Il sacello degli Augustali di Miseno

Nel febbraio 1968, il proprietario di un terreno situato a Miseno, tra Punta Terone e le pendici sud-orientali di Punta Sarparella, nella striscia di terra che ospita anche la caratteristica chiesetta dedicata al martire Sosso e, anticamente occupata dai principali edifici pubblici della città militare di Miseno, iniziando i lavori di sbancamento per la realizzazione di due villette private, trovò un incredibile tesoro.
Rinvenne infatti delle strutture appartenenti ad un edificio di età imperiale che, dall’iscrizione

“TEMPLUM AUGUSTI QUOD EST AUGUSTALIUM”,

si capì che si trattava di un tempio voluto a sede degli Augustales, destinato al culto degli imperatori. Questo diede il via a una campagna scavi archeologici, guidati dall’allora Soprintendente alle Antichità di Napoli e Caserta, il Professor Alfonso de Franciscis, che durò fino al 1972 quando fu sospeso per la precaria staticità dell’edificio a causa della falda acquifera che ancor oggi sommerge in parte le strutture.

Vi furono trovate statue di Vespasiano, Nerva, Tito, dell’Abbondanza, e di alcune divinità tra cui, Asclepio, Apollo e Venere, una del tipo della Piccola Ercolanese ed un’altra su delfino, poi asportate ed ora esposte nell’apposita sala dedicata al monumento all’interno del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Cosa erano questi Augustales ? Nelle provincie dell’impero romano, nei municipî e nelle colonie il culto dell’imperatore Augusto fu esercitato fin da quando egli era in vita, per motivi di propaganda, ma per evitare problemi con il Senato, fu associato al culto della Dea Roma; questo perché sembrasse agli oggi dell’opinione pubblica, più che un’esaltazione della personalità di Ottaviano, un’espressione di lealismo nei confronti della Res Publica. Di conseguenza, sia per convinzione, sia per arruffianarsi il potente di punto, vi fu una sorta di corsa, da parte delle istituzioni locali e dei cittadini più facoltosi, ad erigere a loro spese nei municipi templi e sacelli a Roma e ad Augusto. Ovviamente, un tempio ha bisogno pure dei sacerdoti: questi erano ovviamente gli Augustales e l’investitura del loro ufficio si disse augustalitas. Formavano un collegio di sei membri attivi (seviri augustales), che duravano in carica un anno, mantenendo il titolo anche dopo lo scadere della loro carica ufficiale

A Roma, sempre per non irritare i senatori, tale culto fu celebrato solo alla alla morte di Augusto, avvenuta in Nola il 19 agosto del 14 d. C. ; celebrata la sua divinizzazione e apoteosi, fu istituito un collegio di sodales augustales, composto di 21 membri, tutti appartenenti all’ordo senatorius, presieduto da tre magistri, i quali si sostituirono così ai membri della gens Iulia, quale depositaria del culto gentilizio degli Iulii. Questo collegio celebrava i suoi riti, nel tempio dedicato ad Augusto alle falde del monte Palatino, costruito da Tiberio e dedicato da Caligola, esastilo in stile ionico con sculture sul tetto, sul basamento e sul frontone, decorato con ghirlande. Tempio restaurato da Antonino il Pio, che lo trasformòin un tempio ottastilo in stile corinzio, con ricco frontone e acroteri, contenente due statue, di Augusto e Livia.

