La scuola ideale di Boncompagno da Signa

Come molti sanno, la più antica università occidentale è quella di Bologna. Secondo un comitato di storici istituito e guidato dal famoso poeta Giosuè Carducci lo Studium nacque nell’anno 1088, quando gli studendi che seguivano i corsi dei famosi giuristi Pepone e Irnerio detto “lucerna iuris”, i primi a studiare approfonditamente il codice di Giustiniano, per semplificarsi la vita, si organizzarono in una serie di associazioni su base etnica, le nationes, i cui membri erano legati tra loro da un giuramento d’appartenenza, i quali si dotavano di capi riconosciuti definiti rectores. Ognuna di queste nationes, forniva ai propri membri varie forme di protezione e privilegi ed era incaricata del processo di reclutamento dei docenti e al loro pagamento, con una offerta detta collectio, poiché la cultura essendo dono di Dio non poteva essere pagata.

I capo delle nationes assumevano il titolo di rectores: le nationes erano due, i citramontani (quelli che provenivano dal di qua delle Alpi, ovvero dalle regioni della penisola italiana) e gli ultramontani, provenienti da oltralpe (ad esempio, gli studenti da territori come le attuali nazioni di Germania e Francia). Allo stesso modo, ognuna delle nationes era suddivisa in sub-nazioni, rispettivamente 17 per gli intramontani e 14 per gli ultramontani. A testimonianza di tutto ciò, nel palazzo dell’Archiginnasio, la storica sede dell’Università, è presente un complesso araldico di quasi 6000 stemmi studenteschi e iscrizioni in onore dei professori.

Parigi, invece, nacque come universitas magistrorum ossia come associazione dei maestri, i quali si occupavano di regolare gli studi dei propri scolari ponendosi come principali interlocutori presso le istituzioni del periodo.

In entrambi i casi, però, a differenza dell’attuale Università, gli Studium non avevano una sede fissa, con aule dedicate all’insegnamento: le lezioni si tenevano dove capitava. A Bologna, i magistri gli antichi dottori tenevano le loro letture nelle proprie Case o in sale prese in affitto dal Comune o nella Chiesa di San Procolo.

Ovviamente, tenere dentro il salone di casa un’orda di goliardi vocianti e cialtroni non era la massima aspirazione di un dotto medievale: per cui fin da subito, si cominciò a sognare e a ipotizzare la nascita di un edificio specifico per l’insegnamento e lo studio

Uno dei primi ad affrontare il problema, nella sua Rethorica Novissima del 1235 fu quel pazzo scriteriato di Boncompagno da Signa, grammatico, scrittore e filosofo, uno dei primi autori a scrivere in lingua volgare.

Così descriveva il suo sogno d’Università ai suoi colleghi, a cui probabilmente brillavano gli occhi nell’ascoltarlo, mentre maledicevano i loro studenti.

Un edificio scolastico deve essere costruito in un luogo aperto, dove ci sia aria pura. Deve essere lontano dai luoghi frequentati dalle donne, dai clamori della piazza, dallo strepito dei cavalli, dai canali, dai cani che abbiano, dai rumori nocivi, dal cigolio e dal cattivo odore. La larghezza e la lunghezza dell’edificio devono avere le stesse dimensioni.

Circa le finestre devono essere né più né meno di quante ne occorrono per una corretta illuminazione. E’ bene che l’alloggio stia al piano superiore. Il soffitto non deve essere né troppo alto, né incombere sul pavimento, perché in entrambi i casi le capacità della memoria diminuiscono. La scuola va pulita dalla polvere e da qualsiasi sporcizia. Va tenuta sgombra da immagini e da pitture a meno che non siano particolarmente efficaci per l’esercizio della memoria nelle varie materie studiate dai ragazzi.

Tutte le pareti vanno dipinte esclusivamente di verde, ci deve essere un solo ingresso e le scale non devono essere faticose da salire. Il professore sieda più in alto degli studenti, a un altezza tale che possa controllare chi entra. Si dispongano due o tre finestre attraverso le quali di tanto in tanto, specialmente quando è bel tempo, il professore possa guardare fuori e ammirare gli alberi, gli orti e i giardini: la vista delle cose gradevoli rafforza la memoria.

Bisogna disporre i posti degli studenti in ordine, così si possono ricordare i loro nomi, e anche in modo che tutti riescano a vedere il viso del professore. Gli studenti nobili e di rango elevato siano messi a sedere nei posti migliori. Tutti quelli di una stessa provincia o di una stessa nazione siedano insieme, ma nel rispetto dell’onore che si deve tributare a ciascuno secondo le cariche, la nobiltà e i meriti personali. Non si cambi mai l’ordine dei posti e nessuno osi prendere il posto di un altro, ma ciascuno si tenga quello che gli è stato assegnato.

Io non ho mai avuto una scuola così e non credo che da qualche parte ne esita una simile. Ma forse, un giorno, questi consigli saranno utili ai posteri

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