The Invisibles

In queste ore, un assistente alla cattedra di antropologia politica, materia di cui ho una vaga idea dei contenuti, ma spero per i suoi studenti sia molto interessante, ha commentato una mia riflessione con un

“Continui a leggere Topolino”

Detto fra noi, magari fosse, perchè senza dubbio amo e apprezzo i fumetti Disney e avrei sicuramente voglia di trascorrere qualche ora in serenità, magari in compagnia dei miei nipoti. Purtroppo, invece, ho letto The Invisibles di Grant Morrison, che più di qualsiasi saggio del suddetto assistente su Violenza e Politica, paradossalmente spiega bene quanto è accaduto negli USA.

Sin dalle origini, negli Stati Uniti vi è sempre stata, latente, una forte componente antisistema: se non erro, la prima fu la cosiddetta Ribellione di Shays, che prese il nome da Daniel Shays, un ex capitano dell’Esercito americano congedatosi poco prima della fine delle ostilità con gli inglesi. È utile ricordare che nell’Esercito americano dell’epoca la ferma era triennale e che i volontari avevano combattuto senza ricevere una paga e che perciò molti di loro tornando a casa e alle loro attività (prevalentemente agricole a quel tempo) erano stati costretti a contrarre numerosi debiti ai quali, a causa della grave crisi economica che aveva fatto seguito alla guerra, non erano riusciti più a far fronte. A questo poi si aggiunse un aumento delle tasse, necessarie a colmare il deficit di alcuni degli Stati costituenti la giovane nazione.

Il 29 agosto 1786 scoppiarono rivolte in tutta la porzione occidentale dello stato e una forza ben organizzata di manifestanti, capeggiata dal capitano Daniel Shays, fece irruzione nel tribunale di contea di Northampton per sospendere l’attività della corte diretta all’espropriazione dei beni per debiti e alla confisca per tasse non pagate, protesta che rapidamente degenerò in una rivolta armata, repressa con la forza.

Cinque anni dopo, fu il turno della cosiddetta Whiskey Rebellion del 1791, durante la presidenza di George Washington, un’insurrezione dei coloni dei monti Appalachi per protestare contro l’istituzione di una accisa sui liquori e bevande distillate.

Nell’estate del 1794, le tensioni giunsero ad un livello di rottura lungo tutta la frontiera occidentale quando la principale risorsa dei pionieri /coloni fu messa in pericolo dalle misure governative. A quel punto, le civili proteste divennero una ribellione armata: I primi scontri avvennero presso la casa colonica di Oliver Miller oggi South Park Township in Pennsylvania, circa 16 km a sud di Pittsburgh. Come misure di lotta che si diffusero per tutta la frontiera, venne deciso il furto della posta, il blocco dei provvedimenti giudiziari e la minaccia di un assalto alla città di Pittsburgh. Un gruppo di coloni travestito da donna assalì un esattore di tasse, gli rasò i capelli e gli sottrasse il cavallo. Sebbene non uccisero l’esattore, lo sfregiarono in maniera permanente.

La repressione militare, voluta da Washington, stabilì il principio per cui le leggi potessero essere cambiate solo dal Congresso: qualsiasi protesta finalizzata a ottenere tale scopo, doveva essere invece considerata una violazione dell’ordine pubblico.

Seguirono, nella storia americana, altri scoppi di violenza antisistema, caratterizzati tutti da motivi concreti, senza alcuna base ideologica… Le cose però, sono cambiate negli ultimi anni. Torniamo quindi a The Invisibles, fumetto in cui Lo sceneggiatore scozzese si appropria dell’intero scibile della cultura e controcultura pop, facendo convivere così il serial orwelliano Il prigioniero con la mitologia azteca, il libro delle divinazioni cinesi I-Ching con le ultime scoperte della fisica quantistica, il Situazionismo di Guy Debord e le ossessioni angoscianti di Howard Phillips Lovecraft, lo spirito lisergico di John Lennon con l’esoterismo di Aleister Crowley.

