Le catacombe dei Santi Gordiano ed Epimaco

Una delle catacombe meno note di Roma sono quelle dei Santi Gordiano ed Epimaco, situate a via Latina 39, in corrispondenza dell’odierna via Talamone, vicino a Piazza Galeria : queste furono riscoperta, intorno al 1598, dal grande padre dell’archeologia cristiana, Antonio Bosio, autore di quello straordinario libro che è Roma Sotterranea.

Antonio, però, che dopo avere rischiato di lasciarci le penne durante l’esplorazione della catacomba di Domitilla, tanto da scrivere

Mancandoci i lumi, pensammo che ivi convenisse morire e con i nostri immondi cadaveri maculare quei sacri monumenti. Pigliammo dunque la risoluzione di ritornarcene indietro; et ancorché havessimo segnate in più luoghi le strade, contuttociò non senza grande difficoltà ci fu permesso di ritrovare l’adito.

si era fatto furbo, per cui, più di percorrere un centinaio di metri e di segnare la posizione, non fece. Basandosi sui suoi appunti, un altre grande archeologo cristiano,Marcantonio Boldetti, che era da una parte una sorta di Indiana Jones dell’epoca, dall’altra era un epico casinista, dopo secoli gli studiosi non sono ancora venuti a capo del disordine dei suoi manoscritti, le esplorò più a fondo, tanto da scrivere, nel suo libro più comprensibile al prossimo, Osservazioni sopra i Cimiterj de’ santi Martiri ed antichi cristiani di Roma,

Sotto la vigna de’Signori Eustachi, circa un miglio distante dalla Porta Latina, li estende questo Cimitero, ed il suo ingresso è nel Cellaio sotto la casa, ed è molto profondo: il suo giro, per quanto abbiamo veduto, è vastissimo e ai nostri tempi si sono estratte molte reliquie de’Santi Martiri trovate con i loro contrassegni. Si veggono in una Cappella alcune pitture sacre antichissime sformate dal tempo. Un altro ingresso al medesimo Cimitero si è scoperto sotto un canneto dirimpetto la medesima vigna; onde non v’ha dubbio che si stenda sotto le altre a mano destra.

La catacomba, intitolata ai due martiri qui deposti, al momento della sua “riscoperta” nel 1933 fu chiamata “catacomba dell’Acqua Mariana”, dal nome del vicino canale: viene citata così in un libro della mia biblioteca, risalente a quell’anno, come recente scoperta, a cui seguiva il brano

Sulla via Latina esistevano nell’antichità tre cimiteri sotterranei cristiani, dove erano venerate le tombe di numerosi martiri; e cioè il cimitero di S. Gordiano, con una chiesa cimiteriale, nella quale sotto l’altare riposava questo martire con S. Epimaco e dove in un santuario presso la chiesa erano venerate le tombe di S. Quarto e S. Quinto e, in una cripta sotterranea, il martire S. Trofimo; il cimitero di S, Tertullino, con una basilica cimiteriale; e il cimitero di Aproniano, con una chiesa dedicata a S. Eugenia, la quale aveva la sua sepoltura in una cappella della chiesa, e dove in altro santuario era venerata la tomba di S. Emiseo.

Di tutti questi cimiteri e delle loro basiliche nessuno ancora è stato ritrovato e identificato. Fu l’archeologo Enrico Josi, nel corso di una campagna di scavi organizzata durante la Seconda Guerra mondiale (1940 – 1941), ad identificarla con la catacomba di Gordiano ed Epimaco. Nel 1955, in occasione dello scavo per le fondazioni di un palazzo, fu ritrovato, ed in parte abbattuto, un cubicolo decorato con affreschi, che venne salvaguardato dalla distruzione totale per l’intervento di padre Antonio Ferrua, all’epoca direttore della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Le fonti antiche, in particolare il Martirologio geronimiano alla data del 10 maggio, il giorno del mio compleanno, ricordano la sepoltura in questa catacomba sulla via Latina nei pressi delle mura Aureliane dei seguenti martiri: Gordiano, Epimaco, Quarto e Quinto; di questi ultimi non si alcuna notizia. Tra l’altro, per fortuna i miei non si ispirati a loro, per decidere il mio nome

La sepoltura dei quattro martiri nella catacomba è poi confermata dall’itinerario per pellegrini del VII secolo, la Notitia ecclesiarum urbis Romae, la quale menziona anche la presenza di un altro santo, Trofimo. Altri itinerari, oltre ai cinque già nominati, ricordano altri martiri sepolti: Sofia, Sulpicio e Serviliano. Le notizie su questi ultimi quattro martiri sono confuse e frammentarie. Gli itinerari altomedievali menzionano la presenza, nel sopraterra, di una basilica, dedicata ai santi Gordiano ed Epimaco, e di un mausoleo dedicato a Trofimo. Non esistono tracce archeologiche di questi monumenti.

Come sempre, le notizie su Gordiano ed Epimaco sono, come dire, molto romanzate…. Secondo una passio ampiamente leggendaria, Gordiano era vicario dell’imperatore Giuliano l’Apostata ed era un persecutore dei cristiani: fu convertito dal presbitero Gennaro, che gli era stato ordinato di interrogare, e fu battezzato insieme alla moglie Marina e a 53 suoi familiari. Venuto a conoscenza dell’episodio, Giuliano fece imprigionare Gordiano e lo fece decapitare: il suo corpo rimase insepolto per cinque giorni, fino a quando un servo riuscì a seppellirlo in un sepolcro al primo miglio della via Latina, accanto al corpo di Epimaco. La passio non fornisce altre notizie di Epimaco, che ancora Cesare Baronio identificava con il martire di Alessandria che patì sotto Decio e di cui tramanda la memoria Eusebio di Cesarea, che, imprigionato e torturato per essersi rifiutato di sacrificare all’imperatore, fu gettato in una fossa piena di calce viva

Senza dubbio, conosciamo molto parzialmente questa catacomba, dato che sembrerebbe essere una necropoli molto vasta, disposta su più livelli. La parte attualmente esplorata si sviluppa su due livelli ed in origine era composto da due nuclei distinti, risale alla seconda metà del IV secolo. A differenza della grandi catacombe dell’Appia antica, in cui erano seppelliti i membri dell’alta e media borghesia cristiana, quella di Gordiano ed Epimaco era destinata ai morti di fame: a riprova di questo, le gallerie si presentano intensamente sfruttate con loculi umili, chiusi da semplici tegole e più volte utilizzati.

L’unico cubicolo affrescato dell’intero complesso – il cosiddetto Cubicolo D – è quello scoperto nel 1955, che presenta una pianta quadrata con tre arcosoli. In una emivolta si osserva al centro Cristo seduto in trono tra gli apostoli Pietro e Paolo, mentre più lateralmente si dispongono due figure, probabilmente gli stessi martiri eponimi Gordiano ed Epimaco, che gli offrono la corona del martirio. Nell’altra emivolta, al centro Adamo ed Eva tentati dal serpente mentre a sinistra si distingue la Resurrezione di Lazzaro. Infine, nella lunetta dell’arcosolio che si apre sulla parete di destra è invece raffigurata Susanna al bagno tentata dai due vegliardi.

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