Il Trionfo della Ragione Psicologica

Ma l’eredità più spirituale di Goethe non andò perduta: fu una straordinaria fonte di ispirazione per decina di artisti. Il suo principale erede fu il grande Vasilij Vasil’evič Kandinskij. Nel capodanno del 1911 il pittore russo assistette a un concerto dodecafonico di Arnold Schönberg a Monaco; invece di esserne traumatizzato, come ogni buon borghese dell’epoca, Kandinskij ne rimase entusiasta, tanto da scrivere al compositore, che non conosceva di persona, per condividergli le sue riflessioni estetiche e quelle che riteneva analogie tra pittura e musica.

Da questa lettera nacque così il saggio Lo spirituale nell’Arte. Ispirandosi ai principi della Sinestesia, Kandinskij ritenne come l’effetto psichico del colore fosse determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono.

Il rosso, ad esempio, risveglia in noi l’emozione del dolore, non per un’associazione di idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue proprie caratteristiche, per il suo “suono interiore”. Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest’effetto: il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. Il colore può essere caldo o freddo, chiaro o scuro. Questi quattro “suoni” principali possono essere combinati tra loro: caldo-chiaro, caldo-scuro, freddo-chiaro, freddo-scuro. Il punto di riferimento per i colori caldi è il giallo, quello dei colori freddi è l’azzurro.

Alle polarità caldo-freddo Kandinskij attribuisce un doppio movimento: uno “orizzontale” ed uno “radiante”. Il giallo è dotato di un movimento radiante che lo fa avanzare verso lo spettatore rispetto al piano in cui è fisicamente, inoltre è dotato di un movimento eccentrico-centrifugo perché si allarga verso l’esterno, abbaglia, respinge. L’azzurro è dotato di un movimento orizzontale che lo fa indietreggiare dallo spettatore ed è dotato di un movimento concentrico-centripeto perché si avvolge su sé stesso, esso creando un effetto di immersione, attirando chi lo guarda. Kandinskij, sempre in base alla teoria secondo la quale il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell’interiorità, descrive i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali.

Egli si occupa dei colori primari (giallo, blu, rosso) e poi di colori secondari (arancione, verde, viola), ciascuno dei quali è frutto della mescolanza tra due primari. Analizzerà anche le proprietà di marrone, grigio, bianco e nero. Il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un’irrazionalità cieca; viene paragonato al suono di una tromba, di una fanfara. Il giallo indica anche eccitazione quindi può essere accostato spesso al rosso ma si differenzia da quest’ultimo. L’azzurro è il blu che tende ai toni più chiari, è indifferente, distante, come un cielo artistico; è paragonabile al suono di un flauto. Inoltre, il blu scuro viene paragonato al suono di un organo. Il blu è il colore del cielo, è profondo; quando è intenso suggerisce quiete, quando tende al nero è fortemente drammatico, quando tende ai toni più chiari le sue qualità sono simili a quelle dell’azzurro, se viene mischiato con il giallo lo rende malto, ed è come se la follia del giallo divenisse “ipocondria”. In genere è associato al suono del violoncello. Il rosso è caldo, vitale, vivace, irrequieto ma diverso dal giallo, perché non ha la sua superficialità. L’energia del rosso è consapevole, può essere canalizzata. Più è chiaro e tendente al giallo, più ha vitalità, energia.

L’applicazione di tutte queste teorie all’ambito del trucco è dovuta a Johannes Itten, pittore svizzero di inizio Novecento. Nel 1919 Walter Gropius lo chiamò ad insegnare al Bauhaus, su proposta di sua moglie Alma Mahler e di Loos, affidandogli il Workurs, il tirocinio preliminare di sei mesi che dovevano obbligatoriamente frequentare tutti gli allievi che aspiravano a seguire i corsi della scuola, al termine del quale i maestri decidevano se ammettere o meno lo studente. Itten nel suo insegnamento seguiva il principio del

“Dimentica ciò che sei diventato e riscopri ciò che sei”

In cui l’Arte non era che parte della globalità della vita. Per cui, gli allievi dovevano dimenticare tutto quello che sapevano, liberarsi dai pregiudizi e dalle tradizioni accademiche, un lavoro di introspezione preliminare a qualsiasi apprendimento. Per facilitare tale processo di crescita spirituale, gli allievi oltre che dedicarsi alla pittura, dovevano praticare due giorni di digiuno a settimana, una dieta vegetariana, esercizi di respirazione. Ora, dato il caratteraccio di Gropius e la sua fissazione per il razionalismo, Itten non poteva durare molto al Bauhaus: fu così cacciato a pedate nel 1923. Nel frattempo, però, per aiutare gli studenti del suo corso di ritrattistica, il professore raggruppò i colori in insiemi corrispondenti alle tonalità delle stagioni, mettendole in relazione al colore dell’incarnato, degli occhi e dei capelli del soggetto che veniva ritratto.

La sua diffusione si deve alla pubblicazione del libro Color me a Season di Bernice Kentner del 1978, che elaborò il principio basilare di cromatismo di un trucco debba essere in armonia con la tonalità della pelle della persona.

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