Tra le tante tesi della controcultura pop che Morrison decostruisce con ironia, ve ne sono almeno tre, che se volessimo fare i colti, definiremmo come una sorta di gnosticismo all’acqua di rose.

La prima è relativa al fatto che la nostra realtà non sia nulla più che una adulterazione, un apparato di afflizione eterna. Il conformismo, l’assimilazione, l’alienazione, la cancellazione di tutto ciò che è innovativo e rivoluzionario sono i punti del piano che ha il solo fine di portarci verso la metafinale: la distruzione del sé. La seconda è che questa convinzione sia inculcata da entità superiori, chiamati Arconti, da secoli manipola le vite degli esseri umani tramite l’influenza occulta della politica e dei mass media, creando una sorta di deep state. A loro si oppongono i sovversivi, che si battono da secoli per la libertà dalle strutture autoritarie e al controllo.

Gli strumenti per sovvertire l’ordine degli arconti sono la violenza, il situazionismo e la magia, l’atto di hackerare il sistema operativo dell’universo e rivolgere la creazione contro i suoi creatori. La causa per la quale sembra una forza occulta accessibile a pochi è in parte attribuibile all’azione passivante dello Spettacolo e in parte al fatto che sembra una cosa così semplice e pragmatica che la mentalità scettica di quest’epoca ci ha convinti della sua inesistenza.

Vabbè, tanto è un fumetto… Però pensiamo al fenomeno Qanon, che si basa sull’idea che vi sia una congrega mondiale di pedofili satanisti che in sostanza governano il mondo e che controllano tutto… Controllano i politici, che a loro volta controllano i media. Controllano Hollywood e quest’ultima di fatto ne copre l’esistenza. Di fatto le idee più bislacche della controcultura, da materia narrativa si sono trasformate in una sorta di piattaforma ideologica e politica.

La stessa continuità è nei metodi di lotta dei suoi sostenitori, la violenza senza scopo, l’identificazione con figure prepolitiche, come lo sciamano, la fiducia nel potere evocativo della parola e dello slogan. Ora questo non vuol dire che Morrison sia il grande vecchio di Qanon, semplicemente che con la sua scrittura, come un sismografo, ha identificato con largo anticipo i profondi movimenti tellurici della società americana. Ovviamente, sotto altri aspetti, lo stesso discorso può essere fatto per i Simpson.

Movimenti tellurici che nascono in fondo, da tre tematiche tra loro fortemente connesse: la mancanza di fiducia nella comprensione razionale del Mondo, dovuta a una realtà sempre più complessa e in rapida evoluzione, la crisi economica che sta incrinando il sogno americano, coagulando la rabbia di chi si sente in per contro un nemico visibile, concreto, facilmente identificabile e risvegliando le sue paure più profonde e irrazionali, generando una peculiare distorsione percettiva, che ha reso un’amministrazione moderata e di Centro Destra come quella di Biden, agli occhi degli ultras trumpiani una pericolosa dittatura comunista. Infine,il Great Awakening, il Grande Risveglio tipico della storia del Protestantesimo americano che annuncia i tempi ultimi, il grande scontro finale in cui tutti i nodi verranno al pettine e le schiere del Bene, guidate da Trump, che sfrutta cinicamente per i suoi interessi politici questo disagio, sconfiggeranno il le forze del Male, fondamentalmente i Democratici.

E come la stampa ai tempi della Riforma, vengono amplificati, nella loro nichilistica contestazione al sistema, perché non sanno proporre modelli alternativi, se non copie più o meno conformi, dai social media di oggi.

2 pensieri su “The Invisibles

  1. Ottima analisi. Ricorderei anche James Hodgkinson, il sostenitore di Sanders che nel 2017 si era messo a fare tiro a segno contro i rappresentanti repubblicani, perché se oggi questa tradizione tipicamente americana può sembrare una roba della destra, in realtà è ben viva anche a sinistra.

  2. Pingback: La vendetta dello Sciamano: GameStop, Reddit e la Teoria del Caos | ilcantooscuro

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