Cleandro di Gela

Raccontando le vicende di Akragas, come la storia della Sicilia Greca, anche per colpa dei nostri programmi scolastici, che la trattano come se fosse una nota a margine della Classicità, è ben poco nota ai più… Molti miei amici, mi hanno ad esempio chiesto lumi su chi fosse Gelone di Siracusa: per cui, prima di continuare con la mia storia, mi conviene fare una piccola divagazione, per raccontarne la storia.

Gelone il primogenito di Dinomene, che secondo la tradizione, discendeva dai fondatori della polis di Gela. Racconta il solito erodoto Erodoto che a fondare Gela, insieme ad Antifemo, fosse stato un Gelone, originario dell’isola di Telos, ecista dei Rodii. Discendente del Gelone ecista sarebbe stato Teline, ierofante di Demetra e Kore, sommo sacerdote di un culto misterico dedicato alla Potnia theròn, una delle tante eredità lasciate nel mondo classico dalla complessa e sciamanica religiosità micenea.

Funzione sacra ereditata proprio da Dinomene e che passò poi al suo primogenito Gelone. Narra Plutarco come Dinomene chiedesse all’oracolo di Delfi il futuro dei propri figli e la Pizia rispose dicendo che sarebbero tutti divenuti principi. Al che Dinomene volle sapere se questo futuro, all’apparenza glorioso, fosse stato la loro rovina. La Pizia, direttamente ispirata da Apollo, gli predisse la morte dei suoi figli e di lui stesso.

Il consiglio della divinità fu quello di fuggire e andare

«dove il corno è dal cervo gettato via»

Dinomene non ne capì il senso: dopo qualche giorno, fu ucciso a tradimento da un conoscente, che per nascondere le prove, gettò il suo corpo in mare, dando così ragione alle profezia. Ora, Gela, all’epoca, essendo stata fondata da coloni provenienti sia da Rodi, sia da Creta, si trovava in una situazione analoga a quella di Akragas, ossia sull’orlo di una guerra civile, dato che i due etnos non riuscivano a mettersi d’accordo né sulla spartizione delle cariche pubbliche, né su quella delle terre ai coloni.

Come Falaride ad Akragas, da questo continuo caos emerse la figura di Cleandro, figlio di Pantare, che prese il potere con un colpo di stato, tra il 505 e il 504 a.C. Sembrerebbe che Teline, il nonno di Gelone, in quella vicenda appartenesse alla fazione sconfitta, dato che dovette andare in esilio nella polis di Maktorion, di cui abbiamo perso le tracce: secondo alcuni eruditi, dovrebbe trattarsi della nostra Butera, secondo altri delle rovine archeologiche del Monte Bubbonia, situato nel territorio del comune di Mazzarino.

Aristotele, abbastanza informato delle vicende siciliano associa Cleandro a Panezio di Lentini, identificandoli come aristocratici che divergono dai propri interessi di classe, in che implica, come in molte altre polis siciliane, l’esistenza di un regime oligarchico antecendente la sua tirannia. La testimonianza di Aristotele sembra confermata da una placca di bronzo, che dovette servire da basamento per una statuetta, probabilmente di soggetto equestre.

Tale placca, rinvenuta a Olimpia, contiene una dedica, che recita: “Pantare di Gela, figlio di Menecrate”: è assai probabile che tale Pantare sia il padre di Cleandro, citato da Erodoto. La dedica, databile alla settantottesima olimpiade (512-508 a.C.), intende ricordare una vittoria olimpica alla quadriga e rinvia ad una famiglia aristocratica, dedita all’allevamento di cavalli (e la Piana di Gela, assieme a quelle di Gela era ai tempi una delle migliori zone per questa attività, tant’è che le prime monete coniate di questa polis raffiguravano un cavaliere nudo in groppa ad un cavallo). Il dato pare riscontrare un precoce interesse della nobiltà isolana alla partecipazione ai giochi panellenici, certamente in un’ottica di prestigio e autorappresentazione. Pantare è il primo magnate siceliota di cui siamo a conoscenza che abbia partecipato alla quadriga.

La tradizione indica in sette anni la durata della permanenza di Cleandro al potere, il quale viene poi ucciso nell’ambito di una congiura, probabilmente orchestrata dall’elemento aristocratico, nel 498 o 497 a.C. Ma il moto restauratore non ebbe successo, perché il posto di Cleandro viene preso dal fratello Ippocrate.

In questa congiura, però, la famiglia di Gelone, o si mantenne neutrale o schierò dalla parte del tiranno, dato che Ippocrate concesse loro l’amnistia e il ritorno dall’esilio

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