Gli augustales romani avevano anche l’incarico di organizzare una volta l’anno a Boville sulla via Appia, la piccola cittadina di origine della gens Iulia, per dirla tutta, erano burini, giuochi pubblici in onore del divo Augusto, molto frequentati dal popolo di Roma. Augusto aveva permesso che anche ia Roma al pubblico culto dei Lari fosse associato quello del suo genio (Genius Augusti); ad entrambi vennero preposti i vicomagistri, già addetti al solo culto dei Lari compitali, le divinità, forse di origine etrusca, preposte a vegliare e proteggere gli incroci stradali: insomma, lo aveva affidato a una sorta di sacerdoti di serie B

Nelle provincie, invece, gli Augustales formarono in breve tempo una nuova casta di rango elevato nella gerarchia sociale, benché di origine plebea. Ciò poté avvenire perché, non essendo numerosi poterono meglio mettersi in vista fra i cittadini dei municipia, ove non esisteva una vera e propria aristocrazia. La nuova casta venne a porsi tra l’ordo decurionum, i membri cioè dell’alto consesso cittadino che dava adito alle supreme magistrature, e la plebe municipale.

A testimonianza di ciò, nel Satyricon Trimalcione, che era un liberto arricchito, è descritto come Augustales, un modo come un altro, per costrursi uno status sociale riconosciuto. Trimalcione, come detto altre volte, che aveva la domus a Pozzuoli. Lo sappiamo perchè la città di lingua greca è in Campania, dati i riferimenti, perché è prossima a Cuma e a Baia, perchè dotata di un ampio porto, di un Anfiteatro, di un Teatro di una Basilica e di una caserma dei vigili del fuoco, tutte caratteristiche che si mappano con l’antica Puteoli.

Tornando al tempio di Miseno, fu eretto in età augustea, andando al risparmio, essendo costruito con muratura rivestita di stucco. L’edicio conservò questa decorazione anche in occasione dell’arricchimento del Sacello con le statue degli imperatori Vespasiano e Tito di epoca flavia. Fu risistemato alla metà del II secolo d.C., su commissione di Cassia Victoria per onorare il marito L. Laecanius Primitivus, sacerdote Augustale, quando ricevette una maggiore ricchezza dei rivestimenti, tutti marmorei, a testimonianza della posizione economica dei committenti;questa doveva essere probabilmente legata ad attività di commercio marittimo, a cui si riferiscono certamente il rilievo con la nave e il delfino che occupava gli spazi angolari del frontone.

Nonostante questo restauro, il tempio ebbe però vita breve: alla fine del II secolo d.C. forse a causa di un terremoto collegabile con il bradisismo, le strutture crollarono e furono in parte schiacciati dai massi staccati dal costone retrostante. Ma che aspetto aveva, questo tempio ? Semisommerso per effetto del bradisismo, il santuario è composto da tre ambienti affiancati, in parte costruiti in muratura e in parte ricavati dalla roccia, che ne forma le pareti laterali e di fondo.

L‘edificio centrale, il vero e proprio sacello, consiste in un tempietto a podio di pianta rettangolare davanti al quale è situato l’altare. Mediante una gradinata di marmo, fiancheggiata da due podi di muratura, in origine rivestiti di lastre di marmo e sormontati da statue, si accede al pronao tetrastilo con colonne in cipollino dotate da capitelli di tipo pergameno, sopra il cui epistilio, recante l’iscrizione dedicatoria, era il frontone decorato con rilievi. Oltrepassato tale vestibolo, pavimentato in mosaico con un tappeto a tessere bianche e riquadratura a tessere nere, e varcata la soglia di marmo, si entra all’interno del sacello.

Questo è costruito in opus reticulatum con ammorsature in tufelli, mentre le sue pareti dovevano essere ricoperte da lastre di marmo. Su quella di fondo un’abside con podio, fiancheggiata da due nicchie rettangolari, è intonacata e dipinta di rosso sulla parte superiore della fronte, mentre presenta nel catino una decorazione in stucco con rilievi a soggetto marino. Nel pavimento in cocciopesto con tessere bianche disposte a formare riquadri è inserita una fascia centrale in marmi policromi che ripete lo stesso motivo geometrico. L’ambiente a destra del sacello, costruito in opus reticulatum, era decorato con rivestimenti in stucco ed intonaco dipinto sulle pareti e sulla volta a botte ed a crociera

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