I Tumuli dei Curiazi e degli Orazi

Come raccontato altre volte, la religione arcaica dei romani, quella dei cosiddetti Di indigetes, era basata sulla contrapposizione, semplificando al massimo i concetti, tra Ordine e Caos: da una parte il Dio/eroe civilizzatore, le cui azioni permettono la nascita e lo sviluppo della communitas, dall’altra il suo doppio, che rappresentava la condizione anarchica dello stato di natura.

Pensiamo alla contrapposizione tra Pico e Silvano, tra Ercole e Caco o tra gli stessi Romolo e Remo. Si può ipotizzare, come in tanti altri popoli primitivi, come tale dualità, nell’ambito del rito, trovasse forma in una sorta di dramma sacro.

Sui confini sacri dell’oppidum, questo dramma sacro poteva prendere forma in un combattimento rituale tra il campione del Cosmos, lo spazio del Noto e di ciò che viene regolato dalle leggi divine e umane, e quello del Caos, l’Ignoto, dominio del diverso e dell’alterità.

In questo duello, il campione del Caos, per ovvie ragione, doveva risultare perdente e quindi sacrificato agli dei: al contempo, il campione dell’Ordine, per ridere lo potremmo definire una sorta di Elric di Melniboné, avendo versato del sangue, doveva essere purificato, per ristabilire la pax deorum. Tale purificazione, probabilmente, avveniva nel Tigillum Sororium un trave di legno, posto tra due pali, posto vicino agli altari di Giunone Sororia e di Giano Curiazio.

Che questo accrocco avesse un ruolo legato alla purificazione e ai riti di passaggio, è testimoniato da fatto che vi passassero sotto i soldati romani ogni 1º ottobre, quindi al termine della stagione della guerra, affinché potessero ritornare a essere cives.

Questo combattimento rituale, data anche la passione degli etruschi per i sacrifici umani, dovette durare a lungo: da una parte, probabilmente contribuì alla nascita dei ludi gladiatori, che possono essere considerati una sua versione laica e desacralizzata, dall’altra dovette essere in qualche modo trascritto nei libri sacri dei Pontefici.

Gli annalisti latini, quando si trovarono davanti quel brano, immagino scritto in latino arcaico e per loro poco comprensibile, uscirono scemi nel tentativo di capirci qualcosa: per venirne a capo, arrivarono a ipotizzare come il tutto descrivesse un vero e proprio avvenimento storico. Da questo nacque la vicenda degli Orazi e dei Curiazi.

Di conseguenza, i luoghi connessi a quel rito arcaico, furono arbitrariamente collegati a tali personaggi inventati: questo avvenne anche presso Fossae Cluiliae, l’estremo limite del territorio arcaico di Roma, dove probabilmente si svolgeva il combattimento sacro.

Qui furono eretti i cosiddetti tumuli degli Curiazi e degli Orazi. Il primo è sepolcro a tumulo, con fondazione circolare in calcestruzzo, sormontato da una torretta cilindrica in blocchetti di tufo, detto Tumulo dei Curiazi. Sino a qualche anno fa, la torretta veniva considerata di costruzione medievale, ma attualmente si tende a pensare fosse un sostegno per statua relativa al mausoleo. Per cui, probabilmente, in origine il tamburo era più alto di come appare oggi e il cono arrivava a coprire interamente la torretta.

Circa 100 metri più avanti, sempre sulla destra, si trovano i cosiddetti Tumuli degli Orazi.
Sono due tombe caratterizzate da un cono basso di terra, simili ai tumuli etruschi che si trovano nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri; non sono particolarmente monumentali, e sicuramente non sono arcaiche perché una ha la cornice di base in travertino e l’altra in peperino, pietre che si diffondono soltanto a partire dal II-III sec. a.C. In origine, queste pietre dovevano coprire tutta la struttura

Un tumulo è interamente di terra, l’altro ha invece lo scheletro a raggiera in calcestruzzo per contenere meglio la terra. Questi sepolcri a cono infatti, per contenere bene il terrapieno, avevano in genere una suddivisione interna fatta come gli spicchi di una arancia, a raggiera, in modo da ridurre la spinta sul tamburo.

Gli scavi hanno dimostrato che questi mausolei non fossero nulla più che cenotafi e che fossero eretti o restaurati nell’epoca di Augusto, nel suo tentativo di valorizzare le tradizioni, rivitalizzare gli antichi culti, restaurare gli antichi templi, per riaffermare la supremazia della romanità contro politiche esterofili del tipo di quella di Antonio

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