Combattendo in Sicilia

Come accennato, viste le batoste ricevute grazie ad Archimede, i romani decisero di cambiare strategia: Siracusa sarebbe caduta per fame. Per cui, Marcello lasciò Appio Claudio ad assediare la polis con due terzi dell’esercito, mentre con un terzo, avrebbe cercato di ricondurre all’obbedienza le città siciliane ribelli.

Eloro, a otto km dalla nostra Noto, appena vide i legionari avvicinarsi, per non sapere né leggere né scrivere, si arrese senza combattere; lo stesso fece Erbesso, forse la nostra Pantalica. Fecero probabilmente bene, dato che Megara Iblea, nei pressi di Augusta, che tentò di resistere, fu conquistata e messa a ferro e fuoco, tanto che mai più rinacque come città. Tuttavia queste azioni militari, distrassero Marcello dal fulcro del problema: la possibilità che i cartaginesi spedissero rinforzi in Sicilia; probabilmente il console romano riteneva che Annibale, nel tentativo di difendere i suoi alleati in Sud Italia, non di privasse di risorse preziose.

Invece, sbarcò a Eraclea Minoa con 25.000 fanti, 3.000 cavalieri e 12 elefanti, per giungere in aiuto a Siracusa: anche se del senno di poi sono piene le fosse, visti i problemi che dovette affrontare Marcello in Sicilia, se Annibale, invece di tentare di replicare la strategia fallimentare di Pirro e lasciarsi logorare in una guerra d’attrito da parte dei romani, fosse intervenuto direttamente, la Seconda Guerra Punica avrebbe potuto andare diversamente. La perdita della Sicilia, avrebbe forse convinto Roma a un accordo di compromesso. La notizia dei rinforzi cartaginesi, fece passare Agrigento nel fronte anti romano: Marcello fallì il tentativo di riconquistare la città e con la coda tra le gambe, dovette ritirarsi in fretta e furia, temendo di essere assalito all’improvviso dai punici.

Per sua fortuna, Imilcone non era Annibale: quest’ultimo non si sarebbe tirato indietro dal combattere. Imilcone, più prudentemente, decise di unire le sue forze con quelle di Siracusa, guidate da Ippocrate. che, con la sua armata di 10.000 fanti e 500 cavalieri, aveva deciso di accamparsi presso Akrillai, un’antica colonia greca situata nel territorio dell’odierno Chiaramonte Gulfi.

Marcello, convinto che fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, e, marciava con l’esercito in formazione, pronto a difendersi da un possibile assalto improvviso: questo gli permise di prendere di sorpresa i Siracusani, impegnati a mettere in piedi il loro accampamento. La fanteria venne assalita praticamente inerme, mentre la cavalleria riuscì a rifugiarsi da Ippocrate ad Akrillai, dopo brevi scaramucce. Grazie all’esito di questa battaglia, molti tra i Siculi abbandonarono il proposito di allontanarsi dai Romani e Marcello poté far ritorno a Siracusa, senza troppi problemi.

Dopo pochi giorni che Marcello era tornato nell’accampamento romano davanti a Siracusa, anche Imilcone, che si era congiunto con Ippocrate, pose gli accampamenti nei pressi del fiume Anapo, a circa otto miglia dalla città (pari a 12 km circa). Sempre in questo stesso momento giunse davanti al porto di Siracusa, Bomilcare, ammiraglio della flotta cartaginese formata da 55 navi da guerra;sul fronte opposto trenta quinqueremi sbarcarono a Panormus una nuova legione romana, concentrando sull’isola una grande quantità di truppe, diminuendo la pressione militare su Annibale

Bomilcare però non si trattenne per molto, poiché non molto tempo dopo passò in Africa, poiché si fidava poco delle sue navi, che erano la metà di quelle romane, e del fatto che avrebbe messo in maggiori difficoltà gli alleati peggiorandone le riserve di alimenti. Accadde anche che Imilcone inseguì invano Marcello fino a Siracusa, per vedere se gli si presentava un’occasione per combattere, prima che il console romano si ricongiungesse con il grosso del suo esercito

