Il Quinto Miglio dell’Appia Antica

Il V miglio all’inizio non sembra spiccare per grandi monumenti: infatti, nei primi metri, non si incrocia nulla più che un paio di iscrizioni, una poco leggibile, che dovrebbe celebrare la a gens Anicia, mentre l’altra ricorda un Caio Acurio, di cui sappiamo assai poco, e una statua togata.

Poco più avanti, sulla destra, compare l’alto nucleo in calcestruzzo di un sepolcro a torre, al quale sono stati rubati i blocchi di materiale nobile, le sculture, i fregi, le iscrizioni che celebravano il personaggio che qui aveva la sua sepoltura.

Il calcestruzzo è fatto a strati, perché l’architetto preparava prima una cassaforma con il primo filare di blocchi della cornice esterna, poi colava all’interno il calcestruzzo, poi aspettava che si solidificava e quindi alzava il secondo ordine di blocchi, e così man mano veniva alzato il monumento.

Qui è stata ritrovata l’epigrafe dei liberti ebrei Baricha, Zabda e Achiba, della gens Valeria, divenuti ricchi sfondati con il commercio degli schiavi, che forse erano proprietari proprio del sepolcro. Liberti il cui ceto sociale, all’epoca di Claudio e Nerone, in rapidissima ascesa, tanto da essere satireggiato da Petronio nel Satyricon.

Pochi lo evidenziano, ma il buon Trimalchione era di origine ebraica: gli indizi sono numerosi, dai semitismi presenti nel brano della Caena ai calchi del vangelo di Marco. Il principali sono tre: il primo è proprio il nome del personaggio, composto da elementi di diversa provenienza linguistica: il prefisso greco tri, ovviamente tre e la radice semitica mel nella sua forma occidentale malchio o malchus, che significa ‘re’. Il nome “Trimalchio” significherebbe quindi “Tre volte re” o “Grande re”.

Il secondo è la battuta che fa a un certo punto

“Io sono figlio di re! “Ma allora perché hai fatto lo schiavo?”, mi dirai: perché mi sono fatto schiavo di mia iniziativa e ho preferito essere cittadino piuttosto che tributario di Roma

Al di là del poco probabile calco della lettera dei Filippesi di San Paolo e la citazione di una truffa che sappiamo andare in voga in Siria, Palestina ed Egitto, dove gli abitanti di bassa condizione sociale, si fingevano schiavi, per poi con una falsa manumissio diventare liberti e acquisire la cittadinanza romana è ancha una parodia degli appellativi messianici ebraici, come bar enash

Il terzo è nella questione biblioteche. Sempre durante il banchetto, Trimalcione se ne esce con

“E’ vero che non faccio l’oratore, ma una cultura ad uso mio me la sono fatta. E non credere che disprezzi gli studi: ho tre biblioteche, una greca, l’altra latina

Per anni è stata interpretata come uno dei tanti suoi strafalcioni: in realtà, come ogni ricco ebreo della diaspora, anche se ellenizzato e poco osservante, più che per tradizione che per uso effettivo, ne aveva anche una nella lingua dei padri.

Tornando all’Appia, poco più avanti c’è l’epigrafe di un tal Tito FIDICLANIVS Apella, e accanto un ritratto di defunti che faceva parte di un monumento funerario; è il pezzo originale, così rovinato da non correre il rischio di essere trafugato e quindi è stato lasciato sul posto.

A questa, seguono due sepolcri a tempietto, risalenti al II secolo d.C. in laterizio policromo con due camere sovrapposte: la seminterrata, si mettevano i sarcofagi o le urne cinerarie che accoglievano i morti, mentre la superiore era dedicata ai riti funebri. Il primo sepolcro ha le due pareti laterali sporgenti, e la facciata doveva alloggiare delle colonne, forse laterizie, che essendo l’elemento più debole con il tempo sono cadute; per questo oggi non vediamo la facciata, bensì l’interno del pronao e il retro, ben conservato, con le cornici e le finestrelle in cotto. Probabilmente, Canina provvide a ricostruire la facciata posteriore e a murare numerosi frammenti marmorei, oggi quasi del tutto scomparsi.

La lapide che spunta sulla destra del sepolcro non è la tomba di un cane, bensì un segnale posto dalla Soprintendenza Archeologica di Roma per ricordare il restauro del 1999. Il secondo sepolcro è leggermente arretrato rispetto al primo, perché doveva lasciare uno spazio per altri sepolcri. Di struttura analoga al precedente, è un esempio del riutilizzo dei monumenti romani durante l’età medievale, spesso trasformati in torri di vedetta: alla muratura romana in laterizio, pertinente a un sepolcro a camera su podio, si addossa, sul fronte della strada, la tipica tecnica edilizia medievale in tufelli e blocchetti di peperino.

A destra vi sono due nuclei in calcestruzzo appartenevano a due sepolcri a pilastro. Qui le iscrizioni ci svelano anche particolari di vita quotidiana, oppure contengono degli errori interessanti che ci attestano come il Latino ciceroniano, quello che abbiamo studiato a scuola, era differente da quello di uso comune e non per niente avrebbe portato alle lingue neolatine. Ad esempio, in questa epigrafe a destra troviamo:

LARELLIO GABRAI.L
DIOPHANTO
TITINIAI NOBILI
UXSORI

ossia

A Lucio Arellio Diofanto, liberto di Glabra, e a Titinia Nobile, sua consorte.

