Peplum Punk all’Italiana

Luciano di Samostrata, spirito comico e bizzarro, nacque al confine dell’attuale Turchia e Siria, da una gloriosa famiglia di morti di fame a Samsat, Samostrata, ex capitale del regno ellenistico della Commagene, fondato Antioco I, un tizio assai bizzarro, che fondò una sua religione, un mix tra zoroastrismo e culto solare, che godette della fama di mago e che fece erigere sul Monte Nemrut un mausoleo strapieno di statue colossali, alto più di nove metri.

Giuseppe Flavio racconta che, nel quarto anno del regno di Vespasiano il governatore di Siria, Lucio Cesennio Peto, non sappiamo se in buona o cattiva fede, mandò una lettera a Vespasiano, in cui accusò il re di Commagene di complottare con i Parti.

Vespasiano, malfidato, autorizzò all’azione Peto, il quale decise di fare le cose in grande, invadendo la Commagene alla alla testa della legio VI Ferrata insieme ad alcune coorti e ali di cavalleria ausiliaria, oltre ad un contingente di alleati del re Aristobulo di Calcide e di Soemo di Emesa, uno degli antenati di Eliogabalo. Il re di Commagene, che scemo non era, invece di dare battaglia ai romani, prese il tesoro e si diede alla macchia, scappando a Ctesifonte.

Vologase I, re dei Parti, che tra l’altro non aveva nessuna voglia di litigare con i Romani e che aveva già di suo parecchi problemi di suo con gli Alani, che avevano cominciato a saccheggiare con enorme entusiasmo i suoi domini, se lo dovette accollare a malincuore, dato che la casa reale di Commagene, nel mangiare, era assai peggio di uno sciame di cavallette… Così Samosata divenne un discreto centro di cultura provinciale

Tornando a Luciano, i suoi genitori, per farlo campare, pensarono di avviarlo al mestiere del marmorario, mandandolo alla bottega di uno zio. Tuttavia, l’apprendistato di Luciano durò assai poco, perché il parente, infuriato con l’inesperto nipote che gli aveva rovinato un costoso blocco di marmo, lo cacciò in malo modo, con una solenne bastonata.

Per cui, il nostro eroe dovette trovare un nuovo modo per mettere insieme pranzo e cena: dato che era svelto di lingua, decise di puntare sull’oratoria: Luciano studiò presso i sofisti dell’epoca, in Asia Minore, la grammatica e la retorica, assicurandosi una perfetta assimilazione della lingua greca e dei principi culturali dell’ellenismo.

Successivamente Luciano fece moltissimi viaggi, in qualità di maestro di retorica e conferenziere, o come ambasciatore della sua città natale, in Asia Minore, Grecia, Italia e Gallia. Inoltre egli svolse l’attività di avvocato in Antiochia di Siria, con scarsi risultati. Nel 159 fu inviato come ambasciatore a Roma, dove ebbe l’occasione di entrare in contatto con il filosofo neoplatonico Nigrino, da cui fu influenzato e con la corte imperiale, cosa che gli permetterà in futuro di fare una notevole carriera burocratica.

Luciano fu uno scrittore instancabile, che spaziò da un genere all’altro, sempre con l’intento di satireggiare le manie, i vizi e i pregiudizi dei suoi contemporanei. Tra le sue opere spicca la Storia Vera, racconto fantasioso di viaggi al di là delle colonne d’Ercole, in cui i protagonisti, tra cui lo scrittore, incontrano creature fantastiche, arrivando addirittura a viaggiare nello spazio e ad incontrare i Seleniti, antichi extraterrestri.

Opera che gli diede pessima fama tra i compilatori del lessico Suda, la principale enciclopedia bizantina, che lo additò a pubblico disprezzo, proclamandolo «erede del fuoco di Satana» e raccontando come morisse sbranato da una muta di cani, «perché fu nemico rabbioso della verità» e che gli ha dato fama di essere il bisnonno della fantascienza.

Fama senza dubbio immeritata, sia perché nell’opera di Luciano manca la dimensione demiurgica della tekné, come motore di cambiamento sociale e storico, sia perché in fondo, non si distaccava di molto dalla letteratura contemporanea: non voleva inventare nulla di nuovo, ma soltanto parodiare un romanzo di successo della sua epoca, Le incredibili meraviglie al di là di Tule di Antonio Diogene, di cui ridicolizzò, portandola all’eccesso, la dimensione fantastica..

Però, Luciano è di fatto il nume tutelare del peplumpunk, il genere fantascientifico ambientato ai tempi degli antichi greci e degli antichi romani, che, paradossalmente, gode di maggiore fama in America che in Italia, in cui gli autori che vi si dedicano, si possono contare sulle dita di una mano.

I motivi di tale paradosso sono diversi. Può sembrare strano, ma i Padri Fondatori degli Stati Uniti, erano grandi appassionati del mondo greco romano: lo vediamo nelle scelte architettoniche degli edifici pubblici dell’epoca, in stile neoclassico duro e puro, o agli pseudonimi che utilizzarono nel dibattito sulla stesura e all’approvazione della Costituzione Americana. Gli Agrippa, i Brutus, i Cato, i Cincinnatus, i Publius, saltavano fuori in ogni dove.

Immagino con somma perplessità del gruppo facebook Apostrofare Catilina in senato facendogli sapere etc. etc. i Padri Fondatori erano grandi estimatori di Cicerone: John Adams, secondo presidente americano, riteneva l’Arpinate il più grande uomo di Stato e filosofo mai apparso sulla faccia della Terra mentre Thomas Jefferson, terzo presidente, lo considerava come fonte di ispirazione fondamentale per la stesura della Dichiarazione di Indipendenza americana.

George Washington riteneva invece di essere l’erede spirituale di Lucio Quinzio Cincinnato, dato che come lui rinunciò al potere per tornarsene a zappare la terra. In verità, avrebbe potuto usare come modello anche il buon Silla, ma, come dire, la fama e i trascorsi del Fortunato lo rendevano poco gradevole agli americani della sua epoca…

Insomma, se la Società dei Cincinnati, nata per preservare l’amicizia e i valori tra gli ufficiali che avevano combattuto la Guerra di Indipendenza americana, di cui Washington era presidente, da l’idea di un club di distinti gentiluomini, un’alternativa Società dei Sillani avrebbe dato l’impressione ben peggiore dei nostri Qanon.

Quest’ammirazione è diventata parte integrante dell’universo spirituale americano: Roma, sia Repubblicana, sia Imperiale, è diventata sia un modello ideale, sia un paradigma con cui interpretare la realtà circostante. Per cui, per gli scrittori diventa facile utilizzarla come metafora per raccontare storie.

In Italia, invece, questo rapporto tra Classicità e Mondo Contemporaneo è stato interrotto dalla retorica di carta pesta del Fascismo, che ha reso inconsciamente Roma indigesta a buona parte degli aborigeni locali. A questo si aggiunge il fatto che la scuola italiana fa di tutto, con i suoi programmi e le sue modalità di insegnamento, a fare odiare ai suoi studenti la cultura e la letteratura classica.

Con Davide, nel nostro piccolo, stiamo cercando di invertire la tendenza: Atene e Roma sono una miniera inesauribile di storie e personaggi, drammatici e grotteschi, eroici e bizzarri. Una risorsa che la fantascienza italiana dovrebbe avere il coraggio di sfruttare, riutilizzandola come specchio delle contraddizioni del nostro Presente.

3 pensieri su “Peplum Punk all’Italiana

  1. Pingback: Le Idi di Marzo | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...