Il Teatro Romano di Miseno

Nello spazio ristretto, tra le pendici del promontorio di Miseno e la rada esterna dell’antico porto, dove forse vi era l’antico Foro, si trova il Teatro Romano dell’antica città. Il Teatro è stato indagato solo parzialmente, sia perché a causa del bradisismo parte del monumento si trova al di sotto del livello del mare, sia perché la parte superiore è inglobata in costruzione moderne. Il monumento, che doveva essere a tre ordini di ambulacri ad arcate costruiti contro il costone retrostante, è del II sec. d.C.

Alla porzione visitabile si accede mediante una galleria sotterranea aperta nell’area demaniale; si entra in un tratto del corridoio mediano coperto da volte a crociera,che sorregge il livello medio delle gradinate, costruito in opera laterizia con listature in opera vittata,con gli imbocchi dei corridoi radiali che conducevano al corridoio interno e alla cavea stessa, oggi del tutto tamponati

Perpendicolare rispetto all’ambulacro mediale e perfettamente coincidente con l’asse simmetrico del teatro, vi è un cunicolo che parte dalla tredicesima arcata del corridoio, interamente scavato nella roccia e che attraversa la collina fino a giungere alla parte interna del porto di Miseno, in prossimità di Punta Sarparella. Si tratta di un corridoio rettilineo di circa 30 metri, largo tra i 4,3 e i 5 m, in , in origine aperto sulla via Herculanea che permetteva a chi proveniva da Baia di accedere direttamente dal mare senza attraversare l’intero promontorio. Ma, come detto,considerando che il bradisismo ha innalzato di 6 metri circa la linea di costa flegrea rispetto alla quota di epoca romana, la galleria che oggi si trova a livello della spiaggia doveva presentare,probabilmente, delle rampe di scale all’accesso dal mare.

Resta invece inglobata in una proprietà privata adiacente una parte dell’ambulacro superiore e una piccola porzione di un’arcata in laterizi e di una scala, probabilmente di accesso alla summa cavea se non all’attico

Nel corso delle ultime operazioni di scavo, avvenute negli anni Duemila, all’interno del teatro furono ritrovate gran quantità di frammenti di ceramica comune e da cucina (tra cui le rinomate anfore di Miseno), risalenti al VII° secolo, che confermanol’incessante attività portuale esercitata a Miseno in quel tempo. Ma furono gli scavi effettuati in due aree ben precise, nella parte antistante l’accesso all’ambulacro mediale e lungo il margine occidentale dell’area demaniale, a far emergere nuove scoperte. Per quanto riguarda la prima zona scavata, è stato messo in luce il crollo di un enorme pilastro appartenente alla parte esterna del teatro , separato dal resto delle abitazioni private mediante un muraglione in opera reticolata alla cui sommità vi era un camminamento, una struttura utile probabilmente a dividere l’area pubblica (il teatro) da quella privata. Lungo il margine dell’attuale area demaniale,invece, emersero larghi tratti di mura appartenenti, probabilmente, ad un unico edifcio che doveva essere composto da vari ambienti quadrangolari (tabernae) di quattro metri circa ciascuna che affacciavano su uno spazio aperto e basolato, forse una strada o una piazza.

L’edificio fu abbandonato gradualmente, fino all’interro definitivo agli inizi del V sec. e una frequentazione dell’area non oltre il VII sec. d.C. Il monumento, come tutta l’area flegrea, ha da sempre attirato l’attenzione dei viaggiatori e degli eruditi del ‘700 – ‘800. Lo studioso Paoli nel descrivere l’edificio ricorda dell’accesso dal Porto e da qui sulla via Herculanea direttamente nei corridoi del teatro, per il quale dice

“ per dove venissero agli spettatori que’ di Baja, i quali, senza neppure girare il promontorio, potevano attraversare quelle grotte navigabili, ch’erano nell’opposta collina”.

Un’ altra testimonianza dell’erudito Lorenzo Palatino, risalente al 1826, evidenzia come all’epoca le rovine fossero ancora ben conservate

Non lungi dalle poche abitazioni che vi sono a riva di mare si ravvisano le vestigia del Teatro di Miseno. Vi si osserva attualmente il giro della prima gradazione; la scena; il proscenio con le parieti che mostrano le nicchie, ed una parte del anco dritto, che supplendo a proporzione nel restante spazio della facciata, dovevano essere le tre porte solite delle scene siccome prescrive Vitruvio. Evvi un lungo corridojo incavato nel monte: credesi che gli abitanti di Baja, venendo per mare con più comodità dal porto di Miseno, potevano penetrare nel teatro situato ivi nella città, giacchè tali spettacolosi edificj si costruiscono ove sono riunite molte, e grandi abitazioni. Dunque qui era la città di Miseno e non altrove

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