C’è scritto “TITINIAI” anziché “TITINIAE”, forse perché il dittongo era pronunciato come è scritto, e con la “e” che era abbastanza chiusa.

Subito dopo incontriamo un mausoleo formato da un cilindro su basamento quadrangolare, che in origine doveva naturalmente essere rivestito di blocchi. In genere queste tombe sopra il cilindro hanno un monte di terra a forma di cono rovesciato dove si piantavano cipressi o altra vegetazione. Nel Medioevo hanno tolto dal cilindro la terra che doveva sostenere il cono, lasciando la torre il cui ingresso è sul lato opposto alla strada.

Segue a sinistra il nucleo di un sepolcro a cuspide e un colombario un po’ più grande di quelli precedenti. Si vede il piano superiore, privo di nicchie e coperto con una volta a botte, mentre il piano inferiore è quasi del tutto otturato; il paramento è in laterizio, che fa pensare alla tipologia di età antonino – severiana con alto podio e camera sotterranea per l’alloggiamento dei sarcofagi.

Siamo quindi giunti alle Fossae Cluiliae furono un grande trincea che circondava la città di Roma a circa 6 ~ 8 km dalle mura della città. Secondo la tradizione, fu scavata dall’armata di Alba Longa verso la metà del VII secolo a.C. durante la prima fase della guerra contro Roma. Prende il nome da Gaio Cluilio, re di Alba Longa al tempo del re di Roma Tullo Ostilio.

Probabilmente, era un canale, realizzato in epoca arcaica, Romani compirono un’opera di bonifica (cluere) dell’area, consacrandola a qualche divinità. Certamente le fossae cluiliae si ricollegano a una delle memorie più antiche di Roma, perché qui, come in un altro sito poco più oltre, la via Appia, rettilinea fino ad Albano, compie eccezionalmente una curva, rispettata fino nel tardo Impero,

Probabilmente, vi poteva essere un santuario dedicata a Terminus, il signore dei confini, i cui luoghi sacri, per la loro arcaicità, non dovevano essere coperti da un tetto. Plutarco ci tramanda che Termine era l’unica divinità romana che rifiutava i sacrifici animali e accettava in dono solo foglie e petali di fiori per ornare i suoi simulacri. Di Termine parla Ovidio nel secondo dei Fasti, spiegando le feste in suo onore e ripetendo in forma poetica la preghiera che gli si innalzava

O Terminus, sei tu che delimiti i popoli, le città, i vasti regni; senza di te, ogni lembo di terra susciterebbe contrasti. Tu non conosci intrighi, non sei corrotto dall’oro, conservi con legittima lealtà le terre a te affidate

Il 23 febbraio, ultimo mese dell’anno nell’antico calendario, si celebravano le Terminalia, festa dei termini, cioè delle pietre terminali, su cui si ponevano una corona e una focaccia offerta al dio.

Il re Numa Pompilio, scrive Dionigi di Alicarnasso, ordinò a tutti i cittadini di delimitare i confini dei propri campi ponendovi delle pietre e consacrandole a Zeus Horios (Giove Terminus), e stabilì che “se qualcuno avesse tolto o spostato i confini (horoi) fosse sacer al dio, ossia era colpevole di avere violato la pax deorum; giuridicamente, comportava la perdita della protezione che la civitas garantiva ad ogni cittadino e, quindi, la possibilità per chiunque di uccidere il trasgressore.

Sempre a riprova del significato religioso arcaico dell’area, la tradizione vi poneva il sacer campus Horatiorum, in ricordo della famosa battaglia degli Orazî e Curiazî. Di fatto, questo era una sorta di dramma sacro, che rappresentava lo scontro, centrale nella religione dei prisci latini, tra l’eroe civilizzatore e il suo doppio, simbolo del caos primigenio, che gli storici successivi, scambiarono per una vicenda reale.

Le Fossae Cluiliae sono menzionate di nuovo da Tito Livio e da Plutarco in una guerra della metà del IV secolo a.C. In quella circostanza il generale Coriolano, passato ai Volsci e vittorioso in una serie di battaglie contro i romani, marciò su Roma e vi si accampò. Qui, dopo avere respinto gli ambasciatori romani, fu convinto a ritirarsi madre Veturia e della moglie Volumnia, accorsa con i due figlioletti in braccio. Come racconta Livio

Coriolano saltò giù come una furia dal suo sedile e corse incontro alla madre per abbracciarla. Lei però, passata dalle suppliche alla collera, gli disse: «Fermo lì, prima di abbracciarmi: voglio sapere se qui ci troviamo da un nemico o da un figlio e se nel tuo accampamento devo considerarmi una prigioniera o una madre.

Ovviamente, Coriolano non è mai esistito, dato che non è citato neppure di sfuggita nei Fasti Consolari: fu una costruzione a posteriori, per dare un’interpretazione sensata al caos interno a Roma seguito alla cacciata del ramo principali dei Tarquini, in cui vari signori della guerra tentarono di prendere il potere e la crisi del potere della città nel Latium e nel Tirreno, dovuto al collasso della talassocrazia etrusca.

Un pensiero su “Il Quinto Miglio dell’Appia Antica

  1. Pingback: I Tumuli dei Curiazi e degli Orazi | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...