di una tinta mescolata con un’altra, couleurs franches per i pigmenti puri e saturi, coulers rebattues o rompus per i colori impastati con il nero o grigio. Il lavoro di Eugène, oltre a influenzare la Storia dell’Arte, ispirando la pittura di Seurat, ha avuto un impatto dirompente sulla società moderna, che è andato ben oltre il tingere vestiti o il make-up: i televisori a colori, i monitor dei portatili o degli smartphone, le videocamere digitali, sono tra le tante applicazioni concrete delle sue riflessioni in ambito della colorimetria.

Questo, cosa che avrà fatto rigirare Goethe nella tomba, grazie a un altro grande scienziato, James Clerk Maxwell, l’uomo che scoprì le equazioni dell’elettromagnetismo, da cui Einstein partì per la definizione della sua Teoria della Relatività ristretta. Maxwell provò a ridurre all’essenziale i ragionamenti di Chevreul e di Goethe, ponendosi una domanda molto semplice: qual è l’insieme di colori minimi che associati tra loro generano tutti gli effetti ottici e le relative sensazioni psicologiche?

Così nel 1861 fece fotografare da Thomas Sutton tre volte un tartan scozzese mettendo sopra l’obiettivo tre filtri di diverso colore: blu, rosso e verde. Le tre immagini furono poi sviluppate e proiettate su uno schermo con tre proiettori differenti. Una volta messe a fuoco sullo stesso punto ne scaturì l’immagine a colori, la prima nella storia. Per cui, dedusse Maxwell, qualsiasi tinta poteva essere riprodotta, combinando, secondo diverse proporzioni, puntini di blu, rosse e verde: come risultato, riuscì a definire le equazioni che permetto di descrivere in termini matematici qualunque colore.

Un pensiero su “Chevreul: il Trionfo della Ragion Pratica

  1. Pingback: Il Trionfo della Ragione Psicologica | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...