Non presentandosi alcuna opportunità di combattimento e vedendo che Marcello si era rifugiato nei suoi accampamenti, il comandante cartaginese preferì muovere il suo campo per non sprecare inutilmente il tempo stando a guardare gli alleati assediati. Poco dopo ricevette la resa di Murgantia, la nostra Morgantina, i cui cittadini consegnarono allo stesso la guarnigione romana e dove i Romani avevano ammassato una grande quantità di grano e rifornimenti di ogni specie. E non appena giunsero le voci di questa defezione, molte città ripresero coraggio e cacciarono o sopraffecero i vari presidi romani.

Bisognava dare un segnale forte contro i rivoltosi. L’occasione venne ad Enna, dove i cittadini volevano replicare ai danni dei romani lo stesso scherzo compiuto a Morgantina: per loro sfortuna, il comandante romano, Lucio Pinario, scoprì i loro intrighi e li anticipò, mettendo a ferro e fuoco la città. Tuttavia, la repressione esacerbò ulteriormente gli animi, ampliando la rivolta contro Roma, invece che sedarla. Vista la situazione caotica, gli eserciti evitarono di scontrarsi in battaglia: Ippocrate si rifugiò a Murgantia, Imilcone ad Agrigento, dopo aver inutilmente avvicinato ad Henna l’esercito. Marcello invece fece ritorno a Leontini, dopo aver raccolto nell’accampamento grano ed altri rifornimenti. Lasciato ad Henna un modesto presidio, venne verso Siracusa per assediarla. Concesse, quindi, ad Appio Claudio il permesso di recarsi a Roma per ottenere il consolato, ed al suo posto, a capo della flotta, pose Tito Quinzio Peno Capitolino Crispino.

Questo non era certo un generale geniale, anzi, ma aveva un coraggio da leone e un carisma straordinario, tanto che i legionari lo seguivano anche in imprese palesemente idiote: insomma, era una solta di badass, che non avrebbe sfigurato in un fumetto della Marvel. Ad esempio, nel Nel 212 a.C., venne sfidato a duello da Badio Campano davanti a Capua e ai due eserciti schierati. In passato Badio era stato suo ospite a Roma, quando era malato. Alla fine Crispino, avutane licenza da parte dei consoli, afferrate le armi, scese da cavallo e provocò Badio a battaglia. Il campano venne prima trafitto con l’asta, poi finito mentre cercava rifugio tra i suoi.

Crispino fu anche al fianco di Marcello, al momento della sua morte. durante una ricognizione nei pressi di Venusia con un contingente ridotto di 200 cavalieri insieme all’altro console, cadde in un’imboscata dai cavalieri cartaginesi e numidi agli ordini di Annibale; Marcello fu ucciso, mentre Crispino una carica alla disperata, riuscì a mettere in fuga un numero immensamente superiore di nemici. Nonostante le gravi ferite, uscì tuttavia a riparare nei pressi di Salapia ed impedirne la conquista da parte di Annibale, morendo subito dopo…

Insomma, me lo immagino Brancaleone da Norcia, ripetere ai legionari

Groppone da Ficulle fue lo più grande capitan di Tuscia. E io son colui che con un sol colpo d’ascia lo tagliò in due.

Ora Marcello, era convinto di prendere per fame la polis siciliana, ma non aveva considerato due fattori: il primo è che la città stesse ricevendo via mare rifornimenti da Cartagine, che Crispino, che sapeva di navi quanto io so di sanscrito, non riusciva a bloccare. Il secondo è che, a loro volta, le truppe cartaginesi di Imilcone bloccavano i rifornimenti alle legioni.

Per cui, per lunghi periodi, gli assedianti patirono la fame molto più degli assediati..

Un pensiero su “Combattendo in Sicilia

  1. Pingback: Marcello entra a Siracusa | ilcantooscuro

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